Domenica, 04 Ottobre 2026 - 18:47 Comunicato 2955

Paola Egonu a Trento: pallavolo, leadership e valore sociale dello sport

Paola Egonu, campionessa della Vero Volley Milano, è stata protagonista al Festival dello Sport di Trento di un incontro dedicato alla pallavolo, alla leadership e al ruolo dello sport nella società. Con Alessandra Marzari, presidente di Vero Volley, e Rachele Sangiuliano, Egonu ha raccontato il percorso che l’ha portata a diventare capitana, il rapporto con le compagne e l’importanza del lavoro quotidiano per affrontare pressione e responsabilità. Ampio spazio anche al ruolo dello sport nella crescita dei giovani, alla prevenzione delle fragilità e all’importanza di allenatori e società nella costruzione di ambienti sani e inclusivi. Un confronto che ha evidenziato come i risultati sportivi possano accompagnarsi a un più ampio impatto educativo e sociale.
La Milano del volley Nella foto: Paola Egonu. [ Alessandro Holneider - Archivio Ufficio Stampa PAT]

“Paola Egonu: La Milano del volley” è stato il titolo dell’incontro che ha visto protagonista alla Filarmonica di Trento la campionessa della Vero Volley Milano, insieme alla presidente del Consorzio Vero Volley Alessandra Marzari, in dialogo con la giornalista ed ex pallavolista Rachele Sangiuliano. L’appuntamento, inserito nel programma della nona edizione del Festival dello Sport di Trento, dedicata agli “Invincibili”, ha permesso di parlare non solo di pallavolo e risultati, ma anche di leadership, rapporto con le compagne, allenatori e responsabilità sociale dello sport. L’incontro ha registrato il tutto esaurito.

Si è parlato innanzitutto di leadership. La decisione di affidarle la fascia di capitana all’inizio aveva lasciato Egonu “molto in dubbio”. Marzari ha spiegato di averla scelta per le sue qualità, anche per quelle che potevano ancora emergere: “Bisogna avere una visione delle persone nel futuro”, ha affermato. Per Egonu, questa responsabilità ha cambiato anche il suo modo di stare in campo. Essere capitana per lei oggi significa cercare di sostenere le compagne, portare in partita la leggerezza degli allenamenti e capire che, anche quando non si riesce a fare punti, si può comunque aiutare la squadra.

Si è parlato anche degli allenatori e del nuovo corso della Vero Volley, guidato da Chicco Blengini. Egonu ha sottolineato la chiarezza del lavoro del tecnico, dalla definizione dei ruoli alla gestione dei momenti decisivi. E sul confronto tra Chicco Blengini e Julio Velasco, Egonu ha trovato un punto in comune che ha strappato un sorriso alla sala: “Sono entrambi prolissi”. Una battuta alla quale ha fatto seguire una precisazione: “A parte questo, sono due allenatori competenti e quindi è molto più bello e più semplice lavorare”. Marzari ha spiegato di voler favorire una contaminazione tra settore maschile e femminile, con competenze ed esperienze capaci di arricchirsi a vicenda. Resta invece aperta la questione della presenza femminile in panchina. Nel settore giovanile sono più numerose, mentre è più difficile trovarle salendo di livello. “Ci proviamo”, ha detto Marzari, “ma è un lavoro difficile”.

Dal campo il confronto si è poi allargato alla dimensione emotiva e sociale dello sport. Per Marzari, una società sportiva deve avere tra i propri obiettivi anche l’impatto sulla comunità, a partire dai giovani e dalla capacità dello sport di accompagnare le fragilità dell’adolescenza. Per Egonu, proprio la dimensione educativa della pallavolo è fondamentale: lo sport “ti educa, prima di tutto; ti fa conoscere il tuo corpo, te stessa, e rispettare gli altri”. Un’attenzione che deve riguardare anche la salute mentale degli atleti, la capacità di chiedere aiuto e di avere intorno a sé un “villaggio” di persone fidate, come la stessa Egonu le ha definite. Il pomeriggio si è chiuso con le domande delle giovani pallavoliste presenti in sala: come gestire la pressione, come reagire agli errori, come ritrovare la motivazione. La risposta di Egonu ha ricondotto il discorso alla sua essenza: “Mi dico che devo semplicemente giocare a pallavolo”. Perché la pallavolo, ha ricordato, “è fatta di sbagli” e dopo un errore bisogna avere il coraggio di pensare alla palla successiva e, soprattutto, continuare a divertirsi insieme alle proprie compagne.

(nb)


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