Ad aprire il dibattito è stata l’analisi dei dati illustrata da Andrea Scavo, che ha invitato a superare la narrazione di un disinteresse generazionale verso la politica. Secondo i dati sull’affluenza tra il 2022 e il 2025, il non voto dipende infatti soprattutto dalle condizioni economiche, lavorative e sociali. “L’interesse per la politica non è basso - ha spiegato - ma cambiano le modalità di informazione e partecipazione”.
Su questo aspetto si è soffermato anche Antonio Campati, evidenziando il peso crescente dei social media nel rapporto dei giovani con la politica. “Più della metà dei giovani si informa attraverso influencer e creator digitali, che hanno in parte sostituito il ruolo dei partiti”, ha osservato, richiamando il rischio di una semplificazione del dibattito pubblico ma anche la necessità di comprendere i nuovi linguaggi della partecipazione.
Per Funaro i giovani continuano infatti a essere presenti nella vita pubblica, anche se spesso al di fuori delle forme tradizionali della politica. “Dobbiamo chiedere ai giovani cosa vogliono e trasformare le loro richieste in risposte concrete”, ha affermato, sottolineando l’importanza di costruire strumenti più snelli e digitali per favorire il coinvolgimento delle nuove generazioni.
In conclusione al panel, Stefani ha indicato nella capacità di guardare al lungo periodo una delle principali sfide della politica: “La vera sfida politica è pensare alla società oltre il domani, verso i prossimi decenni”.
Un dialogo che invita ad affrontare le sfide generazionali con una politica capace di parlare nuovi linguaggi e utilizzare strumenti contemporanei, superando i luoghi comuni sull’astensionismo e riconoscendone la complessità sociale e culturale.




