È stato accolto dagli applausi Franck Ribéry alla Filarmonica di Trento, in una sala gremita di giovani che lo attendevano emozionati per la firma di magliette e palloni. Bandiera del Bayern Monaco dal 2007 al 2019 e vincitore del triplete nel 2013, poi Fiorentina e Salernitana. Si è ritirato nel 2022. Ribéry ha raccontato subito della sua vita, perché viene da un quartiere difficile. “E’ un piacere essere a Trento - ha detto - quando vieni dalla strada, capisci che devi sempre guardare avanti e non mollare mai, dopo aver visto veramente cos’è la fame”. L’inizio al Marsiglia e poi i successi mondiali non si dimenticano facilmente. “Ho giocato due anni al Marsiglia - ricorda il francese -, città particolare, tanti tifosi. Due anni bellissimi e poi Bayern. Passione incredibile, ma quando perdi è difficile girare per la strada, tra i francesi. Quando giochi da loro, devi essere pronto. C’è tanta pressione. Ho giocato anche in serie C con molti giovani e impari subito. Per quello è stato bellissimo arrivare al Marsiglia, un club famoso ed è stato importante giocare bene. In Nazionale poi, ho debuttato da giovane con grandi giocatori, è stato incredibile”. Nel 2006, dal debutto in Nazionale al mondiale. “Zidane è uno dei più grandi del calcio – ha ricordato - divertiti sempre in campo – mi ha detto – mi ha preso come un fratello. Quando sei un giocatore non sai che succede nel futuro. Ma lui ha vissuto tante cose e merita il suo successo”.
Al Bayern Monaco, Ribéry diventa “Kaiser” Franck. “Quando sono arrivato ho fatto subito bene – continua l’ex calciatore - ho fatto la storia. Kaiser è davvero tanta roba, penso sia andata molto bene per chiamarmi così. Sono passato dalle delusioni alle grandi vittorie”. In ogni suo dribbling, in ogni assist, nelle sue giocate, Frank Ribéry ha messo le doti di vero campione. Una carriera fatta di talento, cadute e rinascite, che il francese ha ripercorso davanti al pubblico trentino. Ribéry ricorda molto volentieri il passato e le grandi sfide, ma soprattutto il 2013 con la stagione perfetta, che si chiude però senza pallone d’oro. “Quando vinci tutto – ammette - è normale che una delusione faccia male. E’ dura accettare, ma devi andare avanti sempre. Tra gli altri, sono stato molto amico di Luca Toni. E’ stato un grande giocatore che ha fatto tanti goal, ma anche io ho fatto tanti assist e lui deve ringraziarmi. Ho avuto subito un grande rapporto con lui. Mi ricordo nel 2007 con Luca Toni, abbiamo giocato insieme. Abbiamo fatto tante cose importanti”. Una grande amicizia confermata dallo stesso Luca Toni in un video inviato al Festival dello Sport e trasmesso in sala.
Dopo il Bayern arriva l’esperienza di Firenze. “Terminato nel 2019 al Bayern ho scelto Firenze, perché il club è molto importante nella serie A. C’è una grande passione e ci sono grandi tifosi. Peccato per l’arrivo del covid. Ma sono stati due anni bellissimi con tanti ricordi. Un vero onore portare la maglia viola”. Dalla Fiorentina alla Salernitana, il passo è stato breve: “All’inizio non sapevo cosa fare, ma volevo continuare a giocare. Ho visto un gruppo di tifosi incredibili. Quando gioco, lo faccio con il cuore. Mi sento un bambino in campo e sono felice. Per questo ho scelto ancora l’Italia e la Salernitana. Ho avuto un rapporto ottimo con il mio allenatore. E’ stato molto difficile, quando è arrivata la fine. Per un grave problema al ginocchio ho dovuto concludere, anche se avrei voluto continuare, ma non potevo. Così ho deciso di proseguire da allenatore.
Dai grandi club ai più piccoli, quali sono le differenze per un calciatore? “Il calcio mi ha salvato la vita, lo amo – ammette Ribéry - quando scendevo in campo mi sentivo bene. L’importante è sempre l’umiltà. Ho fatto il percorso di formazione a Coverciano. Ho conosciuto persone che mi hanno insegnato molto. Mi hanno fatto capire che non sono più giocatore, ma devo diventare un allenatore. Un giocatore deve sentire fiducia nell’allenatore, anche quando si sbaglia. Io, che ho vissuto il calcio in prima linea, ricordo molto bene quanto sono importanti tutte le altre figure che lavorano dietro le quinte. Ovviamente – ha concluso Ribéry - sono sempre pronto per la serie A”.




