Sabato, 23 Maggio 2026 - 13:44 Comunicato 1513

Onu: le speranze dei giovani

Onu: le speranze dei giovani: questo il tema affrontato da Marina Castellaneta, docente di diritto internazionale all'Università degli Studi di Bari Aldo Moro, Staffan De Mistura, già sottosegretario generale dell'Onu e inviato speciale su vari scenari "caldi" del mondo, fra cui Afghanistan, Siria e oggi il Sahara Occidentale, Paolo Magri, Presidente del Comitato Scientifico dell' ISPI, e l'ambasciatore Maurizio Massari (in Egitto durante la vicenda di Regeni, poi a Bruxelles e all'Onu), al Castello del Buonconsiglio di Trento. Il punto di partenza è semplice. L'Onu è stata la risposta dell'umanità alle tragedie del 900, un'istituzione pensata per evitare le guerre e imporre le regole del diritto internazionale, come il rispetto dei diritti umani. Oggi l'Onu sembra essere impotente. Anche in passato, nonostante alcuni interventi riusciti, le sue capacità erano limitate dalla costituzione stessa del Consiglio di sicurezza, con cinque paesi con diritto di veto.
Tuttavia, hanno convenuto i relatori, non bisogna smettere di crederci. L'Onu può ancora essere un attore importante in un mondo devastato dai conflitti, ne è una prova l'intervento per non impedire la circolazione del grano, soprattutto verso i paesi africani, dopo lo scoppio della guerra fra Russia e Ucraina. Le agenzie Onu assistono ogni giorno milioni di rifugiati, garantiscono il diritto allo studio, alla salute e così via.
Onu: le speranze dei giovani Nella foto: Staffan De Mistura; Marina Castellaneta; Paolo Magri; Maurizio Massari [ Sara Perego - Archivio Ufficio Stampa PAT]

Oggi l'Onu attraversa però anche una gravissima crisi finanziaria. E ciò nonostante il suo bilancio sia relativamente modesto: 70 miliardi di dollari fra contributi per il bilancio ordinario (far funzionare la "macchina") e contributi volontari, che permettono i tanti interventi dell'Organizzazione in ogni parte del mondo. Parlare di Onu e di speranze dei giovani sembra oggi quasi una contraddizione in termini, ha detto Magri in apertura. Non è che prima di Trump potesse fare tutto e risolvere ogni conflitto nel mondo. Ma certamente l'Onu, come prima la Società delle Nazioni, è stata la risposta che l'umanità ha cercato di darsi agli interrogativi posti dalle guerre del XX secolo.

Come ricordato da Castellaneta, le regole che l'Onu si era data, a partire dal divieto dell'uso della forza, erano chiare. Le guerre erano dichiarate tutte illegittime se non per legittima difesa e se non autorizzate dall'Onu (cosiddette "guerre giuste"). Naturalmente erano regole accolte dalle superpotenze, che le stesse superpotenze aggiravano quando faceva loro comodo, come fecero ad esempio gli Usa in Iraq. Tutto il sistema poggia in realtà su 5 paesi che hanno potere di veto in seno al Consiglio di sicurezza: Usa, Urss (oggi Russia), Francia, Inghilterra e Cina. I veti scattavano automaticamente, all'epoca della Guerra fredda, dominata dal confronto fra Urss e Usa. 

L'unico momento in cui L'Onu ha potuto assumere decisioni consensuali è stato nei primi anni 90, dopo la caduta del Muro di Berlino, ha ricordato Massari. Poi le cose sono cambiate ancora. Riguardo a Gaza, tutte le risoluzioni presentate per cercare di mitigare l'impatto umanitario dei conflitti è stato bloccato dagli Usa. Ora gli Stati Uniti hanno costituito il Board of Peace, che ha uno statuto completamente diverso, a cui si accede a pagamento (un miliardo di dollari), che delegittima di fatto il Consiglio di sicurezza. in ogni caso, dopo la sua costituzione, a Gaza non è cambiato nulla.

De Mistura ha sottolineato come l'Onu riproduce ciò che le nazioni sono. Il suo obiettivo è sempre stato ridurre i danni prodotti dalla "natura umana", non realizzare il paradiso. Detto questo, l'Onu non è solo il Consiglio di sicurezza, è il Segretario, l'Assemblea generale, dove siedono tutte le nazioni, e poi le Agenzie dell'Onu, che sono operative sul posto. Ho lavorato tutta la vita all'Onu e continuo a nutrire gli stessi ideali che coltivavo all'inizio, quando ero giovane. Ci sono muri, i muri della realtà. Se non li riconosciamo siamo "solo" idealisti. Dobbiamo essere anche pragmatici. E creativi. Anni fa in Etiopia, paese all'epoca nell'orbita comunista, la gente aveva fame, ma nessuno faceva nulla. Alla fine intervenimmo noi, usando gli aerei per "bombardare" quelle popolazioni con il cibo. 

Oggi anche le attività delle agenzie Onu sono state messe in crisi dal momento che il principale paese donatore, gli Stati Uniti, ha deciso di tagliare i fondi. Il bilancio ordinario dell'Onu in sé non è alto. Ma la grande fetta del bilancio è determinata dai contributi volontari, con una quota Usa che da sola ammontava a oltre il 40%. Nell'era Trump sono stati quasi azzerati i contributi volontari, e fortemente tagliati anche quelli per il bilancio ordinario.

Nessun altro paese si è fatto avanti per riempire il gap lasciato dal disimpegno americano. La Cina ha sempre donato pochissimo in termini contributi volontari, mentre l'Europa già ritiene di essere uno dei massimi donatori. In ogni caso il bilancio totale dell'Onu, fra contributi ordinari e volontari, ammonta a 70 miliardi (per fare un confronto: gli Usa hanno appena deciso di stanziare 2 miliardi per pagare le cause legali che i cittadini possono avanzare se si sentono attaccati per avere sostenuto Trump). 

Quando parlo di rifugiati - ha detto ancora De Mistura - le persone mi guardano come se fossi un sacerdote. Se parlo di risorse da sfruttare, in un determinato territorio, e dell'impossibilità di farlo se c'è una guerra, l'attenzione si accende immediatamente. A volte, insomma, per ottenere un risultato più importante, per far trionfare un ideale "alto", bisogna far leva sugli interessi dei paesi. Questa è una lezione di diplomazia, ha chiosato il moderatore.

(mp)


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