“Il Parlamento della Biodiversità” è un allestimento immersivo e partecipativo che, attraverso una provocazione intellettuale e scientifica, invita a immaginare nuove forme di rappresentanza per tutte le specie. Inaugura in concomitanza con la COP17 sulla Biodiversità a Yerevan, in Armenia, per portare il dibattito internazionale sulla conservazione della natura all’interno della “piazza pubblica” del museo.
Un’assemblea senza confini
Dalla sua inaugurazione nel 2023 MUSE Agorà si è affermata come un luogo d’incontro partecipativo per un confronto di riflessioni sulle grandi trasformazioni ecologiche e sociali del presente. In questa esposizione, lo spazio si trasforma in un’aula parlamentare dove i tradizionali confini politici cedono il passo ai biomi: le grandi regioni ecologiche della Terra.
In questo parlamento speciale il pubblico prende posto direttamente tra i banchi dell'assemblea, fianco a fianco con le delegazioni dei viventi. L'allestimento conta 93 postazioni e 186 specie (rappresentate da tassidermie, sagome e illustrazioni) suddivise in 9 grandi biomi: dal mare aperto ai poli, dalle foreste pluviali alle alte montagne. A queste si affiancano tre rappresentanze trasversali: organismi migratori, specie estinte e Homo sapiens, noi.
Tra i "delegati" viene esposto per la prima volta al MUSE un Okapi – acquisito grazie alla collaborazione con il Parco zoologico di Falconara –, grande mammifero delle foreste tropicali dell'Africa centrale. Presenti anche il narvalo e un tricheco, che con la sua possente mole accoglierà visitatrici e visitatori nell'atrio del museo. Tra i "delegati" più curiosi anche il mostro di Gila, grosso sauro americano dal potente veleno, preziosissimo per la produzione di farmaci per il diabete, e il cocco di mare, palma endemica delle Seychelles, presente con il suo enorme seme che può arrivare a pesare 20 kg. Dalle collezioni MUSE, provengono diverse specie di uccelli, tra i quali l’appariscente gru coronata,coloratissimi scarabei delle foreste tropicali, come lo scarabeo golia orientale, e la farfalla Urania ripheus. Non mancano i rappresentanti dei funghi, con splendide riproduzioni di specie provenienti da tutto il mondo e delle piante: dai deserti con la millenaria Welwitschia mirabilis agli ambienti tropicali con le mangrovie fino ad ascoltare la voce delle piante erbacee d'alta quota come il carice alpino.
In rappresentanza di tutte le specie scomparse, è esposta una riproduzione di tilacino, un mammifero marsupiale il cui ultimo individuo morì nel 1936. Nei prossimi mesi le "delegazioni" si arricchiranno dell'arrivo di altre specie, tra le quali una rara tassidermia di leopardo delle nevi, il "fantasma" delle montagne.
Dai diritti della natura all’azione concreta
Nel Parlamento della Biodiversità, piante, animali, microrganismi e funghi prendono la parola in prima persona attraverso un LED wall centrale e una mappa interattiva del Parlamento, presentando mozioni, denunce e proposte. Il Parlamento affronta così le cause della perdita di biodiversità con le proposte di cinque commissioni tematiche rilanciando la sfida del Kunming-Montreal Global Biodiversity Framework, il piano d’azione internazionale per la tutela della biodiversità, ricordandoci che è ancora possibile invertire la rotta e arrestare la crisi attuale.
Un Parlamento a cui partecipare
Il Parlamento della Biodiversità non è soltanto un’assemblea da visitare e ascoltare, ma uno spazio nel quale il pubblico è invitato a entrare nel dibattito. Prendere posto tra le delegazioni dei viventi significa provare ad assumere punti di vista diversi dal nostro e interrogarsi sul peso che attribuiamo alle altre forme di vita nelle decisioni che riguardano il futuro comune. E il confronto non si esaurisce nella visita: durante i mesi di apertura, il Parlamento continuerà ad animarsi attraverso incontri, attività e iniziative rivolte al pubblico, per approfondire i temi emersi dall’assemblea, mettere in dialogo prospettive diverse e alimentare il confronto. Un invito a tornare e a restare connessi: perché questo Parlamento continuerà a prendere parola.
«A pochi giorni dall'avvio della COP17 sulla biodiversità, MUSE propone un programma culturale potente e necessario. Con il Parlamento della Biodiversità proponiamo di sperimentare un campo di rappresentanza allargato, riconoscendo a tutte le specie il diritto di entrare nella discussione sulle scelte che riguardano il mondo che condividiamo. Il Parlamento nasce dunque come uno spazio di diplomazia nel quale la ricerca scientifica ci aiuta a conoscere e interpretare le esigenze di tutti i viventi e il dialogo tra cittadinanza e istituzioni ci permette di tradurre questa conoscenza in responsabilità e azioni collettive. La diplomazia non elimina i conflitti né stabilisce che tutti gli interessi debbano prevalere allo stesso modo: cerca piuttosto di comprenderli e comporli, assumendo la responsabilità delle nostre interdipendenze. Ragionare sulle politiche per la biodiversità ci offre così la preziosa occasione di ripensare i sistemi di valori portandoci ad un orizzonte più che umano: una prospettiva interessante dalla quale riconsiderare anche tutto ciò che riguarda la nostra specie», sottolinea il direttore MUSE Massimo Bernardi.
«Il Parlamento della Biodiversità ci dà l'opportunità di sederci e sentirci, almeno per una volta, al pari di tutti i viventi. Un esercizio non scontato per allenare l'empatia nei confronti di forme di vita anche molto lontane da noi, sia in termini geografici che evolutivi; cogliere le loro esigenze e vedere il pianeta Terra da angolazioni differenti in grado di illuminare percezioni e suggestioni raramente prese in considerazione», afferma il team curatoriale MUSE, formato da Lucilla Galatà, Elisabetta Filosi, Laura Scillitani e OsvaldoNegra. «L'esercizio di empatia del parlamento – aggiunge – ci permette di scoprire che le necessità che hanno le altre specie sono molto simili alle nostre: un posto in cui vivere, la possibilità di spostarsi liberamente, di avere un ambiente privo di sostanze inquinanti e un clima adatto alle proprie esigenze... Questo ci aiuta a capire quanto siamo accumunati alle altre forme di vita che coabitano il pianeta. Una riflessione che ci permette di comprendere che tutelare la biodiversità significa proteggere una comunità vivente di cui siamo parte integrante».
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