Mercoledì, 20 Maggio 2026 - 15:10 Comunicato 1397

La riforma del mercato dei capitali al centro del confronto tra istituzioni, banche e imprese

Semplificazione normativa, competitività del sistema finanziario, tutela degli investitori e sostegno all’economia. Sono stati questi i temi al centro del panel “Cosa cambia per imprese, banche e risparmiatori con la riforma del mercato dei capitali”, ospitato nell’ambito del Festival dell’Economia di Trento. A moderare il confronto è stato Gianfranco Ursino de Il Sole 24 Ore, che ha guidato il dibattito tra rappresentanti delle istituzioni, del sistema bancario, della finanza e del mondo legale sui principali effetti della riforma del Testo Unico della Finanza e sulle prospettive future del mercato dei capitali italiano.
Cosa cambia per imprese, banche e risparmiatori con la riforma del mercato dei capitali Nella foto: palco e pubblico di spalle [ Daniele Paternoster - Archivio Ufficio Stampa PAT]

Ad aprire l’incontro è stato Federico Freni, Sottosegretario di Stato per l’Economia e le Finanze, che ha ripercorso la nascita della riforma e il lungo lavoro di confronto sviluppato negli ultimi due anni insieme agli operatori del settore. “Non può esistere nessuna riforma dei mercati finanziari se il mercato non vuole la riforma”, ha sottolineato Freni, spiegando come l’obiettivo sia stato quello di allineare il sistema italiano agli standard europei e semplificare i processi di accesso al mercato dei capitali. Nel suo intervento, il Sottosegretario ha evidenziato come la riforma non abbia finalità politiche ma industriali ed economiche, con l’obiettivo di rendere il mercato italiano pienamente integrato nel contesto europeo. Freni ha sottolineato che il mercato non può non essere continuamente considerato come un fenomeno esclusivamente nazionale perché rischierebbe di lasciare l’Italia fuori dalle grandi dinamiche finanziarie internazionali. Particolare attenzione è stata dedicata al tema del rapporto tra debito ed equity nel finanziamento delle imprese. Freni ha evidenziato la necessità di superare un modello di crescita delle PMI fondato prevalentemente sul debito, sottolineando l’importanza di rafforzare il ricorso all’equity e di accompagnare le imprese verso una maggiore apertura ai mercati dei capitali in una prospettiva sempre più europea. Il sottosegretario ha inoltre richiamato la necessità di costruire un sistema finanziario più competitivo, semplificato e integrato con gli standard europei.

Maurizio Tamagnini, Fondatore e Amministratore Delegato del Fondo Strategico Italiano, ha posto l’attenzione sul cambiamento culturale necessario per sostenere la crescita delle imprese italiane. Secondo Tamagnini, il capitale di rischio non deve essere considerato una soluzione straordinaria da utilizzare nei momenti di difficoltà, ma uno strumento strategico per accompagnare innovazione, sviluppo e competitività. Nel suo intervento ha ricordato come l’Italia disponga di alcuni dei distretti industriali e tecnologici più avanzati d’Europa, ma continui ad attrarre una quota di investimenti in capitale di rischio inferiore rispetto ad altri grandi Paesi europei. Un passaggio che ha richiamato anche il ruolo delle nuove generazioni e delle nuove competenze nella trasformazione del sistema economico. Tamagnini ha infatti evidenziato come il futuro delle imprese italiane sarà sempre più legato alla capacità di aprirsi all’innovazione, alle tecnologie emergenti e all’intelligenza artificiale, favorendo una cultura imprenditoriale più dinamica, internazionale e orientata alla crescita.

Sul fronte del rapporto tra risparmio e investimenti è intervenuto Andrea Corona, Consulente finanziario, che ha evidenziato come il principale ostacolo non sia l’assenza di risparmio, ma la mancanza di consapevolezza finanziaria. Ha spiegato come il risparmiatore ha paura perché spesso non conosce realmente gli strumenti a disposizione e non sa come uscire da un investimento, sottolineando l’importanza dell’educazione finanziaria e della trasparenza per favorire una partecipazione più attiva all’economia reale, soprattutto da parte dei più giovani.

Lando Sileoni, Segretario Generale - FABI - Federazione Autonoma Bancari Italiani, ha invece posto l’attenzione sugli equilibri tra banche, imprese e grandi fondi internazionali, ponendo varie domande sul modello economico e sociale che emergerà dalla riforma. In particolare, Sileoni ha richiamato il ruolo delle banche del territorio nel mantenere un rapporto diretto con le piccole e medie imprese e nel garantire protezione e stabilità al tessuto produttivo italiano.

Un approfondimento sugli aspetti normativi è arrivato dall’avvocato Luigi Orsi, Studio Legale NTCM, che ha affrontato il tema del cosiddetto “doppio binario” tra sanzioni amministrative e penali nei reati finanziari. Orsi ha sottolineato come regole più chiare e coordinate rappresentino un elemento fondamentale per aumentare l’attrattività del mercato italiano e garantire maggiore certezza agli investitori. Sul tema è intervenuto nuovamente il Sottosegretario Freni, annunciando il lavoro già avviato per il superamento del doppio binario attraverso una più chiara distinzione tra illecito amministrativo e reato penale, evidenziando la necessità di costruire un sistema più semplice, efficiente e competitivo anche dal punto di vista regolamentare.

Paolo Di Benedetto, Presidente del Fondo Nazionale di Garanzia, ha infine sottolineato l’importanza della tutela degli investitori e della modernizzazione del sistema normativo europeo, ricordando come la prima vera forma di protezione sia rappresentata da informazione ed educazione finanziaria. L’obiettivo deve essere trasformare i risparmiatori in investitori consapevoli, ha spiegato, evidenziando la necessità di costruire strumenti più semplici, trasparenti e accessibili.

(vb)


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