Mercoledì, 20 Maggio 2026 - 17:17 Comunicato 1399

Intelligenza artificiale: una fiducia condizionata e problematica

Quanto dobbiamo fidarci dell'intelligenza artificiale? A questo interrogativo hanno provato a rispondere Franco Bernabè, presidente dell'Università di Trento, Giovanni Maria Flick presidente emerito della Corte Costituzionale, il vescovo
Nunzio Galantino, presidente emerito dell'Amministrazione del patrimonio della Sede apostolica, il direttore de La Stampa Andrea Malaguti, Pierguido Iezzi di Zenita group e Andrea Zoppini dell'Università degli studi di Roma Tre. Il quadro emerso da molte delle relazioni non è esattamente rassicurante, specie sul fronte della profilazione dei cittadini e della tutela della privacy. Ma oltre a sollevare preoccupazioni per il possibile arrivo di nuovi autoritarismi, guidati dalle big-tech, queste tecnologie presentano degli aspetti problematici anche sul fronte cognitivo, della formazione stessa del pensiero e dei processi decisionali. Al tempo stesso, l'Europa soffre oggi di dipendenza tecnologica su settori fondamentali come la difesa.
Tuttavia non è possibile reagire all'"invasione" dell'IA con la semplice proibizione, cosa che fanno i regimi autoritari. Invece è necessario, soprattutto a livello europeo, forgiare nuove regole e gestire i dati in maniera migliore, anche per contrastare la concorrenza sempre più serrata di Cina e Stati Uniti.
Fidarsi oppure no dell’intelligenza artificiale Nella foto: Nunzio Galantino [ Alessandro Holneider - Archivio Ufficio Stampa PAT]

Le democrazie liberali stanno per essere sconfitte. Il 90% delle persone sono guidate oggi da regimi non liberali (il 55% da vere autocrazie). Se questo è il quadro tracciato in apertura del panel, quale ruolo giocano le intelligenze artificiali? Zoppini ha spiegato che bisogna avere nei confronti dell'IA un atteggiamento critico. In passato si imparava tutto a memoria, dagli anni 90 il web è venuto in aiuto, oggi abbiamo sistemi artificiale che organizzano la conoscenza stessa. Ma è indispensabile il controllo umano, anche all'università.

Con Bernabè si è sposato il focus sul capitalismo della sorveglianza. Un esempio: Microsoft ha proposto copilot alle imprese. All'inizio veniva presentato come uno strumento pensato per l'intrattenimento, ma era evidentemente una enorme semplificazione. Quando la polemica è esplosa la società ha fatto marcia indietro, ma senza convincere. Se guardiamo agli Usa, la stretta trumpiana sull'immigrazione ha reso ancora più "lasche" le regole sulla privacy. Oggi l'amministrazione americana può utilizzare tutti i contenuti della rete e tutta la "forza" dell'IA  per profilare le persone anche sul piano politico. Con ovvie conseguenze. 

Il controllo oggi non è però solo nelle mani dello Stato ma anche dei privati. Per Flick vale la vecchia saggezza popolare: fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio. E non si tratta solo di repressione. Noi siamo cresciuti con l'idea che la libertà della manifestazione del pensiero sia un cardine della democrazia, ha spiegato. Ma ci si è posti poco la questione di come si forma il pensiero stesso. Dovremmo guardare al "diritto di pensare" con la stessa attenzione con cui guardiamo al "diritto di manifestare il pensiero liberamente".

Per Iezzi con l'avvento dell'IA il concetto di sicurezza è cambiato profondamente. In passato il problema erano gli hacker. Oggi di manipolazione dei dati. Ma anche della generazione di nuova conoscenza, con processi che attraversano tutti i comparti di un'azienda. Cresce l'esposizione dei decisori umani, che ha come oggetto i parametri alla base dei processi stessi di valutazione. Monsignor Galantino ha richiamato la nuova enciclica in arrivo, che si occuperà di "custodia della persona nell'era dell'IA". L'unica salvezza che le persone possono avere oggi, ha detto, è che la loro vita non interessi a nessuno. Il Golem veniva tenuto a bada dal rabbino di Gerusalemme da un pezzetto di pergamena  inserito nella sua bocca che portava la parola "verità". Senza la verità, è la metafora di questa storia, non può esistere collaborazione, non può esistere fiducia.

l'IA ha diminuito del 20% le ore di impegno fatturate ai clienti. Questo vuol dire che nel mondo del lavoro esistono grandi sacche di lavoro ripetitivo che possono essere eliminate. Al tempo stesso, nel campo delle malattie rare, l'aiuto apportato dall'intelligenza artificiale è molto importante. Il punto quindi è come regolare questo fenomeno senza limitare l'innovazione. E al tempo stesso come tutelare l'Europa - ha ricordato Malaguti - dall'invasività delle piattaforme americane (che sono sostanzialmente sollevate da qualsivoglia responsabilità civile e penale). Uno degli strumenti possibili che si possono utilizzare è quello che consente di "marchiare" tutti i prodotti intellettuali dell'IA. Molto più efficace sarebbe poi una vera tutela dei dati, perché l'IA senza dati non può funzionare.

(mp)


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