Un’esperienza, spiegano i relatori, che unisce due prodotti che rappresentano una forte espressione territoriale e che consente di mettere in luce i formaggi di malga, eccellenza che dobbiamo salvaguardare e cercare di non perdere, analizzando anche il valore del tempo sul loro sviluppo. Se solitamente i formaggi di malga vengono consumati freschi, infatti, la degustazione ha proposto produzioni provenienti da diversi territori e con diverse stagionature: una 2025, una 2024, due 2023 e una 2022, per un viaggio tra consistenze, sapidità e strutture diverse.
I Trentini di Malga, precisa Schmohl, devono seguire quattro regole: prodotti in malghe in provincia di Trento, con alimentazione prevalentemente da erba fresca al pascolo, a latte crudo e con sola aggiunta di sale, caglio e fermenti lattici autoctoni, e con una stagionatura minima di 12 mesi nel territorio provinciale.
Dopo una panoramica sul Trentodoc, Loguercio ha invece esplicitato le modalità per individuare l’abbinamento ideale, che può essere per concordanza o contrapposizione. E dunque si è cercato di rispondere alla persistenza con un vino altrettanto persistente, a sapidità con morbidezza, a grassezza con acidità, per raggiungere il miglior equilibrio e una perfetta pulizia in bocca.
Un momento di cultura di prodotto, che contribuisce a far conoscere le produzioni d’alpeggio, di cui la Provincia Autonoma di Trento – anche attraverso il Protocollo d’Intesa siglato con la Federazione Trentina della Cooperazione – promuove da tempo un consumo consapevole attraverso campagne informative specifiche in cui si evidenzia come siano non adatti e altamente sconsigliati per bambini sotto i 10 anni, anziani, donne in gravidanza e soggetti fragili o immunodepressi.
Il Trentodoc Festival è promosso dalla Provincia autonoma di Trento e organizzato da Istituto Trentodoc e Trentino Marketing, in collaborazione con Corriere della Sera.
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