Venerdì, 22 Maggio 2026 - 12:08 Comunicato 1463

La resilienza della Cina tra sfide, innovazione e predicibilità

Politica, diritto, tecnologia, mercato di capitali: come la Cina sta pianificando il suo futuro? Da questo interrogativo si è sviluppato il dibattito di stamattina, moderato da Rita Fatiguso del Sole 24 Ore, con al centro le mille sfaccettature della Cina oggi descritta come potenza industriale, leader di resilienza e nello sviluppo tecnologico e robotico e precursore in innovazione e IA. Un evento aperto dal console generale a Milano della Repubblica popolare della Cina, Chenggang Zhang, che ha illustrato il percorso che sta seguendo la Cina con il nuovo “Piano quinquennale di sviluppo”, che ha già registrato ottimi risultati tra cui un’ulteriore spinta nell’export, cresciuto del 14,9%, l’aumento del livello degli investimenti con un +6,1%. “Il Piano quinquennale – ha detto - è sostenuto dall’avanzamento costante delle nuove tecnologie come IA, transazione ecologica e produzione industriale. La Cina continua a contribuire alla stabilità mondiale a livello economico e di progresso tecnologico ed è leader di resilienza e predicibilità”.
La resilienza di Pechino Nella foto: Rita Fatiguso; Kerry Brown; Yang Wang; Ivan Cardillo [ Michele Lotti - Archivio Ufficio Stampa PAT]

Il convegno si è aperto con l’intervento di Kerry Brown del Lau China Institute (King's College) di Londra, che ha parlato della resilienza della Cina. “La storia della Cina e la sua crescita economica è visibile negli ultimi 40 anni. Ora la Cina dovrà affrontare grandi sfide anche grazie alla collaborazione internazionale: quella demografica con una popolazione sempre più anziana, l’utilizzo della robotica e i problemi ambientali (l’utilizzo dei combustibili fossili è calato dal 70% al 50%). Vediamo se la governance interna sarà in grado di rispondere alle aspettative sempre più elevate della popolazione, ad esempio, in termini di costo della vita e degli alloggi.”

“Chi vuole posizionarsi favorevolmente per avere successo, deve avere resilienza per affrontare le sfide. In questo senso la Cina è stata più brava del resto del mondo” - ha esordito Yang Wang, vicepresidente dell’Università di Hong Kong. “Ma la resilienza ha un costo: scaturisce da pianificazione di lunghissimo periodo per anticipare ed affrontare le crisi. Ora è leader nell’energia elettrica che nel 2025 è stata prodotta totalmente dalle rinnovabili. Idem con il petrolio: la chiusura dello Stretto di Hormuz non ha minimamente intaccato la nostra economia perché, già dai tempi della Guerra del Golfo, abbiamo accumulato riserve e immagazzinate nelle ex riserve di sale, e non come hanno fatto alcuni Paesi costruendo costose strutture e sfruttando il territorio. La resilienza non nasce dall’essere una super potenza della regolamentazione, come ha fatto l’UE ad esempio con la IA. Nasce invece da un approccio programmatico e da una forma mentis aperta a livello internazionale”.

Circa il ruolo della legislazione cinese in relazione al concetto di resilienza, è intervenuto Ivan Cardillo presidente dell’Istituto di Diritto cinese: “Voglio parlarvi di quanto la potenza legislativa può contribuire alla trasformazione sociale e alla resilienza. La Cina ha istituzionalizzato la resilienza perché il sistema cinese è strutturato per sostenere le sfide sociali con una regolamentazione che parte dallo Stato e poi lascia spazio alle interpretazioni giuridiche a base locale, al fine che rimanga una connessione stabile ed aggiornata con le nuove sfide e con le continue trasformazioni sociali. Ad esempio, nel 2020 la Cina ha adottato un nuovo Codice civile e, dopo un mese, c’era già la prima interpretazione giuridica della Corte suprema e, a questa, ne hanno fatto seguito molte altre per garantire la soddisfazione di tutte le esigenze a livello locale.”

Circa invece il ruolo del Partito comunista in Cina, Brown ha detto: “Dal punto di vista istituzionale il partito fornisce unità in una società complessa come la Cina. Il partito ha 100 milioni di iscritti ed esiste da 100 anni, un esempio ineguagliato nel mondo. E’ cresciuto negli anni traendo origine da una impostazione marxista e poi ha coltivato un outlook culturale personale con un proprio gergo, lessico e impostazione antropologica. La Cina era una federazione ma poco unificata con diverse guerriglie tra le regioni interne e bisogna dare merito al partito che ha unificato e sviluppato coesione territoriale.”

Relativamente al fenomeno di rientro di studiosi ed accademici cinesi dagli Stati Uniti al paese natio, la moderatrice ne ha parlato con Yang Wang, che ha confermato che negli ultimi anni si sta osservando il fenomeno inverso e il rientro dei cervelli dagli Usa alla Cina: “Penso che molti studiosi abbiano deciso di tornare in Cina, come ho fatto io, a causa del deterioramento dell’ambiente a livello culturale e politico, probabilmente a causa di Trump. I due Premi Nobel che sono rientrati di recente ad Hong Kong mi hanno riferito che lavorare negli Usa non è positivo e sereno per i cinesi. Continuerà questa tendenza perché la Cina ha investito molto sulla crescita dei talenti e sugli ambienti accademici.”

Riguardo alla regolamentazione della IA e dei big data, la moderatrice ha chiesto a Cardillo se può essere possibile che la Cina anticipi la regolamentazione in questi campi rispetto al resto del mondo. Cardillo ha risposto dicendo che “le sfide normative nei paesi che viaggiano veloci, come la Cina, devono stare al passo. Nasceranno nuove controversie che andranno risolte e la resilienza servirà a promuovere l’innovazione nel contesto giuridico. La Cina è una società avanzata e arriverà a regolamentare in molti campi prima di altri Paesi. Ad esempio, in Cina la guida autonoma, rispetto all’UE, è già stata collaudata e regolamentata e siamo il primo Paese al mondo per numero di brevetti. Il passo successivo sarà trasformare l’innovazione in infrastrutture, in data center per IA, in interventi lungimiranti per la salvaguardia dell’ambiente e per l’e-commerce.”

(an)


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