Una panoramica geopolitica davvero esaustiva è stata fornita dall’agente diplomatico italiano Michele Valensise. Oggi se guardiamo alle economie industriali a confronto, rileviamo che non siamo in una situazione di guerra ma neppure di pace; in realtà, siamo di fronte a rivali strategici ed a potenze interdipendenti. Dati alla mano, possiamo individuare degli aspetti comuni alle tre economie: oltre la forza e la potenza, un aspetto condiviso e determinate, è la vulnerabilità. Partendo dalla Cina, è innegabile rilevare una certa fragilità interna. La Cina oggi, cresce meno del suo trend abituale, ha un problema di invecchiamento demografico di notevole portata e ciò comporta un inevitabile squilibrio nel sistema economico finanziario; ci sono inoltre, uno scarso ritorno degli investimenti ed un aumento del debito pubblico. Le conseguenze di tutto ciò, si riscontrano sul piano interno in termini di rigidità, di un controllo più stringente da parte del potere e forse anche un rischio di ulteriore nazionalismo.
Conseguenze che non si riversano solo interamente al paese ma si riversano a cascata anche in Europa. Basti pensare a minori opportunità per le imprese europee, una spinta delle esportazioni cinesi maggiore verso mercati come il nostro e una assertività maggiore del sistema cinese. Per quanto riguarda la vulnerabilità dell’America, oggi siamo di fronte ad un paese molto polarizzato al suo interno, alle prese con un’amministrazione le cui scelte, a volte non rispondono ad una logica prevedibile e sono frutto di scelte poco corrette. Aleggia una certa tensione in un campo polarizzato che non aiuta un interesse condiviso e mette in crisi alcune scelte di politica estera. Il tutto in un contesto di incertezza che circonda la presidenza di Trump. L’Unione Europea da parte sua, ha delle carte da giocare, se capace di proiettare il proprio interesse verso le “tre C”: la consapevolezza, ciò che siamo e possiamo essere in un mondo dove c’è spazio per una presenza europea; coesione, ciò che possiamo rivendicare in termini di promozione dei nostri interessi può esprimersi al meglio se la nostra voce è univoca nei confronti di Cina e Stati Uniti; coraggio, nell’immaginare una visione, un progetto che non deluda le opinioni pubbliche ma che le coinvolga in un processo di rinnovamento verso un progetto di pace, con un occhio di riguardo all’innovazione tecnologica e alla necessità di diversificare le nostre relazioni economiche e commerciali, come con India ed Indonesia.
Sulle criticità dei tre macro sistemi economici, si è soffermato anche il professor Fabrizio Onida. Per quanto riguarda gli USA, si può annoverare anche una debolezza sugli investimenti che comporta bassa propensione al risparmio e maggiore della crescita degli investimenti, con conseguente deficit commerciale con l’estero e deficit pubblico. La Cina soffre di eccesso di investimenti immobiliari e infrastrutture, tecnologia vulnerabile, invecchiamento demografico, debolezza nell’attrarre intelligenze e linfa culturale. Un focus indicativo è stato fornito sulle problematiche del mercato Germania, penalizzata da una dipendenza eccessiva dai settori manifatturieri tradizionali che crescono meno della media, sono più esposti alla concorrenza cinese e hanno costi di energia elevata, forte invecchiamento demografico, poco sviluppo delle grandi piattaforme digitali e il sotto investimento del capitale in infrastrutture. L’Unione Europea, si trova oggi ad una svolta, con un’importante possibilità di coesione.
Aspetto questo, sviluppato ed approfondito dal presidente di Astrid, Franco Bassanini, che ha spiegato come le figure di Trump e di Putin abbiano cambiano lo scenario europeo, con una prima importante conseguenza: il forte spostamento di una parte dell’opinione pubblica che invoca più Europa, che chiede più protezione sentendosi particolarmente minacciata. Una strada per una “più Europa” significa prima di tutto, un investimento convinto sulla difesa, settore trainante dell’innovazione, se si pensa che la difesa contemporanea ha un contenuto di alta tecnologia elevatissimo. In secondo luogo, è necessario affrontare un problema di investimenti nell’IA e nei settori dove occorre sviluppare l’autonomia europea, come ad esempio, l’energia.
Il professor Giovanni Tria ha focalizzato il suo intervento sul divario tecnologico e sugli altri fattori che influenzano gli squilibri tra le tre economie, in un quadro di situazioni competitive che arriva da lontano e che trova un momento di profondo cambiamento degli equilibri nella pandemia, dalla quale è partita un’ondata di protezionismo a specchio di una forte contraddizione: di fronte ad un processo tecnologico e ad obiettivi globali, i beni globali si raggiungono attraverso beni privati. Il mondo è cambiato, è cambiato il modo di produrre e si sono aperti nuovi mercati, che hanno spostato i pesi economici e generato un forte, radicale cambiamento destinato a segnare le leadership future.
E proprio su questo aspetto, hanno completato il panel, gli interventi del professor Zhiyi He sui fattori che vanno a determinare e ad impattare sulle dinamiche interne dei sistemi economici ed un importante punto di vista del mondo industriale, offerto dalla voce di Simone Masè AD di Bat Italia.




