Alex Schwazer è salito sul palco allestito in Piazza Duomo con un sorriso dolce rivolto al suo pubblico, che gli ha dedicato un lungo applauso di sostegno. In attesa dell'arrivo dell'amica Gianna Nannini, il marciatore, guidato dalle domande di Furio Zara, ha ripercorso una carriera iniziata da giovanissimo e arrivata alla vetta di quell’indimenticabile oro olimpico nella 50 chilometri di Pechino 2008.
Alex non si è sottratto poi al racconto degli anni difficili: la positività all’EPO del 2012, ammessa all’epoca dallo stesso Schwazer, e la nuova positività contestata nel 2016, che ha dato inizio a una lunga battaglia sportiva e giudiziaria. “Io avrei voluto tanto essere a Tokyo, gareggiare la 50 km. Era l’ultima occasione. Gli anni passano; lo sportivo ad alto livello non lo puoi fare fino a 50 anni”, ha ammesso il campione.
Quando Zara gli ha chiesto se in quegli anni si sia sentito solo, Schwazer ha fatto una distinzione netta: nella vita privata non si è mai sentito solo, grazie alla famiglia e alle persone che gli sono rimaste accanto, mentre diverso è stato il rapporto con il mondo dello sport. “A quel punto, per il sistema sportivo ero morto: quello che avrei potuto fare dopo come marciatore non contava più nulla”.
La vicenda giudiziaria, ha spiegato, lo ha costretto a un percorso lungo e impegnativo, fatto di perizie, udienze e nuovi approfondimenti. Nel 2016, Schwazer non è mai mancato a un’udienza e ha partecipato attivamente a ogni passaggio, pur ammettendo di non essere stato bene in tribunale, nonostante fosse abituato, in quanto sportivo, a gestire l’ansia.
Un percorso, questo, durato cinque anni, che ha avuto inevitabilmente un peso anche sulla vita privata: “Sono stato molto assente a casa, o se c’ero, pensavo più alla provetta che ai miei figli. Non lo farei più ora”.
Ha ricordato qui il prezioso supporto ricevuto dalla moglie, che ha ringraziato per essere stata “tollerante e intelligente”. Alla domanda su come si veda oggi come papà, ha risposto, scherzando: “Rispetto a mia moglie, io sono quello che dice sempre di sì ai bimbi”.
A chiudere il capitolo giudiziario, Schwazer ha affrontato anche la notizia più recente: la decisione di sottoporsi alle controanalisi sul campione B nell’ambito della nuova contestazione di positività all’EPO. Una svolta arrivata dopo mesi di riflessioni, che l’atleta ha spiegato come un passaggio importante soprattutto sul piano scientifico, dal quale ora attende un risultato significativo.
Cambio di tono quando sul palco è arrivata, rombante, Gianna Nannini. I due si sono abbracciati con affetto: si sono conosciuti a Merano, hanno raccontato, quando la cantautrice si era rivolta a Schwazer per prepararsi a una gara di triathlon.
“Io non sapevo chi fosse Alex, sono sincera, ma mi è rimasto impresso appena l’ho visto”, ha spiegato la Nannini, che ha trovato in Schwazer “una professionalità rara nel mondo dello sport”. La replica di Alex: “Allenare Gianna è facile, perché non hai bisogno di motivarla, anzi, piuttosto la devi frenare!”.
La loro amicizia è cresciuta anche fuori dagli allenamenti: Schwazer ha raccontato candidamente che il suo primo concerto è stato proprio quello di Gianna Nannini, a Berlino.
Tra i due non sono mancati gli scambi di battute che hanno divertito il pubblico, come quando la Nannini ha annunciato: “Voglio convincere anche Alex a fare triathlon”. Immediata la risposta di Schwazer: “Non posso fare triathlon. Mi sa che non mi hai mai visto nuotare. Sono come Fantozzi”.
A unirli, oltre allo sport, è una sincera amicizia. Alla domanda su cosa si augurassero l’un l’altra, Alex ha invitato Gianna a continuare con la stessa energia e passione; lei, invece, ha risposto con emozione: “Io se penso ad Alex mi metto a piangere. Perché lui ce la deve fare. Deve tornare a gareggiare. Perché se non lo fa… mi arrabbio”.




