Domenica, 04 Ottobre 2026 - 18:32 Comunicato 2953

Identità, fiducia e voglia di crescere: il Como “europeo” di Fàbregas

In pochi anni, il Como è passato dall’essere una rivelazione a vera e propria certezza del campionato di Serie A. E pochi mesi fa, è riuscito a conquistare anche la prima, storica qualificazione in Champions League. Una società non solo solida e con una visione del proprio futuro, ma con un allenatore che ha dato un’impronta chiara della propria idea: Cesc Fàbregas, ex stella di Arsenal, Barcellona, Chelsea e della Nazionale spagnola, oggi vuole dare un’identità alla sua squadra. Ma con grande attenzione: “Voglio che i ragazzi abbiano fame, per migliorare e crescere. Non c’è il rischio di sentirsi appagati dopo la stagione dell’anno scorso, ma il grande problema possono essere le tante partite ed impegni che nessuno di noi ha mai sperimentato” ha spiegato lo spagnolo.
Il mio Como da Champions Nella foto: Cesc Fàbregas [ Alessandro Eccel - Archivio Ufficio Stampa PAT]

La quarta ed ultima giornata del Festival dello Sport di Trento si è dunque chiusa con i riflettori accessi sul Como di Fàbregas, vero e proprio modello di innovazione oggi osservato e stimato in tutto il mondo calcistico. “Il progetto è iniziato in modo strano per me: venivo dal Monaco, dove avevo finito il mio contratto, ma quando mi hanno presentato il progetto del Como ho deciso di ‘pancia’ e non di testa – ha spiegato l’allenatore. – Il calcio è cambiato e io imparo ogni giorno. Voglio però portare avanti le mie idee e, prima di ogni partita, mi chiedo: ‘Come voglio perdere?’. Perchè la sconfitta ci può stare, ma deve arrivare difendendo un’idea. Altrimenti si perde due volte”.

La crescita del Como, in pochissimi anni, è stata notevole: “Fino ad un paio di anni fa, avevamo un solo calciatore in Nazionale – ha aggiunto Fàbregas. – Oggi sono addirittura quindici e giocano nelle Nazionali più forti, lasciando in panchina giocatori di club come il Real Madrid”. E poi, riavvolgendo il nastro, un allenatore che ha aperto nuovi punti di vista allo spagnolo quando era ancora un calciatore, anche se già di 29 anni: “Antonio Conte, al Chelsea, era attento ad ogni dettaglio. Addirittura, un giorno mi disse dove dovevo passare il pallone e non mi era mai successo. In quel momento, ho capito che il calcio stava cambiando”.

Cercato da grandi squadre nell’ultima estate, e tra queste anche dall’Inter, lo spagnolo ha scelto ugualmente di restare al Como. E lo ha fatto per un motivo chiaro: “So bene che un allenatore, alla fine della sua carriera, viene valutato per i trofei che ha vinto. Ma se penso ai calciatori che sono venuti a Como, tanti lo hanno fatto perché credono in me. E io mi sento in debito con loro. Vederli crescere e migliorare è la vittoria più grande”.

Infine, un passaggio sui giovani italiani che, nell’ultima stagione, non hanno trovato spazio nel Como: “Abbiamo vinto in Serie B con tanti italiani ed altrettanti ci sono stati nella prima stagione in Serie A. L’ultima stagione è stata diversa, ma non possiamo giudicare un club da queste situazioni”.

(nm)


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