Giovedì, 01 Ottobre 2026 - 22:13 Comunicato 2860

Nel ricordo di Mazzola, la storia del “Golden Boy” Gianni Rivera

In una serata dedicata alla memoria del recentemente scomparso Sandro Mazzola, bandiera dell’Inter, il Pallone d’Oro rossonero Gianni Rivera (primo italiano a conquistarlo) ha chiuso la prima serata del Festival dello Sport di Trento. “Sandro è stato un rivale importante, amabile e bravo, con caratteristiche diverse rispetto alle mie che ci hanno quasi sempre permesso di giocare insieme in nazionale. Spiace per quella finale in Messico nel 1970, contro il Brasile, dove giocai solo gli ultimi sei minuti. Per poco non stoppai un pallone dopo essere subentrato e, se avessi segnato, chissà cosa sarebbe successo…” ha ricordato Rivera con un sorriso. E poi, un passaggio sulla stretta attualità, in particolare sul Pallone d’Oro: “Potrebbe vincerlo Lautaro Martinez. Questo farebbe felice Mazzola”.
Golden Boy Nella foto: Gianni Rivera [ Martina Massetti - Archivio Ufficio Stampa PAT]

Con più di 120 gol in 501 partite, oltre alla partecipazione a quattro Campionati del Mondo, al tramonto degli anni Sessanta, Rivera ha conquistato il Pallone d’Oro mettendo in fila, alle sue spalle, mostri sacri del calcio quali Gigi Riva, Gerd Muller, Johan Cruyff, Ove Kindvall e George Best. Fin da giovane (l’esordio in Serie A è arrivato ad appena quindici anni e nove mesi), hanno ricordato i video mostrati durante l’evento, le sua abilità gli sono valse il soprannome di Golden Boy e Prodigio. “Il simbolo della tecnica che prevale sull’agonismo”, ha ricordato il celebre telecronista Bruno Pizzul.

Nel corso della serata, il protagonista è stato anche un baule portato sul palco e dal quale Rivera ha estratto una serie di oggetti: il Pallone d’Oro originale vinto proprio nel 1969, il primo cartellino, la maglia rossonera numero 10 e la stella del decimo scudetto. Poi una serie di pagine storiche della Gazzetta dello Sport, dalla prima vittoria del Milan in Coppa dei Campioni fino alla 'partita del secolo', il 4 a 3 contro la Germania nella semifinale in Messico.

Il rapporto con Sandro Mazzola è stato comunque uno dei temi più profondi toccati durante il dialogo con il Golden Boy: “Abbiamo giocato insieme durante i Mondiali prima e dopo il Messico. Un peccato che lì, invece, non sia stato possibile. E quella con il Brasile sarebbe stata l’unica partita che avrei dovuto davvero giocare”. Poi un passaggio sulla Nazionale: “Malagò presidente non mi entusiasma e nemmeno il ritorno di Mancini, dopo essere andato in Arabia solo per i soldi”.

E guardando al futuro, al nuovo stadio di Milan e Inter, Rivera non ha nascosto un piccolo sogno: “Dedicarlo a me e Mazzola? Perchè no, sarei contento. E sono sicuro che lo sarebbe anche lui. Siamo stati due protagonisti importanti degli anni in cui abbiamo giocato, due monumenti del calcio e delle rispettive squadre: sarebbe bello avere qualcosa di fisico, da toccare, per ricordarci”.

(nm)


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