A rievocare le emozioni di Lago di Tesero e Anterselva sono stati i fondisti azzurri e il biatleta trentino Tommaso Giacomel, primo a portare un podio olimpico nella sua valle. "Il biathlon prevede allenamenti quasi uguali ai loro del fondo, oltre naturalmente a tanto tempo al poligono per il tiro. La medaglia vinta è stata la prima a livello olimpico per la mia valle", ha ricordato Giacomel, tracciando anche un ritratto dell'intesa con Dorothea Wierer: "Abbiamo entrambi caratteri non facili, secondo me se lei ha un difetto è quello di ridere tanto, nel nostro settore occorre saper dosare le energie nervose e lei è stata una grande ispirazione". Sul momento personale e sul rientro in pista ha aggiunto: "Dopo l'operazione stavo bene, ma sono caduto in mountain bike a giugno. Ora sono stufo di un anno con tanti problemi, ma sono al lavoro per trovare la forma da gara, a cui mancano sette settimane. Il mio obiettivo è tornare competitivo, anche se lottare per la classifica non sarà facile". Sul confronto tra le due discipline è intervenuto Federico Pellegrino: "Il biathlon necessita di un poligono e di qualcuno che ti aiuti, noi partiamo da soli e ci possiamo arrangiare, ma è una disciplina che garantisce un grande spettacolo".
Il campione valdostano, che ha lasciato l'agonismo dopo la rassegna olimpica ma viaggia verso un ruolo di supporto per i giovani, ha ripercorso la gara a cinque cerchi contro Norvegia e Francia: "Volevamo fortemente quella medaglia ed è una grande emozione essere qui con i ragazzi un anno dopo. Dopo Pechino mi sono espresso bene a squadre con una responsabilità diversa, ma la medaglia l'avevamo vinta mentalmente già il giorno prima. Lo scorso anno partivo per il buio della Finlandia a sciare, stavolta andrò al mare con la mia famiglia, ma c'è in vista un accordo tecnico per stare vicino ai più giovani sugli sci". Per Elia Barp la gara trentina è stata il coronamento di un lungo percorso: "Era l'obiettivo di un quadriennio ed era una gara in casa. A Sappada sanno cosa sono le gare con gli stretti, c'è una grande cultura dello sci di fondo. Per il futuro punto alla Coppa del Mondo, a un podio individuale e ai Mondiali". Martino Carollo ha sottolineato il valore della crescita personale: "È stato il primo grande evento che mi ha dato consapevolezza per quello che potevo ottenere. La mia famiglia mi ha sempre seguito fin da piccolo. Ora penso ai Mondiali: tre su quattro siamo gli stessi e puntiamo a una medaglia, oltre a cercare un podio individuale". Davide Graz ha rievocato l'impatto con il pubblico trentino: "Un'emozione indescrivibile, a rivedere il video qui la rivivo pienamente. Mi hanno messo un bello striscione nel nostro dialetto per incitarmi. Ora voglio trovare continuità e costanza di rendimento".




