Il Cortile dei Gentili conta su un comitato scientifico di 40 accademici che recentemente ha studiato temi quali genitorialità, suicidio assistito. Poi c’è un altro cortile, quello dei giovani, fondato nel 2019 e presieduto da Giulia Tosana: è composto da 50 ragazzi under 35, credenti e non, che lavorano su temi che le nuove generazioni ritengono urgenti quali lavoro, famiglia, tecnologia, società e realizzano progetti per portare le proposte dei giovani nei luoghi della cultura e sui tavoli istituzionali. “Il Cortile dei gentili è il tentativo di mettere al centro la figura umana nelle sue dimensioni, la complessità e il mistero della persona umana. E’ fatto per il dialogo, l’incontro e l’abbraccio su temi capitali complessi dell’attualità” ha precisato il cardinale Ravasi in dialogo con Debora Rosciani, giornalista di Radio 24 - Il Sole 24 Ore.
Spazio quindi ai quattro giovani membri della Consulta giovanile del Cortile dei Gentili, con Lorenzo Massarenti dottorando in economia di UNIMORE, che ha parlato degli ultimi 40 anni di storia economica e finanziaria del nostro Paese. Nel ricordare come il cambiamento tecnologico abbia inciso sul rapporto tra capitale e lavoro e sull’aumento della produzione, ha posto delle riflessioni: “Quanto di questo valore viene distribuito ai lavoratori? Chi decide davvero oggi, quelli che detengono gli asset tecnologici, fortemente intangibili? Sono preoccupato che il lavoro resti schiacciato da questo potere tecnologico senza limiti”.
Su come lo sviluppo tecnologico e l’IA stiano cambiando radicalmente il modo di lavorare si è soffermata Dafne Tomasetto, studentessa alla Sapienza di Roma. “Luogo e orario di lavoro perdono la propria centralità: lavoriamo con gli stessi strumenti che usiamo per il nostro tempo libero, per le nostre relazioni personali. L’IA ha aumentato il carico di lavoro: si parla di giornata lavorativa infinita, di ritmo impossibile da sostenere. Mentre chi lavora lo sta facendo sempre di più, più velocemente e in condizioni peggiori, al contempo con l’IA perdiamo posti di lavoro. La politica su questo non fa ancora abbastanza” ha spiegato, ricordando come oggi in Usa vengono tagliati 16mila posti di lavoro al mese.
Beatrice Pecchiari ha puntato l’attenzione sul rapporto tra giovani e social, col mondo politico che si sta interrogando sul limite anagrafico per l’uso piattaforme social. “C’è una profonda trasformazione culturale, sociale ed umana in atto. I giovani conoscono quasi solo la dimensione social e lo vediamo nelle relazioni, nella solitudine che molti provano, nei fenomeni di cyberbullismo. Non ci accorgiamo che stiamo perdendo la dimensione reale, del dialogo con gli altri e con noi stessi”.
Sulla necessità di aiutare chi sceglie di restare in Italia, nei propri paesi, per lavorare e costruirsi un futuro ha parlato Davide Laezza, assessore del Comune di Forio, sull’isola di Ischia: “Per anni abbiamo pensato che il valore, lo sviluppo si costruisce altrove. Abbiamo regalato all’estero giovani, con il relativo danno economico. Diamo ora l’opportunità ai giovani di restare e di ritornare senza sentirsi sconfitti, attraverso il diritto alla connessione che in alcune isole e aree interne ancora non c’è, ridistribuendo lo sviluppo, con la rigenerazione urbana” ha precisato.
Ospite del panel il latinista e rettore emerito dell’Università di Bologna Ivano Dionigi, che ha spiegato come oggi viviamo nell’era dello squilibrio. Si è in particolare soffermato sul motto olimpico “Citius, altius, fortius” (più veloce, più alto, più forte), ricordando come alla sfrenata competizione della nostra civiltà Alexander Langer vi contrappose il principio "Lentius, profundius, soavius" (più lento, più profondo e più dolce). Ciò che manca è la relazione con l’altro, è stato sottolineato, con il cardinale Ravasi che ha ricordato come il motto olimpico oggi abbia una quarta dimensione: “Communiter”, ovvero insieme: nello sport come, dovrebbe essere, nella società.




