E l’ineluttabilità delle crisi è stata al centro dell’intervento di Arrigo Sadun. “Sono fenomeni – ha spiegato – endemici nelle società moderne, inevitabili, perché nei sistemi economico-finanziari di oggi si creano degli squilibri. A un certo punto questi squilibri trovano una miccia che fa esplodere il sistema: ad esempio l’avidità o l’assenza di fiducia. Il tema quindi non è se vi sarà un’altra crisi, ma in quale momento si manifesterà e con quali modalità. Due le principali polveriere, secondo Arrigo Sadun: un eventuale crollo delle Borse o un collasso del debito pubblico. Sullo sfondo, anche la possibile bolla dell’Intelligenza Artificiale, ma meno insidiosa perché, è stato detto, si è subito colta la concretezza dei risultati di questa tecnologia rispetto a quanto avvenne con le dot-com.
E guardando al passato? “Ciò che verrà dipende da quello che è stato”, ha affermato Giulio Tremonti parafrasando William Shakespeare e ripercorrendo la crisi del 2008, definita “la prima grande crisi della globalizzazione, arrivata di colpo e senza che ci fossero voci o indizi.” “E mentre la crisi del ‘29 – ha aggiunto Tremonti – venne superata introducendo i controlli e punendo i colpevoli, quella del 2008-2009 fu ‘superata’ premiando i colpevoli, non facendo regole nuove e non potenziando i sistemi di controllo.” “Oggi – ha affermato poi Tremonti – il mondo è ancora globale ma è finita l’utopia della globalizzazione.”
Le crisi finanziarie si possono solo subire quindi? Non proprio. Uno spicchio di cielo azzurro lo si è intravisto a fine incontro. “La situazione non è ingovernabile”, ha detto Arrigo Sadun. “Buone politiche dei governi possono fare la differenza”, ha aggiunto. Giulio Tremonti pone le proprie speranze altrove: “Ho fiducia nella ragione dei popoli per migliorare la situazione”, ha detto sul palco del Festival.




