Alla domanda su quali sarebbe i tre provvedimenti più urgenti che prenderebbe se fosse al governo, Calenda non ha dubbi: “Il primo provvedimento riguarda l’energia e sarebbe così costruito: oggi abbiamo le nostre imprese manifatturiere che non possono competere sui costi dell’energia. Metterei a gara sulla base del costo dell’energia tutta la quota di idroelettrico, che oggi invece va a concessione ammortizzata. Questo sarebbe circa il 18% dell’energia totale e più o meno il 40 % di quello che servirebbe alle imprese manifatturiere. Farei poi una review del metodo con cui l’Arera riconosce i costi a Enel Distribuzione e a Terna perché sono 4 miliardi superiori ai loro comparabile. Escluderei che i manager di queste società ricevano bonus dalla parte regolata cioè quella non a mercato. In situazioni di emergenza, riattiverei le centrali a carbone di Civitavecchia e Brindisi senza far pagare il gettito ETS. Questo assetto coprirebbe tutta l’impresa manifattura italiana e la porterebbe a 60 megawatt/ora medi fissi per essere in grado di competere. Il secondo provvedimento che prenderei è ripristinare esattamente com’era Industria 4.0, perché ha funzionato. Il terzo è il salario minimo. Sono già provvedimenti scritti e presentati a Meloni.”
Sempre in tema di energia aggiunge: “Non esiste che possiamo andare avanti solo con le rinnovabili, è necessario un mix nucleare-rinnovabili”.
Arrivando dunque a parlare di Europa, si sofferma sul concetto di identità europea, contenuto anche nel suo recente libro “Difendere la libertà. L’ora dell’Europa”. In questo concetto, sostiene, vi è la “centralità della dignità della persona” che non implica solo che chi vince le elezioni non possa cambiare i diritti fondamentali delle persone ma anche che le persone non sono libere se non sono protette nei momenti di difficoltà, con la sanità, con le pensioni, con i valori, e precisa: “Se si vanno a vedere tutti i parametri per cui vale la pena vivere, l’Europa è il posto migliore in cui vivere”.
Parla poi della necessità di un’avanguardia di europeisti: “In situazioni di crisi sono sempre state le avanguardie che hanno portato avanti i cambiamenti storici, per questo serve parlare di Europa così come lo stiamo facendo ora, in tv o in radio. E soprattutto dobbiamo difenderci culturalmente perché siamo diventati colonie ambite di Usa, Cina e Russia”.
Sul piano della difesa sostiene la necessità di creare un esercito europeo: “È necessario investire in armamenti per la difesa. Nessun paese europeo ha mire espansioniste ma dobbiamo scoraggiare i predatori intorno a noi”. Ma aggiunge che sia necessaria anche una difese culturale per non consentire a nessuno di togliere i valori fondamentali dell’Europa.
Riguardo alla formazione, risponde ad una domanda dal pubblico: “Penso che la scuola debba formare prima il cittadino e poi il lavoratore. Il ragazzo deve essere prima di tutto un cittadino colto, che conosce bene anche il funzionamento delle istituzioni, e poi possa decidere cosa fare”.
Conclude infine esortando a realizzare insieme gli Stati Uniti d’Europa perché non si può prescindere da un’Europa forte e integrata anche su difesa, industria ed energia, per garantire futuro e stabilità alle nuove generazioni.




