Venerdì, 22 Maggio 2026 - 16:33 Comunicato 1478

L'America di Trump verso le elezioni di Midterm tra dubbi crescenti e crisi mondiali

A Palazzo Geremia, focus del Festival dell'Economia di Trento sul prossimo appuntamento elettorale americano

Si è tenuto nell'ambito del Festival dell'Economia di Trento un incontro di alto profilo dedicato agli Stati Uniti nell'era Trump, con uno sguardo alle prossime elezioni di midterm e alle loro implicazioni per gli equilibri politici americani e internazionali. Al tavolo si sono confrontati alcuni dei massimi esperti italiani ed europei di politica e storia americana. Restano forti i dubbi di molti americani sulla politica di Trump e i recenti sondaggi che segnalano una impolarità crescente per il presidente Usa
L’America di Trump verso le elezioni di Midterm Nella foto: Gregory Alegi ; Mario Del Pero; Mariangela Zappia; Paolo Magri [ Martina Massetti - Archivio Ufficio Stampa PAT]

Il confronto di grande attualità, ha messo in luce le tensioni che attraversano la democrazia americana, il peso delle midterm come possibile fattore di ribilanciamento del potere a Washington e le conseguenze per gli alleati europei in un momento di profonda ridefinizione degli assetti internazionali. Paolo Magri, Presidente del Comitato Scientifico dell'ISPI ha aperto i lavori invitando i relatori a tratteggiare un bilancio sulla presidenza Trump, analizzando anche i recenti incontri internazionali in Cina e i futuri sviluppi, chiedendo quali saranno le prospettive internazionali.

L'Ambasciatrice Mariangela Zappia, Presidente dell'ISPI ha ricordato: “Sono trascorsi quasi due anni di una seconda amministrazione Trump, cominciata in modo molto inusuale con il Venezuela, passando all'Iran, fino alla chiusura in Ucraina, mai arrivata e così via. Il bilancio è di un bicchiere mezzo vuoto e mezzo pieno, visto dall'Europa è invece quasi vuoto, semplicemente per il disordine generalizzato, che si è creato. Secondo me, con le elezioni di midterm l'amministrazione americana guarderà di più verso l'interno. Tra le cose che più mi hanno stupito, sicuramente c'è l'attacco in Venezuela, molto meno quello che accade in Iran. La velocità con la quale queste crisi sono state aperte, senza alcuna idea su come chiuderle, mi ha molto sorpreso”.

Gregory Alegi, docente di Storia e politica degli Stati Uniti alla Luiss ha offerto una lettura storica e strategica delle dinamiche interne all'amministrazione Trump. “Considero questi eventi come una sorta di psicoterapia, oggi sono Stati Uniti diversi da sempre. Parliamo di un assalto alla ripartizione e all'equilibrio. Altri aspetti, da evidenziare: la ripresa e l'affermazione della religione in tutte le sue forme. Ma anche attacchi a tutta una serie di equilibri. In particolare ridefinire chi è americano e quindi c'è un progetto di ridefinizione di ciò che è America. In realtà non mi ha colpito niente di quello che ha fatto Trump, ma c'è un fortissimo tentativo di normalizzarlo. Mi stupiscono di più, queste iniziative come l'Arco di Trionfo americano e similari”. Alegi si è soffermato inoltre sulle questioni legate alla Nato: “E' la comunione politica occidentale – ha ricordato – ma della Nato non ci servono i soldati americani, ci servono lo spazio e una difesa missilistica, ma non solo”.

Restano forti i dubbi di molti americani sulla politica di Trump. Mario Del Pero, professore di Storia internazionale a Sciences Po Parigi ha analizzato il posizionamento degli Stati Uniti sullo scacchiere globale e le ripercussioni della polarizzazione politica americana. In particolare si è soffermato sul prossimo voto, riportando secondo i sondaggi, ma anche secondo la storia, un possibile consolidamento dei democratici, riaprendo quindi importanti equilibri. “Trump è impopolare – conferma Del Pero – i suoi dati si fermano al 50%. Prendete un indicatore fondamentale, il tasso di fiducia dei consumatori, che oggi si posiziona sotto il livello della crisi 2008. C'è una soglia di resistenza verso il basso, sotto la quale Trump non scende, si attesta verso il 35%. E' un effetto della polarizzazione, ma anche un effetto di fidelizzazione piena di un pezzo di elettorato conservatore, al quale Trump riesce a far digerire di tutto”. Ma che mondo viviamo oggi con tutte queste situazioni di crisi aperte? Per Del Pero, oggi implode la governance globale, mentre abbiamo un attore che richiama molto una strategia imperiale, con equilibri mondiali molto fragili.

Secondo Zappia infine, la macchina elettorale di Trump lavora da tempo a pieno ritmo, guardando non solo al midterm ma anche al 2028. La corsa verso le presidenziali, è già sicuramente iniziata. “Guerra o pace sarebbe stato un buon titolo per il Festival vedendo le pesanti ricadute di questo periodo – ha concluso Zappia – guerra ed economia, sono da sempre molto legate. Non so come finirà. Ma una fine possibile è una sorta di non fine, con dei cessate il fuoco perenni che lasciano aperti conflitti come quello fra Ucraina e Russia e così anche per la crisi nel Golfo”.

(Cz)


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