Mario Gila è per ora l'acquisto più azzeccato dell'ultima sessione di mercato, mentre si attendono Moreira e Ramos. "Il mercato ha portato pezzi importanti per un nuovo progetto. È vero che ho fatto un buon inizio e vogliamo dare grandi soddisfazioni ai tifosi", ha esordito il difensore spagnolo, confermando l'interesse dei cugini nerazzurri prima della firma: "Sì, è vero che mi voleva l'Inter e che mi cercavano diverse squadre, ma di fronte all'organizzazione di un club con così tanta storia non si può dire di no. Il Milan ora non fa la Champions League, ma il nostro intento è proprio quello di tornare a quei livelli. Amorim è un allenatore che fa un calcio moderno e trasmette tanta grinta: ci chiede di fare bene le due fasi con la medesima applicazione. Ora siamo da Europa League per tanti fattori, la realtà è questa, ma gli obiettivi sono arrivare in Champions e possibilmente puntare allo scudetto. Al Milan ti chiedono di vincere sempre".
Sulle dinamiche di squadra, sul proprio ruolo in campo e sulla condizione fisica, Gila ha spiegato: "Fisicamente per fortuna sto bene. Se la difesa a quattro funziona? Vedremo, con il Lecce è andata bene ma occorre adattarsi alle varie squadre. A me comunque piace giocare più da terzino che non da centrale, posso dare il mio apporto alla fase offensiva, anche se ad oggi ho fatto due gol in centoventi partite con la Lazio. Vorrei stare in campo novanta minuti, ma non mi sento così determinante. Noi lavoriamo per i clean sheet. I miei modelli? Ho visto un grande Sergio Ramos quando ero ragazzino al Real, mentre al Milan ho apprezzato tanto Nesta, oltre a Costacurta e Maldini. Nello spogliatoio mi piace parlare perché mi toglie tensione e voglio dare grinta alla squadra, ma i veri leader sono Luka Modric, Maignan e Gabbia: quello che dicono loro è parola santa. Con i ragazzi ho un ottimo rapporto, mi hanno messo subito a mio agio. Con Camarda ho un legame speciale, lo vedo come un fratello piccolo e mi rispecchio in lui: è un gioiellino, ma deve maturare e va aspettato con fiducia".
Ripercorrendo gli anni della formazione in Spagna e la crescita sotto la guida di grandi maestri, il centrale rossonero ha condiviso aneddoti inediti: "Nella cantera del Madrid sono cresciuto molto. In Spagna ero nella primavera, entravo molto duro ed ero molto vivace, ho impiegato un po' ad assumere un atteggiamento maturo, forse per quello il Barcellona non mi ha mai chiamato. Con Ancelotti facevo... pena! Ora glielo ricordo e lui ride di quei tempi: è un Pallone d'Oro ma è molto umile. Al Real non ho giocato in campo con Modrić, l'ho fatto qui al Milan. Poi l'arrivo in Italia: con Sarri all'inizio è stata dura, mi ha lasciato anche fuori, ma poi mi ha insegnato tantissimo. Lui è molto tattico, totalmente diverso da Amorim. La Nazionale? La Spagna può fare a meno di me? Penso di sì visto che hanno vinto un Mondiale, ma io continuo a lavorare perché la chiamata è un obiettivo importante. Lamine Yamal può dare tanto e deve gestire un ruolo non facile, si diverte e non dà troppa importanza al suo ruolo: credo sarà il prossimo Pallone d'Oro".
In chiusura, un'analisi sulle rivali di campionato, sulle prospettive europee e sul rapporto con la proprietà e la memoria del club: "In campionato arrivare in Champions è fattibile. Davanti l'Inter è più forte, anche la Roma, e il Como sta facendo bene con Fàbregas, ci sono sette o otto squadre a lottare. In Europa League abbiamo il dovere morale di arrivare fino in fondo anche se non siamo partiti bene con il Benfica, ma credo che siamo nelle prime quattro a giocarcela. Una possibile finale? Dico Milan-Juve. Il proprietario Gerry Cardinale ci è molto vicino: fin dall'inizio mi ha scritto che voleva incontrarmi, crede molto in noi e ascolta tanto. Si è avvicinato con molto garbo e tranquillità, chiedendoci cosa serve per fare meglio. Infine Franco Baresi: sulla manica sinistra della maglia abbiamo un suo ricordo. Io ero in Spagna quando giocava, ma è stato veramente particolare vedere qui, quando è scomparso, la grande commozione e partecipazione di tutti. Vorrei avere dentro di me un pezzo di Franco".




