Con l’ironia e la precisione giuste per rivolgersi ai tanti studenti intervenuti nel Lounge del Fuori Festival, Edoardo Prati ha spiegato perché ha sentito l’esigenza negli ultimi tempi di riscoprire la poesia di Guido Gozzano per parlare di giovinezza. “È stato la drag queen della letteratura del Novecento – ha provocato – perché ha saputo rappresentare se stesso in modo autoironico nel contesto in cui viveva, lasciandoci una grande lezione: abbiamo il diritto di inventarci qualcos’altro”.
Cagionevole fin da giovane e morto di turbercolosi nel 1916, a soli trentadue anni, Gozzano visse in un’epoca di piena fiducia nel progresso ma rifiutò il mito del superuomo dannunziano, scegliendo la via dell'ironia e dell'autoironia come antidoto alla sofferenza. Nella celebre raccolta “I Colloqui”, il poeta esplora il tema della giovinezza perduta. Famosi sono i versi ne “Il giovenile errore” in cui dice di sentirsi vecchio a venticinque anni, parlando del proprio passato come di un "bel romanzo non vissuto" da lui in prima persona, ma visto vivere dal suo "fratello muto", un alter ego ideale destinato alla giovinezza e alla bellezza che lui non ha potuto godere appieno.
Tra rime recitate, riflessioni e divertite digressioni, Prati ha dunque tratteggiato un ritratto intimo e delicato del poeta torinese. Dalle “buone cose di pessimo gusto” ne “Le amiche di nonna Speranza” alle figure femminili in “Cocotte”, dalla satira lieve ne “Le Golose” alla disincantata tenerezza ne “La signorina Felicita”, ne è emerso un Gozzano capace di rendere comiche le situazioni senza mai tradirne la profondità. "Ecco che - ha osservato Prati - ritorna il tema del drag di cui parlavo prima: Gozzano trova dettagli che fanno sorridere, ma senza intaccare la verità emotiva di ciò che racconta".
Attraverso il suo sguardo di giovane e rivolgendosi alle nuove generazioni, Prati non ha nascosto quanto si senta vicino ad un autore che racconta la nostalgia di un passato mai vissuto. Quasi un invito ai ragazzi presenti: rompere gli schemi e non avere paura di immaginare per sé percorsi diversi.




