Venerdì, 07 Dicembre 2018 - 16:19 Comunicato 2941

Al Festival della Famiglia oggi pomeriggio appuntamento presso la Fondazione Caritro in via Calepina a Trento
Impresa e famiglie: Family Audit e Family Business

Il Family Audit si preoccupa di creare contesti aziendali in cui stimolare un circuito virtuoso tra vita familiare e vita professionale, per assicurare benessere e armonia nelle relazioni ed efficacia e produttività nel lavoro. Nell'impresa di famiglia questa esigenza comprende gli stessi imprenditori, che mettono in gioco il grande coinvolgimento emotivo della famiglia con la responsabilità finale dell'impresa. Un mix altamente sfidante, capace di creare grandi circoli virtuosi, così come grandi tensioni e rischi per il benessere dell'impresa e della famiglia. Trovare armonia e risultati diventa quindi la chiave per una soluzione culturale e organizzativa capace di influire su tutti gli attori. Oggi si sono alternate su questi temi le testimonianze di due professionisti di settore Erika Brentegani e Luca Marcolin, nell'appuntamento presso Fondazione Caritro tenuto all'interno del Festival della Famiglia di Trento.

Erika Brentegani nasce nel 2015 come Consulente Family Audit. Ha esordito spiegando che questa certificazione: "Non lavora solo sulla conciliazione vita-lavoro ma è un'occasione di analisi e di lavoro profondo in azienda che impatta sulla cultura aziendale e sulla consapevolezza di lavoratori e management; sono questi i reali propulsori di cambiamenti e risultati aziendali. Il Family Audit ha ricevuto finora due riconoscimenti internazionali: nel 2014 miglior progetto di welfare in Europa e nel 2015 all'Onu negli Stati Uniti. Il Family audit è stato poi esportato in tutta Italia. Questa certificazione lavora sulle persone, sull'organizzazione e sulle famiglie e comunque non si limita a promuovere politiche verso le persone, ma è anche uno strumento manageriale che crea business e introiti. Il Family Audit serve per mettere donne e uomini in grado di gestire impegni lavorativi e familiari e genera benefici sia ai datori di lavoro che ai lavoratori".
E come si raggiunge questo marchio? In azienda si avvia un percorso triennale con l'affiancamento di un consulente e la verifica finale di un Valutatore. Si verificano in fase iniziale una serie di indici, quali: il turn over, la presenza di familiari bisognosi di cura, le ore di straordinari, i giorni di assenze e di malattia, l'età media dei dipendenti e gli occupati a tempo parziale. Grazie a questa prima analisi, si verificano i "costi del personale", che incidono sul bilancio aziendale. Se le ore di strordinario sono alte, sono un costo, se i lavoratori fanno tante assenze, sono un costo, se le donne rientrano dopo lungo tempo dalla maternità, sono un costo: il Family Audit introduce strumenti concreti per migliorare i tempi di vita-lavoro dei dipendenti. Qualche esempio? Telelavoro, flessibilità orario in entrata e uscita, nidi aziendali, lavoro agile fuori dalla sede di lavoro, banca delle ore, politiche sulle pari opportunità, convenzioni con servizi di cura, scontistiche su attività estive per i figli dei lavoratori, ecc. Ed è in questo contesto che si inseriscono le "aziende di famiglia", che sono in primis coinvolte in questo ambito.
Ha preso quindi la parola Luca Marcolin, che ha sviluppato una più che ventennale esperienza manageriale e consulenziale, occupandosi prima di risorse umane e di controllo di gestione in multinazionali come Electrolux, Stefanel e Marcolin, sviluppando poi la sua pratica professionale dedicata alle grandi organizzazioni e alle imprese di famiglia come coach, consulente e formatore. "Da dove nasce il mio coinvolgimento nelle imprese familiari? - ha esordito Marcolin - Notavo da anni che le aziende non rispondevano alle misure innovative nel campo della conciliazione vita-lavoro. Ho quindi iniziato a lavorare con il management e da lì, un pò alla volta, ho iniziato a sviluppare percorsi (anche con imprese estere) per accompagnare la famiglia imprenditoriale a reggere le pressioni quotidiane, a fare auto-analisi e a risolvere le proprie criticità. Quali sono i problemi che incontriamo? Scarsa qualità delle relazioni, mancanza di flessibilità oraria, cattiva diffusione delle informazioni (comunicazione interna), incapacità del manager di ascoltare i bisogni dei lavoratori, mancanza di gestione efficace dei talenti delle risorse umane in azienda e dunque di formazione adeguata, ecc. E quindi – ha proseguito Marcolin – agiamo su un percorso di consapevolezza del management sul reale stato in cui versa l'organizzazione interna della sua azienda. Aiutiamo il manager a 'fermarsi' e riflettere sulla propria azienda, azione che fanno di rado, a volte, in quanto danno per scontato che l'azienda e il suo personale proseguono le loro attività quasi in modo routinario ed automatico, senza entrare in profondità e capire quali sono i veri nodi critici. A volte – ha detto Marcolin – basta entrare in azienda e salutare i dipendenti e chiedere 'come stai?' Occorre attivare le cosiddette 'dinamiche di paese'", la buona e sana educazione di salutare e fermarsi a parlare per far sentire i lavoratori anche persone e non solo dipendenti. Un'arte del lavorare insieme – ha concluso - che chiede sensibilità e umanità, che chiede di saper affrontare insieme le sfide esterne sapendo gestire le sfide interne soprattutto quando equilibri di una vita cambiano nel passaggio di testimone".

(an)


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