Venerdì, 22 Maggio 2026 - 18:54 Comunicato 1493

Evitare le crisi è (quasi) impossibile

Le crisi finanziarie sono inevitabili. La domanda da porsi, quindi, non è “ci sarà una nuova crisi?”, ma “quando e come scoppierà?”. Non è stato un esercizio di ottimismo l’incontro intitolato “Whatever mistakes, cause e responsabilità della prossima crisi finanziaria”, svoltosi al Palazzo della Provincia nell’ambito del Festival dell’Economia di Trento. Il dibattito, moderato da Gianni Trovati de Il Sole 24 Ore, ha visto protagonisti Giulio Tremonti, presidente della Commissione Affari Esteri e Comunitari della Camera dei Deputati e Arrigo Sadun, Presidente di TLSG-International Advisors. Al centro della discussione le crisi finanziarie e le relative, possibili contromisure in uno scenario globale – è stato detto – strutturalmente vocato allo loro esplosione.
Whatever mistakes, cause e responsabilità della prossima crisi finanziaria Nella foto: Giulio Tremonti; Gianni Trovati; Arrigo Sadun [ Daniele Paternoster - Archivio Ufficio Stampa PAT]

E l’ineluttabilità delle crisi è stata al centro dell’intervento di Arrigo Sadun. “Sono fenomeni – ha spiegato – endemici nelle società moderne, inevitabili, perché nei sistemi economico-finanziari di oggi si creano degli squilibri. A un certo punto questi squilibri trovano una miccia che fa esplodere il sistema: ad esempio l’avidità o l’assenza di fiducia. Il tema quindi non è se vi sarà un’altra crisi, ma in quale momento si manifesterà e con quali modalità. Due le principali polveriere, secondo Arrigo Sadun: un eventuale crollo delle Borse o un collasso del debito pubblico. Sullo sfondo, anche la possibile bolla dell’Intelligenza Artificiale, ma meno insidiosa perché, è stato detto, si è subito colta la concretezza dei risultati di questa tecnologia rispetto a quanto avvenne con le dot-com.
E guardando al passato? “Ciò che verrà dipende da quello che è stato”, ha affermato Giulio Tremonti parafrasando William Shakespeare e ripercorrendo la crisi del 2008, definita “la prima grande crisi della globalizzazione, arrivata di colpo e senza che ci fossero voci o indizi.” “E mentre la crisi del ‘29 – ha aggiunto Tremonti – venne superata introducendo i controlli e punendo i colpevoli, quella del 2008-2009 fu ‘superata’ premiando i colpevoli, non facendo regole nuove e non potenziando i sistemi di controllo.” “Oggi – ha affermato poi Tremonti – il mondo è ancora globale ma è finita l’utopia della globalizzazione.”
Le crisi finanziarie si possono solo subire quindi? Non proprio. Uno spicchio di cielo azzurro lo si è intravisto a fine incontro. “La situazione non è ingovernabile”, ha detto Arrigo Sadun. “Buone politiche dei governi possono fare la differenza”, ha aggiunto. Giulio Tremonti pone le proprie speranze altrove: “Ho fiducia nella ragione dei popoli per migliorare la situazione”, ha detto sul palco del Festival.

(ac)


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