Il terzo settore ha bisogno di risorse, ma anche di semplificazione normativa. Questa proposta risponde simultaneamente ad entrambe le questioni. La speranza dei depositari della proposta di legge è che possa venire approvata prima della fine della legislatura.
Il terzo settore, ha ricordato Tremonti, è sempre stato fondamentale per la nostra società. Ad esempio pensiamo al cooperativismo, nato già nel corso dell'800. Quarant'anni fa - ha chiosato - mi ero inventato l'8 per Mille, poi diventato 5 per Mille, che conferiva ai cittadini un potere di scelta reale. Attraverso quel sistema, il cittadino poteva decidere di sostenere con una parte del suo prelievo tributario o lo Stato o la Chiesa, ed in seguito il vasto mondo dell'associazionismo. Quel provvedimento generò fra l'altro una grande massa di produzione legislativa, piuttosto stratificata e confusa (13 diversi regimi fiscali per il terzo settore).
Qualcosa è cambiato con l'istituzione del registro unico, ma non è ancora sufficiente. Da qui dunque alla proposta legislativa che va nella direzione di consentire ai cittadini di sostenere in maniera più massiccia rispetto a quanto non si faccia ora, e attraverso una radicale semplificazione normativa e tributaria, il terzo settore. La massa di ricchezza interessata ed esente da ogni imposta presente e futura dovrebbe aggirarsi sui 500 milioni. In assenza di interventi la crisi del welfare eroderà il consenso residuo di cui gode il sistema politico, accentuando il calo della partecipazione alla gestione del bene pubblico e il populismo.
La crisi del welfare, causata dalla crisi demografica, non potrebbe essere contenuta incentivando l'immigrazione? Kelany, che è anche responsabile per l'immigrazione di Fratelli d'Italia (e che è essa stessa in parte un "frutto" dell'immigrazione, come ha ricordato) è stata chiara: il calo demografico e della fertilità oggi interessa anche le comunità di immigrati. Non sono: se rivolgiamo lo sguardo all'estero, vediamo che comincia ad interessare molti paesi che fino ad oggi avevano manifestato tassi di crescita importanti.
Kelany ha anche sottolineato, partendo da un'esperienza personale, come oggi creare un'associazione di volontariato non sia cosa semplice. Lo Stato dovrebbe incentivare maggiormente l'iniziativa dei cittadini nell'ambito del terzo settore, non soffocarla. Anche perché c'è uno spazio d'azione enorme, sia per i giovani che per i meno giovani. Questo non significa che lo Stato debba rinunciare al suo ruolo, tutt'altro. Significa rispondere a un bisogno reale, contribuendo anche a sostenere la democrazia, perché il volontariato crea partecipazione, è uno snodo indispensabile fra il livello statale e quello "molecolare" della società civile.




