La quarta ed ultima giornata del Festival dello Sport di Trento si è dunque chiusa con i riflettori accessi sul Como di Fàbregas, vero e proprio modello di innovazione oggi osservato e stimato in tutto il mondo calcistico. “Il progetto è iniziato in modo strano per me: venivo dal Monaco, dove avevo finito il mio contratto, ma quando mi hanno presentato il progetto del Como ho deciso di ‘pancia’ e non di testa – ha spiegato l’allenatore. – Il calcio è cambiato e io imparo ogni giorno. Voglio però portare avanti le mie idee e, prima di ogni partita, mi chiedo: ‘Come voglio perdere?’. Perchè la sconfitta ci può stare, ma deve arrivare difendendo un’idea. Altrimenti si perde due volte”.
La crescita del Como, in pochissimi anni, è stata notevole: “Fino ad un paio di anni fa, avevamo un solo calciatore in Nazionale – ha aggiunto Fàbregas. – Oggi sono addirittura quindici e giocano nelle Nazionali più forti, lasciando in panchina giocatori di club come il Real Madrid”. E poi, riavvolgendo il nastro, un allenatore che ha aperto nuovi punti di vista allo spagnolo quando era ancora un calciatore, anche se già di 29 anni: “Antonio Conte, al Chelsea, era attento ad ogni dettaglio. Addirittura, un giorno mi disse dove dovevo passare il pallone e non mi era mai successo. In quel momento, ho capito che il calcio stava cambiando”.
Cercato da grandi squadre nell’ultima estate, e tra queste anche dall’Inter, lo spagnolo ha scelto ugualmente di restare al Como. E lo ha fatto per un motivo chiaro: “So bene che un allenatore, alla fine della sua carriera, viene valutato per i trofei che ha vinto. Ma se penso ai calciatori che sono venuti a Como, tanti lo hanno fatto perché credono in me. E io mi sento in debito con loro. Vederli crescere e migliorare è la vittoria più grande”.
Infine, un passaggio sui giovani italiani che, nell’ultima stagione, non hanno trovato spazio nel Como: “Abbiamo vinto in Serie B con tanti italiani ed altrettanti ci sono stati nella prima stagione in Serie A. L’ultima stagione è stata diversa, ma non possiamo giudicare un club da queste situazioni”.




