Oggi le città vengono gestite in maniera nuova, ricorrendo spesso e volentieri alle tecnologie telematiche e all'IA. La ricerca di Ratti ha studiato come è cambiata negli ultimi 50 anni la gestione della vita e degli spazi urbani. Il relatore è partito illustrando i primi studi sul tema, ad esempio quelli di William White, che filmò la città di New York per cercare di capire quali fossero le condizioni che favorivano l'interazione fra le persone e la costruzione della socialità nello spazio urbano. I movimenti delle persone nella metropoli vennero trasformati in dati anche quantitativi, e poi analizzati. Oggi l'intelligenza artificiale consente di fare le stesse cose, trasformare le immagini in dati. Ma in pochissimo tempo. Ratti ha quindi confrontato le immagini di White con quelle prese dalle nuove tecnologie, negli stessi luoghi. scoprendo cose preoccupanti. Ad esempio, negli anni 80 il 43% delle persone si fermava a interagire nella città, oggi solo il 26%. La maggior parte delle persone guarda il telefono. Contemporaneamente, la velocità di deambulazione è aumentata. Anche le persone che si muovono da sole nello spazio pubblico è molto aumentato.
Quindi qualcosa sta cambiando nella "civitas", nella comunità dei cittadini che vivono l'ambiente urbano. Per approfondire il tema si sono "interrogate" anche le città del passato, ovviamente basandosi non su video ma ad esempio su dipinti, come Venezia. Non solo: si è chiesto aiuto all'architettura. Ad esempio quella di Gae Aulenti, che ha progettato degli interni o esterni di centri culturali, mall e quant'altro, al fine di favorire l'interazione fra le persone. Un esempio? La piazza di una città italiana, Modena, che è stata dotata di una copertura mobile da attivare in caso di pioggia. Ratti ha analizzato anche cose più vicine al Trentino come i bivacchi montani, sempre con il fine di "supportare" i bisogni delle persone.
Vediamo qualche altro esempio. A Venezia è stata realizzata per una Biennale una piazza galleggiante nella laguna, poi "esportata" a Belen, in Brasile, in occasione della Conferenza sul cambiamento climatico. Una struttura flessibile, che può prestarsi a utilizzi diversi, rispettosa dell'ambiente, pensata per accrescere le interazioni "fisiche" fra le persone. In tutto questo l'IA ha dato un contributo fondamentale, in termini sia di analisi che di progettazione. Le scelte finali, anche riguardo a questioni come la sicurezza e il controllo, attraverso l'utilizzo pervasivo delle tecnologie, spettano comunque sempre alle persone. Anche se, ha detto Ratti, mi preoccupa più il controllo esercitato tramite i dati dei nostri pc o dei nostri telefoni che quello che avviene nelle città attraverso le telecamere.
C'è inoltre la questione delle disuguaglianze. La città unisce ma può anche dividere, pensiamo ai ghetti. Oggi i ghetti sono meno visibili che in passato, ma ci sono. I dati, se usati bene, possono aiutarci ad affrontarli. La città ideale comunque non esiste, se non nell'immaginazione degli artisti, gli scrittori, come Calvino o Perec. Probabilmente è un mix di tante città realizzate nel corso del tempo, in luoghi diversi. Per soddisfare diversi ordini di bisogni.




