Proprio alle forme di “Rugiada” si sono legate le prime parole della cantante sul placo del Teatro Sociale con un look elegante total black: “La Warner mi ha proposto questo brano molto più leggero, meno introspettivo dei miei soliti ed è una canzone che mi rispecchia per come sono oggi”. Poi i ricordi dell’infanzia: “Io ero una bambina molto felice, da piccoli siamo felici e facciamo naturalmente delle cose che sono poi le nostre attitudini naturali. Da grandi dobbiamo sottostare a diversi compromessi ma se andiamo a ritrovare quello che ci faceva felici da bambini ci può riportare ad essere felici anche dopo anni. Io ero una bambina solitaria, avevo bisogno dei miei tempi per creare i miei mondi. Avevo già in testa che non avrei avuto un’esistenza convenzionale, sinceramente mi aspettavo un po’ di più”.
Arisa ha quindi affrontato il tema del lavoro: “Ho un’etica del lavoro pazzesca perché so solo lavorare. Conosco le persone attraverso il lavoro, frequento le persone attraverso il lavoro. Quando non lavoro mi dedico a me stessa, cioè mi curo, vado a fare la spesa, cucino quello che voglio con i miei tempi, ascolto quello che voglio ascoltare, intendo dire che mi nutro di quello che veramente desidero profondamente. Attraverso il lavoro faccio invece delle esperienze. Lavoro da quando avevo 13 anni, quest’anno saranno trent’anni, tra poco potrei andare in pensione. Il lavoro dev’essere una parte della vita, ci devono essere anche i viaggi, la conoscenza, l’amicizia, il sapersi destreggiare nelle situazioni, bisogna vivere la vita, la gente, le situazioni”. Poi le immagini sono state quelle della strada verso il successo: “Alla notorietà sono arrivata con molta facilità. Ci sono stati grandi sacrifici ma fatti con naturalezza perché mi piaceva quello che facevo. È stato tutto molto spontaneo, ho fatto le mie scelte avendo una direzione ben precisa che era quella di cantare, non per diventare famosa ma per cantare. Grazie a una borsa di studio della regione Basilicata ho potuto frequentare l’accademia di Mogol. Lì mi sono innamorata di un insegnante che è stato per alcuni anni il mio compagno di vita e di musica oltre ad essere un grande paroliere che aveva già scritto “La notte” e per me ha scritto “Sincerità” il mio primo brano sanremese”.
Nel suo percorso di artista anche il piccolo schermo: “Il pubblico - ha concluso Arisa - mi ha reso forte anche in tv perché le persone hanno sempre acceso la televisione quando c’ero io e sono stata sempre più richiesta grazie a Dio e a voi. Quindi ho lavorato in televisione sempre di più e questo mi ha dato la possibilità di farmi capire, soprattutto all’inizio quando si diceva di me “Ma Arisa ci è o ci fa?”. Le persone pian piano hanno capito che non sono strana, sono solo un tantino spontanea. Mi hanno apprezzato e dato la possibilità di diventare un personaggio televisivo e questo ha significato lavoro, visibilità e la possibilità di potermi pagare un disco, videoclip, trasferte e di poter decidere io della produzione dei miei dischi e dei concerti”.




