Sabato, 26 Settembre 2026 - 13:49 Comunicato 2770

Il commissario Buonvino e le storie che restano: un antidoto ai tempi urlati

I libri e le storie che restano come il nostro miglior antidoto ai tempi urlati. Specie se hanno per protagonisti personaggi come il commissario Buonvino, una persona pacata che agisce più col cervello che con la pistola, che sa fare squadra in un’epoca di solisti. Parola di Walter Veltroni, ospite del Trentodoc Festival in veste di scrittore e autore, della fortunata saga del commissario ambientato a Villa Borghese, in libreria e nella serie tv, ma anche de “Il bar di Cinecittà”, tra le sue ultime fatiche letterarie. Un incontro a Palazzo Geremia, moderato da Luciano Ferraro, vice direttore di Corriere della Sera e direttore artistico di Trentodoc Festival e aperto dal saluto del sindaco di Trento Franco Ianeselli. “Grazie al Trentodoc Festival” ha esordito Veltroni, che ha sottolineato la valenza della manifestazione e del suo filo conduttore. “Il vino è un elemento di grande cultura gastronomica, è anche uno degli elementi di forza del nostro prodotto interno lordo”. E poi Trento, “talmente bella che fa sempre piacere tornarci”.
IL COMMISSARIO BUONVINO: SCRIVERE STORIE CHE SANNO DI VINO Nella foto: Luciano Ferraro; Walter Veltroni [ Monica Condini - Archivio Ufficio Stampa Pat]

Veltroni ha cominciato dalla genesi della saga. “Buonvino è nato per iniziativa della Marsilio, che mi ha chiesto di cimentarmi con il genere giallo. Ho pensato a lungo e da questa riflessione sono usciti il personaggio e la sua ambientazione”.

La formula è piaciuta, sia nei libri che nella serie tv interpretata da Giorgio Marchesi. Raccontare storie che restano, anche in un genere molto frequentato come il giallo, ragiona Veltroni, “è un esercizio di libertà, di immaginazione e anche un gioco, perché i libri che hanno dentro di sé un mistero chiamano in causa il lettore che deve arrivare alla soluzione del problema prima che venga svelata. In questo caso - aggiunge - abbiamo scelto un’ambientazione, Villa Borghese a Roma, che è il contrario di un luogo da giallo perché è uno spazio verde, con anziani che passeggiano, fidanzati che si baciano, dove l’impatto della violenza per via del contesto è più forte. Poi il personaggio è piaciuto anche in televisione. Giorgio Marchesi è perfetto per interpretare un successo che nessuno di noi si aspettava”.

Molto, secondo l’autore, dipende dal carattere del personaggio: “Il commissario Buonvino è una persona tranquilla, che parla sottovoce e ragiona. Probabilmente le persone sono stanche per le urla e le ansie di una società digitale, dominata da social e telefonini. Un personaggio che ha tempi diversi è piaciuto”.

Buonvino, che nell’autunno del prossimo anno tornerà in libreria con il settimo episodio, non sarebbe mai sulle piattaforme digitali. Conosce il valore della “lentezza” e della socialità, quella che si esprime anche nel piacere di gustare un calice di vino. Ma qual è il rapporto tra il calice e Buonvino, e tra il calice e il suo autore? “Il nome è un auspicio”, risponde Veltroni. “Il commissario è una persona gentile, attenta all’altro, capace di ascoltare. È, in questo senso, controtempo”.
Tornano l’attualità e il dibattito urlato: “Oggi si dicono cose che solo dieci anni fa sarebbero state inaccettabili, a cominciare da quelle che si dicono negli Stati Uniti, e a scendere, un’epoca di violenza verbale, di intolleranza nei confronti del pensiero altrui. Tutte cose molto pericolose”.

I libri in questo “aiutano sempre”: “La cultura, la formazione, la scuola sono il nostro grande antidoto” conclude Veltroni.

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(sv)


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