Venerdì, 02 Ottobre 2026 - 22:06 Comunicato 2897

Diario di un campione: la straordinaria carriera di Bernard Hinault

Talento, tenacia e tanta voglia di vincere. Così viene spesso raccontato Bernard Hinault, campionissimo bretone e ultimo dei grandissimi prima dell’avvento di Tadej Pogačar. E dialogando al Festival dello Sport di Trento con Pier Bergonzi e Davide Cassani, queste qualità sono riemerse attraverso il racconto dei tanti successi di una carriera che lo stesso Hinault ha voluto stoppare a soli trentadue anni, chiudendo da vincente.
Cinque Tour de France, tre Giro d'Italia e due Vuelta, oltre ai successi nelle classiche e al Mondiale: uno dei più grandi campioni della storia del ciclismo, protagonista tra la fine degli anni ‘70 e i primi anni '80. Una sintesi, questa, che non rende però merito a ciò che Hinault ha saputo fare, come anche Francesco Moser e Gianni Bugno hanno potuto testimoniare sul palco del Festival a fine incontro.
L'ultimo imperatore Nella foto: Bernard Hinault. [ Michele Lotti - Archivio Ufficio Stampa PAT]

Ma i pedali “le Blaireau”, “il Tasso”, come Hinault veniva chiamato quando correva, li ha anche saputi innovare. Il campione bretone è stato infatti il primo ad avere l’idea dei pedali a sgancio rapido, prendendo spunto dallo sci. Dall’85 in poi, nel giro di pochi anni, tutti adottarono quella soluzione. Ma le innovazioni di oggi, fra auricolari e ciclocomputer, non gli piacciono. “Avrei fatto fatica a correre in questi tempi con le nuove tecnologie”, ha spiegato.
La carriera è cominciata con una promessa alla mamma: “Ti porterò i fiori regalati al vincitore”. E così fu. Poi un successo dopo l’altro da protagonista di alcune fra le più memorabili imprese del ciclismo. Come nel 1980 alla Liegi-Bastogne-Liegi, quando con la neve partì a 80-90 km dall’arrivo e taglio il traguardo con dieci minuti di vantaggio.

“A metà corsa avevo deciso di abbandonare – ha raccontato Hinault – ma il mio allenatore mi disse di continuare. Per il freddo sofferto in quella corsa ho perso la sensibilità di due dita.” E poi il Mondiale vinto a a Sallanches, dove arrivarono al traguardo solo in quindici, senza dimenticare le imprese al Tour de France (ultimo francese a vincerlo), al Giro d’Italia e alla Vuelta.

Guardando al presente, “il ciclismo di oggi – ha detto Hinault – mi fa sognare da quando c’è Pogačar. È sicuramente uno dei più grandi di sempre, ma è difficile fare paragoni con i campioni del passato. Infine un accenno al Super Mondiale di ciclismo che si disputerà in Trentino nel 2031. “Un’idea geniale”, ha detto con entusiasmo Hinault.

(ac)


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