A confrontarsi nelle sale del Castello del Buonconsiglio Alberto Barachini, sottosegretario dalla Presidenza del consiglio con delega all'informazione e all'editoria, Michele Corradino magistrato presidente di sezione del Consiglio di Stato, Pier Domenico Garrone comunicatore e Federico Silvestri, amministratore delegato del Gruppo Il Sole 24 Ore.
Ed è stato proprio quest'ultimo a porre la questione dell'utilizzo dell'AI nell'editoria al centro del confronto tra editori e giornalisti per il nuovo contratto. "E' il rifiuto dell'intelligenza artificiale che comprometterà i livelli occupazionali perché è ineluttabile l'urgenza di adeguarsi, la sfida da vincere è quella del miglior utilizzo dell'AI. Ma questa non è l'unica sfida: se il più grande patrimonio per un editore è il contenuto, temi caldi per un editore sono anche la tutela del copyright legata alla conservazione, molto onerosa, del contenuto, e la riconoscibilità delle fonti. Tante insidie e tante incognite che vanno governate perché ormai non possiamo tirarci indietro" ha affermato Silvestri .
"La difesa del mercato editoriale si basa sul valore del contenuto: l'Italia e l'Europa sono stati rapidi nel comprendere i rischi di questo passaggio dotandosi di nuove norme . Purtroppo però le norme - ha precisato Barachini - sono diverse all'interno della stessa Unione europea con Irlanda e Olanda che hanno regolazioni fiscali diverse. Il tema va affrontato all'interno di una regolamentazione a livello europeo, anche per evitare di danneggiare ulteriormente la piccola editoria, attraverso il prelievo fiscale sui sistemi di intelligenza artificiale per alleggerire, che comunque va mantenuto, il sostegno pubblico".
"L'AI riesce attraverso l'uso abile dei social ad influenzare la popolazione e quindi la democrazia: Paesi come la Cina riescono ad incidere direttamente sui social distinguendo il messaggio dal messaggero per cui non non si riesce a capire che si tratta di propaganda. L'AI - come ha spiegato Corradino - non è neutrale: dietro ci sono 7-8 soggetti al mondo che hanno la capacità di influenzare la formazione dell'opinione pubblica e delle scelte pubbliche. Rischi concreti, come dimostra uno studio del ministero della difesa, a causa di questa influenza esterna che può arrivare da Paesi nemici o anche amici che hanno particolari interessi".
"Qui parliamo di sicurezza del nostro Paese - ha aggiunto Garrone - Oggi dobbiamo ragionare su strumenti, mezzi e modalità di comunicazione che soltanto qualche anno fa non pensavamo. Nel settore dell'editoria occorre che questa infrastruttura strategica venga riconosciuta come asset fondamentale proprio per l'importanza dell'informazione".
Da più parti è stato quindi ribadito che "in palio c'è la libertà di espressione e in ultima analisi la democrazia stessa" anche perché sempre più adulti si affidano ai social con una soglia di attenzione molto bassa: "E' molto pericoloso il formarsi di un'opinione pubblica in pochi secondi. Se non vengono sostenuti gli editori - il parere di Silvestri - se non viene normato lo spettro delle insidie, se il sistema non viene regolato con maggiore profondità l'informazione rischia di diventare un bene di lusso con il rischio che pochi possano decidere per tutti". Servono regole chiare e precise con una prospettiva di visione futura considerati i repentini cambiamenti ma anche un processo culturale ed una maggior consapevolezza che "non ci si può affidare all'AI ad occhi chiusi, a prendere per oro colato tutto ciò che viene proposto dai social". In conclusione "tra tante incognite la partita si può giocare consapevoli che il nostro Paese ha qualche difetto ma molte virtù ce ci consentono di trovare le soluzioni".




