Sabato, 23 Maggio 2026 - 17:53 Comunicato 1526

Il panel su energia, competitività e lotta al cambiamento climatico
Il nodo del costo dell’energia? Investire nelle rinnovabili e una governance europea del mercato energetico

Competitività industriale e sostenibilità ambientale sono obiettivi tra loro in conflitto a fronte dell’aumento del costo dell’energia? Questo uno dei nodi centrali in un Paese, come l’Italia che non è energeticamente autonoma, che sconta un prezzo dell’energia molto elevato e che, contestualmente, sta cercando di accompagnare la transizione ecologica. Come riuscire a coniugare queste esigenze? Con investimenti nelle infrastrutture energetiche, in particolare nelle rinnovabili, ma differenziando una produzione oggi troppo legata al fotovoltaico e ai suoi fisiologici orari. C’è poi il nodo della governance, che se si vuole davvero efficiente non solo deve maturare un dimensione europea, ma deve anche affrontare con coraggio il tema di un mercato oggi interamente condizionato dalla logica degli incentivi.
Costi dell’energia, investimenti, infrastrutture e competitività Nella foto: Guido Bortoni; Massimo Beccarello; Stefano Granella; Catia Tomasetti; Lucia Visconti Parisio; Diego Cattoni; Silvia Mart [ Michele Lotti - Archivio Ufficio Stampa PAT]

Energia, competitività e lotta al cambiamento climatico. Sono questi i temi affrontati nel panel  tenutosi questo pomeriggio  nella sala di rappresentanza di palazzo Geremia da Massimo Beccarello, professore di Strategie di Politica Industriale e Green Economy  presso l'Università Milano-Bicocca, Guido Bortoni, presidente CESI e sr. advisor Energia&Clima, Diego Cattoni, amministratore delegato di Autostrada del Brennero, Stefano Granella, CEO - Dolomiti Energia, Catia Tomasetti, partner banking dello studio legale internazionale Bonelli-Erede e Lucia Visconti Parisio, professore ordinario di Economia Pubblica presso il Dipartimento di Economia, Management e Statistica dell'Università degli Studi di Milano–Bicocca.

La sicurezza energetica è diventata di grande rilievo dopo la guerra in Ucraina e l’impennarsi del costo del gas che, a cascata, ha indotto un generale aumento dei prezzi. “Un grosso problema per l’Europa – ha osservato Parisio - che dipende dal resto del mondo per l’approvvigionamento energetico”. E il Green? “L’Europa è un punto di riferimento mondiale, ma il problema resta il costo dell’energia”, molto più elevato che in Usa o Cina. “Sarebbe importante – ha concluso - rivedere la fiscalità europea sul tema dell’energia”. Critica sul decreto bollette Catia Tomasetti. A suo giudizio “occorreva più coraggio, gli incentivi forniti non hanno prodotto l’adesione attesa”. Il problema sarebbe di metodo. “Occorre un dialogo con le parti in causa.  Mi attendo esca un nuovo provvedimento e mi auguro il coraggio di pensare a qualcosa di più strutturale, come disaccoppiare il prezzo del gas”, ossia slegare il costo dell'elettricità da quello del gas naturale nel mercato all'ingrosso.

Il costo dell’energia ha un differenziale ormai enorme, in particolare in Italia. Perché? “Perché manca una politica energetica europea – ha osservato Massimo Beccarello – mancanza che pagano in particolare i Paesi più deboli su questo versante, come l’Italia”. Si tratta però anche di ragionare su cosa è rimasto del mercato in ambito energetico. “La maggior parte della produzione è sussidiata. Nessuno può parlare di mercato dove occorre sostenere con sussidi l’offerta”. E dal punto di vista della domanda? “Prezzi con sussidi anche alla domanda. Il mercato, in ambito energetico è residuale, questo il problema, perché emerge chi è più bravo a gestire i sussidi”. Inoltre, il pubblico è oltre il 55% del mercato. “Per questo – ha concluso Beccarello - serve una politica energetica europea che affronti le criticità strutturali con una governance europea”.

Per Stefano Granella “il cliente è un elemento centrale della questione”. Il mercato dell’energia sta cambiando profondamente. La produzione da rinnovabili, in particolare da fotovoltaico, ha modificato radicalmente orari e costi. “Noi – ha spiegato il Ceo di Dolomiti Energia - dobbiamo coinvolgere i clienti nel nostro business per incentivare a spostare il consumo da mattina, sera e notte al giorno. Il contrario di quanto avveniva solo pochi anni fa”. Molto duro sul modello spagnolo: “Non può funzionare un modello dove un prodotto si vende in gran parte a zero”, ha detto, bocciando anche il nostro Paese per l’eccessivo affidamento, in passato, ai bassi prezzi del gas russo: “Un elemento che ha poi presentato il conto - le sue parole -. Inoltre, abbiamo investito poco nelle rinnovabili. Serve più eolico”. Infine sugli sconti in bolletta, un’azione che a suo avviso che non è risolutiva.

Guido Bortoni, Presidente CESI e Sr. Advisor Energia&Clima, ha fatto notare che  “quando un sistema, come quello dell’energia, è molto nervoso, si reagisce con misure tampone tese a salvare il salvabile per i consumatori. È comprensibile, perché le imprese che dovessero chiudere per il costo dell’energia non riaprono il giorno dopo se il prezzo cala”. A suo giudizio, occorre però vedere anche il bicchiere mezzo pieno. “Con un buon disegno del mercato c’è spazio per gli investimenti che servono, senza che ciò debba pesare sul consumatore con contrattualizzazioni di lungo termine. E la Spagna? Non hanno fatto i cicli combinati perché non avevano le risorse, ma ha una grossa fortuna che l’Italia non ha per territorio, il doppio dell’Italia e dieci milioni di abitanti in meno”.

E un’infrastruttura come un’autostrada, come può prepararsi alla transizione energetica. “Noi – ha ricordato Diego Cattoni - non siamo né produttori di energia né produttori di veicoli, ma possiamo incentivare la transizione energetica. Lo facciamo ad esempio puntando sull’idrogeno verde. Nel 2026 – ha reso noto l’Ad di Autostrada del Brennero - finiremo altri quattro punti di rifornimento di idrogeno in modo da realizzare la prima autostrada italiana in grado di ospitare veicoli ad  idrogeno”. Stessa logica di incentivo alla domanda anche sull’elettrico a batteria. “Abbiamo ormai circa 130 punti di ricarica e le stiamo sostituendo con ricarica sempre più veloci. Ne abbiamo da poco inaugurata una da un megawatt dedicata ai mezzi pensanti, la prima in Italia. Poi abbiamo fatto una scelta forte, gestendo direttamente noi le colonnine di ricarica e la politica di prezzo, offrendo l’energia alla metà del costo di mercato attuale all’interno dell’autostrada”. Infine, ma non per importanza, la ferrovia. “Qui il consumo è tradizionalmente elettrico, un elemento fondamentale – ha concluso Cattoni – per coniugare sviluppo e sostenibilità ambientale”.

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