Venerdì, 02 Ottobre 2026 - 16:59 Comunicato 2884

La triplista azzurra si racconta al Festival dello sport di Trento. Tra i prossimi obiettivi Valencia, Pechino e il sogno olimpico
Derkach, l’oro europeo dopo la tempesta: “Una liberazione, il sogno che inseguo da bambina”

Il primo salto per mettere subito la gara sui binari giusti. Poi il vento, avversario invisibile ma tutt’altro che facile da battere. Infine l’oro europeo, quello che Dariya Derkach inseguiva da una vita. La triplista azzurra, intervistata al Festival dello sport di Trento dal giornalista Andrea Buongiovanni, ha ricostruito così gli istanti di una giornata perfetta, che è valsa il titolo agli Europei 2026. “Ho messo la gara a posto già dal primo salto - ha raccontato - ma non ero tranquilla. In quella giornata, con il vento che fa da avversario, avevo voglia di scendere subito in pedana. Sicura non lo sono mai, ma ero molto concentrata sull’obiettivo e convinta di poter fare qualcosa di buono. Vincere, poi, non è mai una certezza”.
Sogno Triplo Nella foto: Dariya Derkach. [ Daniele Paternoster - Archivio Ufficio Stampa PAT]

L'oro agli Europei è arrivato al termine di un percorso complesso, dopo un 2025 segnato dagli infortuni e da un lungo lavoro di recupero. Un passaggio difficile, affrontato con la voglia di tornare in pedana e di riprendersi il proprio spazio: “Ho sempre avuto la voglia di tornare a fare quello che amo. Ho provato a dare il meglio, come sempre, e alla fine è arrivata questa vittoria. È stata una liberazione, un sogno che inseguo da quando sono bambina. Un sogno che sembrava sempre più faticoso, ingombrante. Ma non è mai stato lontano, perché i sogni sono la benzina dell’atleta”.

La storia sportiva di Dariya Derkach comincia fin da piccolissima, quando i genitori la portavano sulle piste di atletica. “Ancora nel passeggino - ha spiegato - ero già a bordo pista. Anche in Italia hanno poi continuato a portarmi con loro. All’inizio facevo più cose, perché i miei genitori volevano che sviluppassi tutte le capacità motorie. Poi mi sono specializzata nel salto triplo”.

Le prime gare a Salerno, mentre per diversi anni ha gareggiato senza avere ancora la cittadinanza italiana, ottenuta nel 2013. Fino al 2021 è stato il padre a seguirla come allenatore, in un rapporto sportivo e personale che negli anni ha conosciuto anche il distacco e poi un nuovo equilibrio.

Fuori dalla pedana, invece, ci sono la passione per le moto e Cesare, un meticcio brizzolato di dodici anni: “Siamo cresciuti assieme. Sono animalista convinta, non ammazzo nemmeno le zanzare”.

Nel suo futuro, la triplista ammette invece che potrebbe esserci la televisione. Una nuova prospettiva professionale nata durante l’anno degli infortuni, quando ha iniziato a commentare l’atletica. “È stata un'esperienza bella in un anno brutto. È un ambito in cui potrei avere un futuro. Mi piacerebbe: ho 33 anni e so che devo iniziare a pensarci”, ha detto.

Per ora, tuttavia, la pedana resta il centro del progetto. La prossima tappa sarà l'Europeo indoor di Valencia, con l’obiettivo di confermare il risultato. Poi i Mondiali di Pechino e, sullo sfondo, il sogno olimpico. “Il mio sogno è confermare la medaglia. Quello che faccio mi piace, non ti annoi mai. Per ora non mi pongo limiti", ha concluso.

Service video a cura dell'Ufficio stampa.

(lb)


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