Agricoltura e prodotti

L’assessore all’agricoltura, foreste, turismo e promozione, caccia e pesca Michele Dallapiccola
"Pensiamo più al cibo e meno al telefonino"

Il mondo chiede risposte ed azioni concrete: il tempo delle parole è finito. Coltivare la sostenibilità significa anche cambiare lo stile di vita e puntare sulla qualità.

"L'autoreferenzialità non basta più, occorre dimostrare, ad esempio, che il prodotto di montagna è migliore rispetto ad altri.

La sfida delle certificazioni passa quindi attraverso la conoscenza e l'Istituto agrario di San Michele ha le competenze e le capacità per farlo. Occorre partire dall'educazione del consumatore, che deve essere disposto a spendere di più per il cibo e meno per il telefonino".

L'assessore provinciale all'agricoltura Michele Dallapiccola ha aperto così, lo scorso 30 gennaio, i lavori del convegno “Coltivare la sostenibilità. Le opportunità della green economy per la filiera agroalimentare trentina”, organizzato, con il patrocinio di Expo 2015, presso la sala don Guetti di Cassa Centrale Banca dalla Federazione Trentina della Cooperazione in collaborazione con Trentino Green Network, rete di impresa che si occupa di innovazione e sostenibilità per aziende ed enti pubblici. Un intervento con il quale Dallapiccola ha sottolineato, in particolare, la necessità per il Trentino di ricercare nuove vie all'alimentazione e ai prodotti, così da migliorare la filiera del cibo.

Non solo i consumatori ma anche gli stessi produttori, spesso all’oscuro sull’impatto delle proprie produzioni, devono però essere formati e informati. Un impegno – ha affermato Luca Rigotti, vicepresidente della Cooperazione Trentina – che per le cooperative è un dovere morale ed etico, un investimento sull’ambiente che non è immediatamente misurabile, ma che avrà sicuramente effetti positivi sulla società e sul territorio.

Centrale, per chiunque si presenti oggi sul mercato con un prodotto, è il tema della comunicazione. "La qualità dell’ambiente – ha detto Filippo Lenzerini di Trentinogreen Network - si può capitalizzare se si riesce a comunicare la distintività di un territorio e l’eccellenza dei suoi prodotti. Soprattutto all’estero, i consumatori sono molto sensibili a questi temi. Per chi esporta, quasi un obbligo. La tracciabilità di filiera, l'impronta di carbonio, l'impronta idrica, sono certificazioni che vengono sempre più richieste, anche nei bandi pubblici, ad esempio per la ristorazione di scuole od ospedali. Il prodotto a km zero non è detto che sia anche il più green, ora conta sapere quanto impatta sull'ambiente, numeri alla mano. Ma attenzione, nel comunicare i dati occorre essere chiari, comprensibili e dare informazioni verificate”.

Per prima cosa occorre farsi controllare da enti terzi, a loro volta certificati da autorità in grado di fare i controlli e comminare sanzioni a chi diffonde notizie non vere. Gli strumenti sono molti e anche l’Unione europea interviene a sostenere quei produttori che si impegnano a migliorare la sostenibilità ambientale delle loro aziende. Il convegno ha alternato interventi di presentazione a momenti di confronto con casi di studio. In particolare, sono state presentate le testimonianze di realtà cooperative nazionali (Granarolo, Conserve Italia, Caviro, Unipeg) in riferimento ai quattro strumenti di sostenibilità: impronta di carbonio, impronta idrica, rintracciabilità della filiera e bilancio di sostenibilità.

Un tema, la sostenibilità, che Dallapiccola ha ripreso declinandolo in chiave trentina, territorio in cui - ha spiegato – è necessario intervenire per elevare la qualità dei prodotti per competere sui mercati, ma che richiede al contempo anche un cambiamento negli stili di vita: "Nel settore agroalimentare c'è fame di tecnica per produrre, vendere i prodotti e proporsi anche sui nuovi mercati. Questo vale per il Trentino, ma anche per tutto il resto del Paese. A fronte della ricerca legittima di guadagno e di business, il settore ha necessità di confrontarsi con il limite imposto al nostro diritto di usare il territorio solo nella misura in cui potremo lasciarlo ai nostri figli così come lo abbiamo trovato".

Dallapiccola

Il mercato agroalimentare è fortemente condizionato da stili di acquisto imposti dai grandi media e da modelli e stili di vita oramai globalizzati. "Poco importa - ha detto Dallapiccola - il lavoro costa di più in montagna. Per garantirsi il mercato è necessario dimostrare che il prodotto di montagna è migliore di altri. L'autoreferenzialità non è più sufficiente. È necessario quindi trovare strade nuove, ad incominciare dalla sfida delle certificazioni. L'Istituto di San Michele ha le competenze e le capacità per farlo".

"Occorre quindi - ha concluso l’assessore provinciale all’agricoltura, foreste, turismo e promozione, caccia e pesca - partire dall'educazione, dal consumatore che deve essere disposto a spendere di più per il cibo e di meno per il telefonino. Occorre formazione e cultura di chi va al supermercato. Dobbiamo andare verso un mondo migliore ed ecco perché il Trentino ha scelto di andare all'Expo 2015 puntando sul tema della biodiversità e della qualità: una sfida che vinceremo".

Tematiche: ECONOMIA


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