L’incontro ha portato nella sala Lobby del Muse un tema molto concreto e vicino all’esperienza delle persone: il desiderio di costruire qualcosa di proprio e, allo stesso tempo, la difficoltà di orientarsi tra aspettative, precarietà, sostenibilità economica e ricerca di senso nel lavoro. “Prove di volo” infatti è nato con la volontà di offrire uno spazio di confronto rivolto a giovani, professionisti, freelance e persone che si voglio reinventare, mettendo al centro non solo le idee e le opportunità, ma anche dubbi, paure e fragilità che accompagnano i percorsi professionali. Con una particolare attenzione alle donne, per le quali spesso è più difficile affermarsi professionalmente.
In Italia 5 milioni di persone lavorano in forma autonoma, ha spiegato Monfreda, soprattutto per realizzarsi attraverso il lavoro. Ma molti non hanno le basi, non sanno cosa serve per vivere”.
Protagonista della serata è stata Francesca Cavallo, scrittrice e imprenditrice, che ha condiviso la propria esperienza personale e professionale raccontando il lato meno visibile del costruire un progetto: le scelte economiche, i rischi, gli errori, la gestione dell’incertezza e il rapporto con il valore del proprio lavoro. “Se torno alla mia prima start up Timbuktu mi rendo conto che non avevo la consapevolezza di oggi del lavoro – ha raccontato Cavallo – non mi sentivo imprenditrice neanche dopo aver raccolto 600 mila dollari dai finanziatori della Silicon valley. Non capivo che anche solo provarci a realizzare la mia idea mi rendeva imprenditrice”.
Qual è energia che muove il tuo lavoro, le ha chiesto Monfreda. “L’urgenza editoriale muove ancora oggi il mio lavoro. All’inizio pero’ mandavo curriculum ma non mi chiamavano le aziende ed ero arrabbiata per questo, il mondo non vedeva il mio potenziale ma devo dire che è stato un motore forte per muovermi”.
“Nei momenti di maggior successo io ero una persona peggiore – ha svelato -: costruire l’idea di se basandoti sui risultati della tua azienda non è una cosa che consiglio”. I soldi possono diventare una gabbia insomma, meglio guardare al progetto di vita nel suo complesso.
Il dialogo è stato guidato dalla giornalista e scrittrice Annalisa Monfreda, co-founder di Rame, in una riflessione collettiva sul significato del lavoro autonomo oggi e sulle aspettative che spesso accompagnano l’idea di “mettersi in proprio”: libertà, indipendenza, tempo, stabilità, riconoscimento. In un contesto in cui sempre più giovani immaginano percorsi professionali non lineari, ibridi e spesso fuori dai modelli tradizionali, l’iniziativa ha voluto affrontare il tema dell’educazione finanziaria non come insieme di nozioni tecniche, ma come strumento utile per leggere meglio le proprie scelte e costruire maggiore consapevolezza.
Con “Prove di volo”, Fondazione Caritro ha proposto al Festival un’occasione per parlare di lavoro e futuro partendo dalle esperienze concrete delle persone. La serata era anche il debutto di un tour che continuera’ con altri eventi in Trentino.




