Quella di Thorpe è una storia di tenacia. Fin dalle prime nuotate, quando l’australiano ha scoperto di essere allergico alla clorina. Un segnale che sembrava poter portare verso un’altra strada sportiva: “La mia famiglia pensava che potessi diventare un campione di cricket – ha raccontato Thorpe –. Quando ho vinto il titolo mondiale la prima volta, ad appena quindici anni, ho pensato che fosse una cosa unica e che potesse capitare una volta nella vita. Ma in quel momento, gli altri vedevano in me qualcosa che io invece non riuscivo a vedere”.
Durante la serata, l’australiano ha scartato diversi regali e, tra questi, ci sono state fotografie e oggetti che hanno divertito il pubblico e lo stesso Thorpe. Come, per esempio, una piccola porzione di wasabi per ricordare l’esperienza in Giappone e tutti i successi conquistati durante i campionati mondiali del 2001, ben sei medaglie d’oro. Ma anche l’immagine di un’auto che l’australiano ha devoluto in beneficenza dopo una vittoria: un gesto che ha permesso di esplorare la parte più altruista dell’atleta. “Con il passare del tempo, mi sono reso conto che avevo una posizione privilegiata per ciò che stavo facendo – ha aggiunto Thorpe –. Così ho deciso che i soldi vinti nelle gare li avrei destinati ad altri”. Ma non è tutto: successo dopo successo, c’è chi ha puntato il dito contro le sue vittorie accusandolo di non competere in modo regolare: “L’allenatore della squadra tedesca mi accusò di aver preso ormoni per la crescita delle mani, ma nel mio caso è semplicemente una questione genetica – ha specificato Thorpe –. Ho sempre supportato lo sport pulito”.
Poi il racconto dell’ansia e dell’emozione durante la cosiddetta ‘gara del secolo’, quella che ha visto Thorpe trionfare nei 200 metri stile libero dei Giochi olimpici di Atene contro l’amico Michael Phelps. Infine, un messaggio sull’inclusività: “Ho fatto coming out solo poco tempo fa. Lo sport è lo specchio della società ed oggi le persone ancora non si sentono a loro agio nell’essere sé stesse”.




