Focus sulla Cina a 360 gradi con esperti di primo piano nella suggestiva cornice del Castello del Buonconsiglio di Trento, per analizzare l'ascesa cinese e le sue implicazioni economiche, geopolitiche e culturali. L'incontro ha confermato l'interesse crescente del pubblico per il dossier cinese, tema sempre più centrale nell'agenda politica ed economica europea. Le voci dei protagonisti — fra analisi di mercato, riflessioni istituzionali e racconto — hanno contribuito a tracciare un ritratto della Cina contemporanea lontano dagli stereotipi. I relatori hanno affrontato il tema da angolature complementari, offrendo al pubblico un quadro articolato.
Questo è un grande momento per la Cina come potenza sistemica (auto elettrica, terre rare, politica internazionale) ma non senza problematiche interne. Alberto Forchielli ha ribadito che la Cina oggi ci sta penalizzando fortemente, ma: “Per colpa nostra. Ha pochi punti di debolezza, come i consumi che non partono, ma le esportazioni cinesi crescono a ritmi del 20% all'anno. Siamo ormai dipendenti dalla Cina in moltissimi settori: antibiotici, pneumatici, terre rare e molto altro. Io fui tra i primi nel 2008 a portare aziende cinesi in Italia e non credevo in un simile successo. Oggi BYD e molte altre sono prime al mondo in moltissimi settori”. Michele Geraci con importanti esperienze professionali internazionali, precisa che oggi l'economia della Cina cresce meno ma: “La Cina che avremo tra 10 anni sarà molto diversa da ora. Il governo investe fortemente nella transizione tecnologica. Il vero problema della Cina deriva dal rischio geopolitico. Il rapporto export su pil si è molto abbassato per loro, contrariamente all'Italia. La popolazione cinese oggi è ancora a reddito molto basso”.
Paolo Magri, dialogando con i relatori, ha evidenziato inoltre che la Cina sta cambiando costantemente. Oggi è considerata come un vero elemento per la pace internazionale. Giada Messetti racconta spesso una Cina alternativa: “Oggi è un paese che è passato da rurale a seconda potenza mondiale, se non la prima. E' l'unico paese al mondo che tiene testa agli Usa, creando un modello alternativo. Per la Cina però, la politica sta sempre sopra l'economia”.
Al centro della discussione, non sono mancate le tensioni tra Occidente e Pechino, le opportunità e i rischi per le imprese europee, le scelte di politica industriale cinese e le prospettive di una nuova governance globale. In merito agli importanti eventi internazionali di queste settimane, per Forchielli, l'incontro tra Trump e Xi si è rivelato come un duro colpo per Taiwan. Tra Putin e Xi invece, il vero tema era il gas. Per Geraci invece l'incontro tra Xi e Putin è importante perchè si scambiano oggi prodotti diversi (macchinari ed energia). Xi e Putin hanno però accantonato la parte commerciale per alzare l'asticella del confronto geopolitico internazionale. Giada Messetti ha ribadito però che la Cina vuole diversificare.
Che cosa succederà quindi a Taiwan, chiede ai relatori Magri. Per Forchielli, Xi si rende conto di non avere il controllo dei militari: “La mia ipotesi - dice - è che Trump, nonostante l'opposizione interna, farà un regalo a Xi”. Per Geraci, tra 3 - 5 anni, a Taiwan: “Non credo ci sarà attacco militare. Si cercheranno però nuove vie di sbocco internazionali”.
Infine l'intelligenza artificiale e il dominio cinese. Per Giada Messetti, alla luce dei fatti di attualità in Cina è fondamentale il ruolo sociale. La grande sfida del governo cinese dovrà trovare una soluzione. E su Taiwan c'è una partita aperta e un processo che si gioca tra cinesi, con molte questioni in campo, ancora aperte. Che cosa può imparare quindi l'Europa dalla Cina? Per i relatori: la pianificazione innanzitutto, davanti alla sfida cinese, ma anche le strategie politiche internazionali. Il dibattito quindi, ha offerto una lettura approfondita, con diversi interrogativi anche dal pubblico sulle dinamiche che stanno ridisegnando il ruolo della Cina nel sistema internazionale.




