L’idea di mettere data center in orbita anziché sulla Terra nasce soprattutto dall’esplosione dell’AI generativa, che richiede enormi quantità di energia, raffreddamento e spazio fisico. Primo sostenitore di questa idea è oggi Elon Musk che con Space X è stato pioniere della space economy, valutata secondo le sue stime in 28 trilioni di dollari.
Prudente, ma interessato si è espresso Roberto Battiston, secondo il quale l’ipotesi dei data center nello spazio racchiuderebbe dei vantaggi, tra cui l’energia solare quasi continua, e la possibilità di far processare i dati direttamente nello spazio, inviando sulla Terra solo il necessario. Tiene però aperta la necessità di soluzioni ai problemi tecnici per realizzare questa iniziativa, tra cui il raffreddamento, la manutenzione, il costo dei lanci, il problema dei rifiuti liberi in orbita. Problemi che dal suo punto di vista non sarebbero insormontabili e che vede risolvibili grazie alla ricerca nella space economy.
“Ci occupiamo attivamente dell’idea dei data center nello spazio – ha detto Marco Ferrazzani – anche perché la politica dell’ESA persegue l’avanzamento tecnologico dei cittadini attraverso standard aperti”.
Ferrazzani ha, inoltre, richiamato la vaghezza del quadro normativo attuale. In particolare gli Stati Uniti e Musk hanno potuto agire e crescere nella libertà legislativa vigente finora ma “le regole stanno per cambiare” ha avvertito, facendo riferimento alle novità legislative in lavorazione in diversi stati del mondo, a partire dallo Space Act in agenda al parlamento europeo.
Dino Dima ha quindi citato la legge 89 del 2025 con cui anche l’Italia ha regolamentato l'accesso allo spazio extra-atmosferico da parte degli operatori privati e istituzionali, sottolineando che anche l’Italia sta incoraggiando gli investimenti nella space economy, per accrescere la competitività nazionale, favorire lo sviluppo di nuove tecnologie e stimolare la ricerca scientifica.
Gli scenari riguardo alla possibilità di creare data center nello spazio sono ancora incerti e hanno aperto altre tematiche, come la sovranità dei satelliti e dei dati. Per quanto riguarda invece le ricadute economiche i filoni di investimento sono interessanti. Su questo si è espresso chiaramente Gianluca Dettori che da nove anni ha creato un fondo per finanziare startup inserite nel business spaziale. “Ora – ha detto - allargheremo la parte di downstream cioè di applicazioni terrestri attraverso i numerosissimi dati che provengono dai satelliti e punteremo sul filone del dual use per tecnologie legate alla difesa della sovranità tecnologica e dei dati”.
La conclusione su cui sono confluite le posizioni dei quattro relatori è venuta da Ferrazzani: “Lo spazio è diventato un terreno di competizione geopolitica in cui i satelliti sono strumenti in mano alle grandi potenze. È quindi più che mai necessario un nuovo equilibrio che non sarà più la libertà normativa in cui si è sviluppato Space X”.




