Ma i pedali “le Blaireau”, “il Tasso”, come Hinault veniva chiamato quando correva, li ha anche saputi innovare. Il campione bretone è stato infatti il primo ad avere l’idea dei pedali a sgancio rapido, prendendo spunto dallo sci. Dall’85 in poi, nel giro di pochi anni, tutti adottarono quella soluzione. Ma le innovazioni di oggi, fra auricolari e ciclocomputer, non gli piacciono. “Avrei fatto fatica a correre in questi tempi con le nuove tecnologie”, ha spiegato.
La carriera è cominciata con una promessa alla mamma: “Ti porterò i fiori regalati al vincitore”. E così fu. Poi un successo dopo l’altro da protagonista di alcune fra le più memorabili imprese del ciclismo. Come nel 1980 alla Liegi-Bastogne-Liegi, quando con la neve partì a 80-90 km dall’arrivo e taglio il traguardo con dieci minuti di vantaggio.
“A metà corsa avevo deciso di abbandonare – ha raccontato Hinault – ma il mio allenatore mi disse di continuare. Per il freddo sofferto in quella corsa ho perso la sensibilità di due dita.” E poi il Mondiale vinto a a Sallanches, dove arrivarono al traguardo solo in quindici, senza dimenticare le imprese al Tour de France (ultimo francese a vincerlo), al Giro d’Italia e alla Vuelta.
Guardando al presente, “il ciclismo di oggi – ha detto Hinault – mi fa sognare da quando c’è Pogačar. È sicuramente uno dei più grandi di sempre, ma è difficile fare paragoni con i campioni del passato. Infine un accenno al Super Mondiale di ciclismo che si disputerà in Trentino nel 2031. “Un’idea geniale”, ha detto con entusiasmo Hinault.




