L’incontro ha permesso di condividere gli obiettivi strategici e organizzativi del prossimo triennio, frutto della consolidata partnership tra l’Azienda sanitaria universitaria integrata del Trentino e Fondazione Serena ETS. La nuova convenzione non si limita a rinnovare l’esistente, ma punta ad un’evoluzione del modello organizzativo: portare l’eccellenza di NeMO sempre più vicina ai pazienti e alle loro famiglie, creando un continuum assistenziale tra ospedale e territorio. La nuova fase del Centro NeMO Trento si inserisce infatti nella più ampia cornice della riorganizzazione dell’assistenza territoriale (DM 77). L’obiettivo primario è rafforzare quindi la presa in carico complessiva, garantendo un forte raccordo tra l’alta specializzazione garantita a Villa Rosa e la rete dei servizi diffusi: Case della Comunità, Ospedali di Comunità, servizi di cure domiciliari e palliative, e le Centrali operative territoriali (Cot). In questo modo, l’assistenza si estende oltre il periodo del ricovero, garantendo prossimità e continuità di cura.
Durante l’incontro sono stati illustrati i dettagli organizzativi della nuova convenzione, che conferma la dotazione di 18 posti letto (14 di degenza ordinaria e 4 di day hospital). I posti saranno rimodulati per rispondere in maniera sempre più appropriata e flessibile ai differenti bisogni riabilitativi delle persone con patologie neuromuscolari, comprendendo posti dedicati all’alta specializzazione, alla riabilitazione intensiva e a quella estensiva/lungodegenza.
Un ulteriore impulso verrà dato alla ricerca clinica e alla formazione. Grazie alla collaborazione con l’Università di Trento, il Centro NeMO rafforzerà il suo ruolo di nodo di riferimento provinciale e nazionale, aumentando la partecipazione a studi multicentrici e lavorando per azzerare la mobilità sanitaria verso altre regioni.
«L’iter di rinnovo della convenzione – ha sottolineato il direttore generale di Asuit Antonio Ferro – si è concluso con successo, grazie anche al forte e costante confronto con il segretario Fontana. Con questa nuova convenzione abbiamo voluto inserire con forza, accanto all’eccellenza dell’assistenza, anche gli elementi della formazione, della ricerca e dell’innovazione. La vera rivoluzione del nuovo accordo riguarda però il cambio di paradigma nella gestione del paziente: la profonda integrazione tra il Centro NeMO, Asuit e il territorio. Abbiamo un’idea di fondo chiara: la casa è il miglior luogo di cura. Il nostro sforzo si concentra sul mantenere le persone al proprio domicilio il più a lungo possibile. Per farlo, dobbiamo fornire una rete di servizi capillare, visitare i pazienti anche localmente e spingere con convinzione su progettualità legate alla telemedicina. La nostra ambizione è che il “modello Trentino” diventi un vero e proprio punto di riferimento per le patologie neuromuscolari, esportabile anche in altre Regioni. Un traguardo ambizioso che non potremmo mai raggiungere senza lo straordinario impegno quotidiano di tutto il nostro personale e senza la preziosa alleanza con Fondazione Serena, che ringrazio per aver condiviso e costruito con noi questa visione».
Alle parole del dg Ferro ha fatto eco l’intervento di Alberto Fontana, segretario dei Centri NeMO, che si è rivolto direttamente agli operatori di Villa Rosa: «Siamo arrivati alla conclusione di questa convenzione spogliandoci delle nostre rispettive “casacche” organizzative. Abbiamo dialogato in modo paritario, seduti attorno a un tavolo, per rimettere al centro un’unica priorità: la persona e le istanze che tutti i giorni voi avete modo di incontrare. La vera differenza la fate voi professionisti – ha proseguito Fontana – perché vivete la quotidianità non come una semplice erogazione di prestazioni. In una convenzione non si può codificare tutto, ma ciò che conta davvero è il tempo dedicato alla cura, che ha un valore inestimabile, non economico e non classificabile. Sarà questa l’unica stella polare che dovrà guidarci nei prossimi tre anni. Qui le persone trovano un’accoglienza tale che spesso non vorrebbero più tornare a casa, ma il nostro obiettivo condiviso è proprio quello di non doverle ricoverare, garantendo loro la migliore qualità di vita al proprio domicilio. Oggi, grazie a questa convenzione, possiamo trasformare la speranza in un’opportunità reale».




