Giovedì, 21 Maggio 2026 - 21:06 Comunicato 1448

Carlo Ratti dal MIT di Boston questa sera al Teatro Sociale
L'intelligenza artificiale, un aiuto per migliorare la qualità della vita nelle città

Qual è l'apporto che l'intelligenza artificiale può dare per migliorare la vita nelle nostre città? Se ne è parlato al teatro Sociale, con Carlo Ratti, Direttore del Senseable City Lab del Massachusetts Institute of Technology di Boston, assieme a Paola Dezza de Il Sole 24 Ore. Il punto di partenza è uno studio condotto da Ratti sulle forme di socialità nello spazio urbano, confrontando dati di cinquant'anni fa con altri del presente. Ciò che è emerso è che le interazioni fra le persone, le "chiacchiere" per strada e nei parchi, la socialità, sono calate. Le persone si spostano più in fretta, spesso da sole, e interagiscono, ovviamente, con i propri smartphone. I dati sono stati rielaborati con l'intelligenza artificiale, che ha supportato anche degli interventi concreti sul piano urbanistico, architettonico e del design, per favorire la socialità e conservare il modello dell'agorà, della piazza dove ci si incontra, che è all'origine stessa del modello urbano. Ma attenzione: gli architetti hanno sempre pensato di poter cambiare la società. Il vero cambiamento parte dall'uomo.



L'intelligenza artificiale per migliorare le città Nella foto: Carlo Ratti. [ Michele Lotti - Archivio Ufficio Stampa PAT]

Oggi le città vengono gestite in maniera nuova, ricorrendo spesso e volentieri alle tecnologie telematiche e all'IA. La ricerca di Ratti ha studiato come è cambiata negli ultimi 50 anni la gestione della vita e degli spazi urbani. Il relatore è partito illustrando i primi studi sul tema, ad esempio quelli di William White, che filmò la città di New York per cercare di capire quali fossero le condizioni che favorivano l'interazione fra  le persone e la costruzione della socialità nello spazio urbano. I movimenti delle persone nella metropoli vennero trasformati in dati anche quantitativi, e poi analizzati. Oggi l'intelligenza artificiale consente di fare le stesse cose, trasformare le immagini in dati. Ma in pochissimo tempo. Ratti ha quindi confrontato le immagini di White con quelle prese dalle nuove tecnologie, negli stessi luoghi. scoprendo cose preoccupanti. Ad esempio, negli anni 80 il 43% delle persone si fermava a interagire nella città, oggi solo il 26%. La maggior parte delle persone guarda il telefono. Contemporaneamente, la velocità di deambulazione è aumentata. Anche le persone che si muovono da sole nello spazio pubblico è molto aumentato.

Quindi qualcosa sta cambiando nella "civitas", nella comunità dei cittadini che vivono l'ambiente urbano. Per approfondire il tema si sono "interrogate" anche le città del passato, ovviamente basandosi non su video ma ad esempio su dipinti, come Venezia. Non solo: si è chiesto aiuto all'architettura. Ad esempio quella di Gae Aulenti, che ha progettato degli interni o esterni di centri culturali, mall e quant'altro, al fine di favorire l'interazione fra le persone. Un esempio? La piazza di una città  italiana, Modena, che è stata dotata di una copertura mobile da attivare in caso di pioggia. Ratti ha analizzato anche cose più vicine al Trentino come i bivacchi montani, sempre con il fine di "supportare" i bisogni delle persone. 

Vediamo qualche altro esempio. A Venezia è stata realizzata per una Biennale una piazza galleggiante nella laguna, poi "esportata" a Belen, in Brasile, in occasione della Conferenza sul cambiamento climatico. Una struttura flessibile, che può prestarsi a utilizzi diversi, rispettosa dell'ambiente, pensata per accrescere le interazioni "fisiche" fra le persone. In tutto questo l'IA ha dato un contributo fondamentale, in termini sia di analisi che di progettazione. Le scelte finali, anche riguardo a questioni come la sicurezza e il controllo, attraverso l'utilizzo pervasivo delle tecnologie, spettano comunque sempre alle persone. Anche se, ha detto Ratti, mi preoccupa più il controllo  esercitato tramite i dati dei nostri pc o dei nostri telefoni che quello che avviene nelle città attraverso le telecamere.

C'è inoltre la questione delle disuguaglianze. La città unisce ma può anche dividere, pensiamo ai ghetti. Oggi i ghetti sono meno visibili che in passato, ma ci sono. I dati, se usati bene, possono aiutarci ad affrontarli. La città ideale comunque non esiste, se non nell'immaginazione degli artisti, gli scrittori, come Calvino o Perec. Probabilmente è un mix di tante città realizzate nel corso del tempo, in luoghi diversi. Per soddisfare diversi ordini di bisogni. 

(mp)


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