Comunicato 1008 Domenica, 13 Maggio 2018 - 18:05

Oggi in Sala Trentino la commemorazione del caduto della Grande Guerra i cui resti sono stati ritrovati l'agosto scorso sull'Adamello
In memoria dell'alpino Rodolfo Beretta, nato il 13 maggio 1886

Il senso di una vicinanza e di un ricordo congiunto, in un momento così particolare come quello dell’adunata è il più giusto riconoscimento, anche se tardivo, del sacrificio dell'alpino Rodolfo Beretta, caduto sulle montagne trentine a solo trent’anni per una valanga, nel novembre 1916. Il Presidente Ugo Rossi ha ricordato oggi in Sala Trentino del palazzo della Provincia il significato profondo della memoria che, per una serie straordinaria di coincidenze, è stato possibile nel giorno che sarebbe stato il compleanno del giovane soldato, assieme a Sergio Gianni Cazzaniga, sindaco di Besana in Brianza, il paese natale di Rodolfo Beretta e al presidente dell'Associazione Nazionale Alpini (ANA) Sebastiano Favero e a quello di ANA Trentino Maurizio Pinamonti. "Il dovere che abbiamo di onorare i caduti e pensare a quanto hanno sofferto, ripercorrendo le loro storie, deve sempre farci tenere presente che il valore da preservare è quello della pace" ha detto il presidente Rossi.
Il direttore dell’Ufficio beni archeologici della Provincia autonoma di Trento, Franco Nicolis, ha ricordato che, grazie ad un lavoro condiviso con molte altre istituzioni, in primis il Commissariato Generale per le Onoranze ai Caduti del Ministero della Difesa (Onorcaduti), è stato possibile ridare un nome ad un soldato che altrimenti sarebbe rimasto per sempre disperso nelle nebbie della grande storia. Attraverso dei detriti o quelli che apparentemente sono stracci è invece possibile per un archeologo ricostruire la storia , che mette in comunicazione le persone, in un incontro di vite attuali e di vite spezzate.
Per Onorcaduti era presente il direttore del Sacrario Militare di Asiago, Tenente Colonnello Giuseppe Margoni, che ha ringraziato la Provincia autonoma di Trento per la sensibilità e la competenza dimostrate nel recupero e nelle fasi di riconoscimento della salma e ha ricordato la singolarità dell'aver potuto identificare il caduto dopo oltre 100 anni. A fronte di 10-20 ritrovamenti all'anno di soldati morti durante la Grande Guerra, è infatti difficilissimo ed emotivamente importante poter restituire alle braccia delle famiglie e delle comunità i resti dei caduti.

Il sindaco di Besana in Brianza, accompagnato da Valter Maggioni, Capogruppo ANA di Villa Raverio, la frazione in cui era nato Rodolfo Beretta,  ha espresso riconoscenza a nome dell'intera comunità, per la quale l'emozione del ritrovamento si protrarrà fino al 4 novembre, giorno in cui vi sarà il rientro dei resti da Trento al paese natale del giovane soldato. Alcuni rappresentanti e cittadini si recheranno appena possibile sull'Adamello a portare un segno di ricordo nel luogo del ritrovamento.

I resti di Rodolfo Beretta erano stati rinvenuti lo scorso 8 agosto a circa 3.000 metri di altitudine: tra gli oggetti ritrovati, alcuni dei quali Franco Nicolis ha mostrato anche oggi ai presenti, vi erano una pipa, gli scarponi, le sue matite, un modellino di penna stilografica fatta con le cartucce, la giubba e il gilet. L’elemento meglio conservato era una ricevuta di spedizione ferroviaria datata 19 novembre 1915, intestata appunto al soldato Beretta Rodolfo. Altri documenti riportavano lo stesso nome ma la scrittura era meno chiaramente leggibile e solo la ripresa fotografica con tecniche particolari ne aveva consentito una lettura più sicura.

L’analisi antropologica dei resti del soldato aveva evidenziato che essi non presentavano evidenti tracce di lesioni o ferite attribuibili ad attività bellicche (colpi di arma da fuoco, granata ecc.). Questo fatto, assieme alla presenza di un pezzo di filo telefonico legato attorno al corpo e probabilmente utilizzato come corda di sicurezza per rimanere collegato ad altri commilitoni, ha fatto fin da subito ritenere che la causa più probabile di morte potesse essere proprio una caduta di valanga.

Le operazioni di recupero della salma erano iniziate il giorno 4 agosto 2017, L'Ufficio beni archeologici della Soprintendenza per i beni culturali aveva ricevuto da parte del signor Massimo Chizzoni la segnalazione del rinvenimento di resti umani appartenenti ad un caduto italiano della Prima Guerra Mondiale alle pendici occidentali del Corno di Cavento, nel Gruppo dell’Adamello, in Comune di Valdaone, ad una quota di metri 2978,6 slm. L'Ufficio aveva immediatamente avvisato la stazione dei Carabinieri di Carisolo che si era fatta carico della comunicazione alla Procura di Trento nonché al Commissariato Generale per le Onoranze ai Caduti. A seguito di nulla osta da parte delle autorità preposte, il giorno 8 agosto l’Ufficio aveva organizzato il recupero. Alla fine delle operazioni era stato predisposto il trasferimento della salma presso gli spazi attrezzati messi a disposizione dal cimitero di Trento, per studiare il profilo biologico del caduto e di verificare la presenza di elementi che potessero essere utili all’identificazione. Nel mese di ottobre, nel laboratorio di restauro dell’Ufficio beni archeologici si è svolto il lavoro di analisi e studio dei materiali che componevano il corredo militare del soldato italiano.

Il ricordo odierno si è poi arricchito di un'anticipazione: la prossima estate, alla Cappella Vantini di Trento, verrà ospitata una piccola mostra nella quale saranno esposte le uniformi di quattro soldati recuperati dall’Ufficio beni archeologici dal 2012 al 2017: si tratta delle uniformi di due soldati austroungarici recuperati sul Ghiacciaio del Presena e due soldati italiani, entrambi alpini, tra cui Beretta, recuperati in Adamello. Un modo che riesce a mettere in evidenza per tutti un abbraccio simbolico tra i vecchi nemici uniti dall'atroce destino della guerra, in nome di una pace duratura.

Immagini

(sil.me)


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