Fabiana Della Valle ha introdotto Miralem Pjanić come un calciatore invincibile sulle punizioni, che parla sette lingue e che ha giocato in sei campionati e che lasciando l’attività agonistica ha detto “Il calcio è stata la mia musica, il campo il mio pianoforte”.
Pjanić guardando le foto di lui da piccolo ha ricordato la sua terra, la Bosnia: “Da lì siamo scappati a causa della guerra per andare in Lussemburgo che è come una seconda casa per noi perché ci ha dato l’opportunità di rifarci una vita, papà sui cantieri e mamma come donna delle pulizie. Dopo il lavoro mio papà andava a giocare a calcio per guadagnare qualcosa in più ma non era un calcio professionista. Mi portava con lui, lo guardavo, lo seguivo e lo spogliatoio e la palla erano la mia vita. Il pallone era il mio unico giocattolo”.
Il fuoriclasse bosniaco sottolinea come: “Nessuno di noi pensava che potessi fare questa carriera, sono partito dal niente e sono riuscito a realizzare i miei sogni nelle squadre e negli stadi più grandi del mondo. Se ce l’ho fatta io partendo dal niente ce la possono fare tutti ma senza i sogni e senza il lavoro non avrei potuto farcela. Spero di avere reso orgogliosi i miei genitori, il mio paese e i miei tifosi”.
Le punizioni sono sempre state la sua specialità: “Per calciare la punizione perfetta ci vuole allenamento, solo la ripetizione ti fa perfezionare il tiro. Ognuno ha la sua preparazione per il calcio piazzato, nessuno è uguale. In allenamento hai tante possibilità, in partita una sola e spesso puoi sbloccare il punteggio. Ho capito quanto siano importanti i calci piazzati guardando Juninho al Lione perché tra corner ben tirati e punizioni ha spesso sbloccato la partita. Pirlo e Mihajlovic sono stati i più bravi secondo me a tirare punizioni in serie A. Oggi non se ne vedono tante perchè la barriera e i portieri si preparano meglio ma Dybala a mio parere è chi le calcia meglio ora”.
A Lione Pjanić era soprannominato il piccolo Mozart, mentre a Roma Totti lo chiamava il piccolo principe. “Ho passato 5 anni con “Checco”, è stato un sogno poter giocare con lui anche se alla fine della sua carriera. Quando mi ha dato quel soprannome significava tanto, lui a Roma era davvero una figura speciale”.
La prima squadra italiana di Miralem Pjanić è stata la Roma, una squadra che gli è rimasta nel cuore: “Credo che la Roma possa avere ambizioni di scudetto, sono belli da vedere, è un piacere guardarli, ho visto tutte le loro partite. Sono fisicamente forti, messi bene in campo, se Dybala non ha problemi fisici possono davvero riportare lo scudetto a Roma dopo tanti anni e per come stanno giocando è la squadra che merita di più”.
In 5 anni dal 2016 Pjanić ha vinto tanto con la Juve tranne la finale di Cardiff di Champions: “La Juve dominava le sue partite, abbiamo stra-meritato di essere in finale, abbiamo trovato una squadra con più esperienza nel gestire i momenti chiave. Il risultato di 4-1 non riflette l’andamento della partita, è stato un grande dispiacere perdere la finale, ci credevamo molto, ci sentivamo forti. Hanno meritato di vincere, fa parte dello sport ma mi spiace, è un sogno che non sono riuscito a realizzare. Allegri è stato molto importante per me, ha dato compattezza a tutta la squadra. Vincere non è mai facile, in quegli anni lo sembrava e lui aveva gran parte del merito, era l’architetto di tutto. Max mi ha fatto diventare un altro calciatore, più serio e quadrato sul campo. Oggi siamo amici, gli voglio davvero bene e gli auguro il meglio per la sua carriera”.




