Venerdì, 02 Ottobre 2026 - 17:36 Comunicato 2886

Roberta Vinci, un tennis in prospettiva. Sempre positiva

C’è tanta serenità nelle parole di quella che è considerata la numero 1 al mondo nel doppio (con Sara Errani) e tra le prime 10 campionesse del singolo. Dall’infanzia talentuosa, ai sacrifici fatti in adolescenza, ai tanti tantissimi successi ottenuti, Roberta Vinci racconta al Festival dello Sport di Trento un tennis che è prima di tutto mentale: “Come si allenano gambe e braccia, si deve saper allenare anche la mente. Purtroppo lo sport agonistico è fatto di pressioni e di ansie, e l’unico modo per farcela è imparare a gestirle. In primis parlando con chi si ha intorno e che può offrirti le soluzioni che tu non vedi. È un sistema che applico anche nell’allenamento: alleno ragazze under-16, ma lo faccio applicando un metodo che non si basa sulla sgridata e la punizione, che a mio avviso servono solo a mortificare, quanto piuttosto sulla ricerca di un progresso”.
Il mio tennis è leggenda Nella foto: Roberta Vinci. [ Daniele Paternoster - Archivio Ufficio Stampa PAT]

Da ieri a oggi, le parole di Roberta Vinci seguono lo stesso layout: “Ho iniziato a giocare da piccola, grazie a papà e insieme a mio fratello, a Taranto. Avevo intorno ai 5 anni. La carriera agonistica è iniziata altrettanto presto, a 13 anni, quando sono stata chiamata a Roma in Federazione. Se madre natura mi ha dato una certa sensibilità, diventare atleta ha comportato inevitabilmente sacrifici, distanza dagli affetti”  ha raccontato. Ma il ricordo della nostalgia di casa e delle lacrime al telefono, evapora in un istante ripensando al fatto che “gli altri vedevano qualcosa in me e questo mi dava fiducia e carica”.

Una carica che torna, forte e presente, non appena ripercorre le grandi vittorie: i 4 Titoli Mondiali conquistati nel 2006, 2009, 2010 e 2013, che associa soprattutto “ai momenti di squadra, in cui noi ragazze eravamo assieme a giocare a carte, a prenderci in giro”; i doppi con Sara Errani, che sono tutti “vittorie bellissime. Soprattutto quelle che credevamo impossibili”; e poi gli US Open del 2015, e la semifinale in cui ha sconfitto Serena Williams con un punteggio di 2-6, 6-4, 6-4. “Ho rivisto più volte la partita e mi sono anche un po’ meravigliata di me stessa, della mia calma – ha confessato al pubblico – “e un po’ devo ammettere che la forza me l’ha data anche vederla nervosa (ha rotto la racchetta quando ho vinto il secondo set). Serena, l’ho rivista poi in Australia, ma quando ho accennato un sorriso, lei mi ha fulminato con gli occhi”. Ancora, poi, ricorda la finale tutta italiana, con Flavia Pennetta: “È stato difficile giocare una partita del genere contro qualcuno con cui sono cresciuta. Ma al di là di questo, se lei ha vinto è perché ha giocato meglio. Io ho dato il massimo e non ho rimpianti”.

Nessun rimpianto nemmeno per aver smesso di giocare: “Mi sono ritirata nel 2018, e da allora non ho mai avuto ripensamenti – ha concluso -.Mentalmente ero arrivata: non ce la facevo più a confrontarmi con le altre atlete, a stare attenta a cosa mangiavo, a viaggiare. Quindi smettere per me ha significato serenità. Poi ho scoperto una vita nuova, in cui si fa la spesa e si porta fuori la spazzatura”.

(kd)


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