Dalla cattedra al palcoscenico, passando per i social, per arrivare tra le bollicine del Trentodoc Festival. Filippo Caccamo, un umile giullare, come si è autodefinito, ha travolto il pubblico del Festival con la sua strepitosa comicità. Intervistato da Manuela Croci, vice caporedattrice della redazione eventi culturali e inserti speciali di Corriere della Sera, si è raccontato a 360 gradi. "La comicità mi ha salvato la vita - ha confessato Caccamo - perché mi prende il cervello e me lo porta nel mio mondo e di conseguenza mi fa affrontare molto meglio le piccole o grandi sfide della vita".
Il suo spettacolo "Vite Fuori di Tela, arte e artisti oltre gli schemi", con cui sta girando l'Italia, è già arrivato a 46 repliche, con oltre 40mila spettatori. Come si spiega questo successo? "Credo che il mio spettacolo sia, in fondo, il megafono di tante esperienze e situazioni scolastiche che insegnanti, genitori e studenti vivono. Spesso, a fine spettacolo, mi fermano degli insegnanti e mi confermano che le cose stanno come le racconto”.
Cosa cambierebbe nel mondo della scuola, chiede Manuela Croci. "Io ripartirei dalla figura del docente - dice Caccamo - una figura che andrebbe maggiormente tutelata, che ha attraversato varie riforme, ma che è rimasta con lo stesso stipendio e con gli stessi criteri di assunzione. Ripartirei da lì, farei veramente una riforma ad hoc per la figura del docente e soprattutto per quelli più giovani".
"Della scuola - confessa infine Caccamo - mi manca il rapporto con i ragazzi. Loro non hanno sovrastrutture, sono diretti. Mi manca la loro genuinità".
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