“Dipendiamo ancora per l’80% dall’esterno e ogni fruscio determina movimenti nei prezzi”, ha osservato il ministro, evidenziando come il tema della sicurezza energetica sia oggi strettamente legato alla capacità del Paese di ridurre la propria vulnerabilità rispetto agli scenari internazionali.
In questo quadro, Pichetto Fratin ha indicato nelle fonti rinnovabili uno dei principali pilastri della strategia energetica nazionale, ricordando come l’Italia abbia superato i 7 GW annui di nuova capacità installata, con risultati superiori agli obiettivi fissati dal cronoprogramma. “Un percorso che non rappresenta da solo la soluzione definitiva, ma costituisce un passaggio fondamentale per creare maggiore autonomia energetica e attenuare gli effetti delle tensioni internazionali sui costi di famiglie e imprese”, ha spiegato.
Accanto allo sviluppo delle rinnovabili, il ministro ha ribadito anche la prospettiva del nuovo nucleare come componente del futuro mix energetico italiano, ritenendolo uno strumento in grado di garantire continuità e maggiore stabilità al sistema. Ha inoltre confermato l’obiettivo del Governo di arrivare rapidamente alla definizione del quadro normativo. Sul possibile ricorso a un referendum si è detto fiducioso: “Diamo per scontato che qualcuno si metterà a raccogliere delle firme. Il referendum è la massima espressione della democrazia, ma bisogna dare informazioni corrette e giuste”.
Secondo il ministro, il percorso richiederà soprattutto trasparenza e una comunicazione chiara sulle tecnologie e sulle prospettive future, per accompagnare il dibattito pubblico con informazioni corrette.
Nel corso dell’incontro è emerso anche il tema della flessibilità richiesta all’Europa, una questione che, ha precisato Pichetto Fratin, viene affrontata principalmente dal Ministero dell’Economia ma che coinvolge una riflessione più ampia sulle priorità strategiche dell’Unione europea. “Siamo convinti che non debba essere soltanto la difesa a beneficiare di margini di flessibilità, ma anche le emergenze che interessano alcune aree europee. L’energia oggi rappresenta un’emergenza, anche se non viene percepita nello stesso modo nel Nord Europa”.
Il confronto si è infine concentrato anche sul futuro dell’idroelettrico, considerato un asset strategico per il sistema energetico nazionale. Sul tema delle concessioni, il ministro ha evidenziato la necessità di superare l’attuale meccanismo della “gara pura” previsto dalla normativa vigente: “Sono convinto che si debba modificare la struttura della norma”, ha spiegato, sottolineando l’esigenza di individuare, in una cornice europea condivisa, strumenti che consentano di definire percorsi di rinnovo e valorizzazione degli impianti esistenti.
A seguire, il dibattito si è ampliato con una tavola rotonda che ha visto confrontarsi Francesca Gostinelli (presidente e CEO di Enel Italia e direttore Enel Commercial), Andrea Prete (presidente di Unioncamere), Agostino Scornajenchi (CEO di Snam) ed Emanuela Trentin (CEO di Veolia Italia). Per Gostinelli, la priorità è agire con gli strumenti già oggi disponibili: “Dobbiamo fare ciò che è già a nostra disposizione. Non possiamo permetterci di escludere nulla: la parola chiave è fare”. Sul tema dell’autonomia si è soffermato Prete: “Produrre più energia nel Paese significa rafforzare competitività, crescita e capacità delle imprese di stare sui mercati internazionali”. Scornajenchi ha invece evidenziato la necessità di un approccio integrato: “La transizione non può essere letta come una sostituzione tra fonti, ma come integrazione intelligente: ogni tecnologia ha punti di forza e limiti che devono convivere”. Infine, Trentin ha richiamato l’attenzione sul tema dell’efficienza energetica: “Resta un enorme potenziale ancora inespresso: ridurre i consumi significa aumentare la competitività”.




