“La Cina, oggi, sta svolgendo un ruolo centrale, rispetto al passato, nel panorama internazionale. Ciò che ha giocato a suo vantaggio in tal senso è in primis la sua dimensione, e poi, come sappiamo, la sua straordinaria accelerazione nella produzione e nel settore tecnologico” – ha spiegato Yang Yao, professore e preside del Di-shui-hu Advanced Finance Institute presso la Shanghai University of Finance and Economics dal palco del Festival dell’Economia di Trento. “Abbiamo, negli anni, accumulato strumenti, al punto da essere riusciti, di recente, a “combattere” la guerra commerciale con gli Stati Uniti e a fare leva su alcuni fattori, uno su tutti il possesso di terre rare, per passare da dazi al 40-45% al 10%”. Ma la “battaglia” Cina-USA potrebbe essere solo qualcosa di temporaneo.
“Le proiezioni al 2100 per quanto riguarda la popolazione, parlano di un netto calo demografico cinese e di una massiccia avanzata africana e indiana” – ha mostrato Signorelli. E pure senza guardare così lontano, in uno degli scenari più “caldi” dell’attualità, il Medio Oriente, a stagliarsi netto c’è un Paese: gli Emirati Arabi Uniti. “Gli EAU hanno sempre pensato che una stabilità regionale duratura possa essere raggiunta solo attraverso la diplomazia e un orizzonte politico serio, che affronti i motivi chiave del conflitto, in direzione di due Stati indipendenti” – ha dichiarato l’ambasciatore degli Emirati Arabi Uniti in Italia, Abdulla Ali Ateeq Obaid Alsubousi. “Gli eventi del 7 ottobre e la guerra israelo-palestinese hanno rinforzato tale urgenza. Ci siamo impegnati a far avanzare la causa palestinese, con lo stanziamento di sforzi umanitari per Gaza che, da soli, valgono il 42% degli gli aiuti profusi a livello mondiale, e ci impegniamo per la fine del conflitto: l’estremismo e la violenza in aumento hanno portato a un livello di instabilità nella regione che non ha precedenti e cui bisogna porre fine”. Ma accanto al ruolo di mediatore, per emergere nello scacchiere interazionale, gli EAU stanno anche sfruttando quello di potenza energetica: “L’uscita dall’Opec – ha concluso l’ambasciatore, con poche parole – è stata dettata dalla volontà di aumentare la flessibilità e la risposta alla fluttuazioni del mercato”.




