Domenica, 04 Ottobre 2026 - 14:45 Comunicato 2942

Tamberi e Cairo: due vite sempre più in alto

Lo sport e il lavoro visti da due campioni che ogni giorno lavorano per migliorarsi. Al Festival dello Sport di Trento, Gianmarco Tamberi e il presidente di Rcs MediaGroup Urbano Cairo, protagonisti del panel “Sempre più in alto”. In un Teatro Sociale senza un posto libero, hanno raccontato la filosofia alla base dei loro successi nel mondo dello sport e dell’imprenditoria, introdotti dal vice direttore vicario della Gazzetta dello Sport Gianni Valenti.
Sempre più in alto Nella foto: Gianmarco Tamberi [ Alessandro Holneider_Archivio Ufficio Stampa PAT]

Impossibile non partire dall’inizio, dai sogni di bambino. Se Cairo è passato dal voler essere un calciatore professionista al diventare imprenditore, Gimbo si è avvicinato al salto in alto relativamente tardi: “Fino a 16 anni giocavo a basket – ha ammesso – il salto in alto lo praticavo solo nelle gare scolastiche. Per fortuna mio padre mi ha spinto verso l’atletica leggera e mi ha convinto più di tutti gli altri delle mie potenzialità”. 

In comune, Cairo e Tamberi hanno la voglia di andare sempre avanti, non accontentarsi, reinventarsi ogni volta, anche se bisogna rischiare. Tamberi osa in tutti i salti trasformando la paura in energia positiva, cosa che gli ha permesso di far diventare straordinario il suo 2026, iniziato con un primato stagionale di 2.20. Il presidente di Rcs non ha mai avuto tentennamenti: “Quando ho iniziato per conto mio dopo aver lasciato Mondadori – ha rivelato – il primo febbraio del 1996 in azienda eravamo esattamente in quattro persone. Neppure non ho mai dubitato del successo: ero talmente determinato in quello che facevo, talmente entusiasta che l’idea di fallire non mi ha mai sfiorato”.
Nella vita come nello sport le battute d’arresto sono inevitabili: “In prospettiva le cadute sono la cosa che ti fa più bene – ha spiegato Tamberi – anche se sul momento si rivelano immensamente dolorose. Se potessi farlo, tornerei indietro ed eviterei l’infortunio di Montecarlo prima delle Olimpiadi di Rio. Gli anni seguenti, infatti, quelli prima di Tokyo, sono stati durissimi. Vedevo chi stava vicino a me guardarmi con tenerezza perché inseguivo un obiettivo in apparenza impossibile. Proprio questa diffidenza mi ha dato una carica e una determinazione che non pensavo di avere dentro di me”. 

E poi è arrivato l’oro condiviso di Tokyo: “Con Mutaz Barshim siamo amici da tanti anni – ha proseguito Tamberi - quel giorno ci ha legati in maniera speciale. Per me lo è stato ancor di più. Per la prima volta ho condiviso una vittoria con un’altra persona, cosa che non succede mai negli sport individuali”. 

Il messaggio comune lanciato da entrambi è quello di affrontare di petto i momenti difficili e non tirare i remi in barca, anche se sarebbe naturale e di guardare al futuro con ottimismo: “Per quanto mi riguarda – ha concluso Cairo – il mio segreto è il grande amore per il mio lavoro. ho sempre mantenuto un occhio di riguardo per il personale eho sempre cercato di trasmettere agli altri le competenze necessarie per poter migliorare. Nell’editoria, infatti, la chiave del successo è saper circondarsi delle persone giuste e più idonee allo scopo che si vuole ottenere”.

(pt)


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