Giovedì, 21 Maggio 2026 - 17:27 Comunicato 1437

Cina: fanalino di coda, traino o “best partner” per la transizione ecologica?

È una Cina lontana dall’immaginario fumoso e inquinato, una Cina che ha poco da invidiare all’Europa in materia di transizione ecologica, quella che emerge dall’incontro con i professori Giovanni Tria, Marco Magnani, Luigi Paganetto, e Jie Xu e Zhen Yang (Dipartimento di Economia della Scuola del Partito del Comitato Centrale del PCC). Dopo un percorso durato decenni, il nuovo piano quinquennale cinese, approvato lo scorso marzo, apre uno scenario di accelerazione green che mette il Paese d’Oriente al passo dei più evoluti Paesi UE. O addirittura un passo più avanti. “E se il primo importatore al mondo di petrolio finisse per uscire dal mercato globale, cosa ne sarà del mercato globale stesso?” - afferma provocatoriamente Tria dal palco del Festival dell’Economia di Trento. “E se, di conseguenza, l’unico scenario possibile per il mantenimento della competitività europea fosse cercare nuovi accordi?” - rincara Magnani.
Le strategie della Cina per la transizione energetica e la green economy Nella foto: Rita Fatiguso; Giovanni Tria ; Jie Xu Party; Zhen Yang Party; Luigi Paganetto; Marco Magnani [ Alessandro Holneider - Archivio Ufficio Stampa PAT]

Da quattro piani quinquennali (il periodo di pianificazione cinese) a questa parte, la Cina ha, via via, introdotto sempre di più la questione ecologica nel suo assetto economico. A spiegarlo è il professor Zhen Yang, docente presso il Dipartimento di Economia della Scuola del Partito del Comitato Centrale del PCC che delinea in particolare alcune tappe fondamentali del processo: “Il dodicesimo quinquennio ha stabilito dei kpi di abbattimento di consumo specifico pari al 20%; il tredicesimo ha introdotto per la prima volta il concetto di “sviluppo concordato”, imponendo a chi inquina l’onere di pagare per l’inquinamento prodotto; il quindicesimo (l’attuale) ha definito ufficialmente lo sviluppo della green economy, con 18 progetti mirati”.

In questo processo, ha chiarito la collega Jie Xu “la transizione energetica, che portiamo avanti dal 2013, è fondamentale. Per attuarla, un sistema che si sta rivelando efficace è lo stanziamento di fondi alle imprese, affinché contribuiscano all’innovazione green. Oggi, le aziende più profittevoli sono quindi quelle con maggiore capacità innovativa”. E qui sta la chiave di lettura dell’intera transizione cinese: come spiega il già Ministro dell’Economia e delle Finanze nel Governo Conte I, Tria, “per loro la transizione green è la transizione dell’economia nel suo complesso. Lo scopo quindi non è produrre energia in modo nuovo, attraverso le rinnovabili, ma produrre in modo diverso, cose diverse, e consumare in modo diverso.

È una trasformazione di tutto il capitale fisico di una nazione, che coinvolge anche, per esempio, lo spostamento fisico delle imprese, dalle zone ad alta produzione di carbone verso nuove aree”. Ancora, ha chiarito ancora Luigi Paganetto, presidente onorario Fondazione Tor Vergata, “la Cina sta facendo una rivoluzione dal punto di vista dell’approccio all’energia, attraverso l’elettrificazione dei consumi. Ciò significa che la fonte di produzione può essere fossile, ma il consumo è elettrico, e in questo modo si esercita un’azione traino su tutta l’economia. Oggi, il tasso di elettrificazione cinese è pari al 30% del totale, mentre in Europa e Usa solo al 20%”. Di fronte a questa Cina che corre veloce e che, come ha affermato Marco Magnani (LUISS Guido Carli e Università Cattolica) “è un Paese ad altissimo tasso di innovazione tecnologica, con un’overcapacity di produzione in alcuni ambiti, come ad esempio per i pannelli solari, pari al 90%, all’Europa”, allora, forse, non resta che la speranza di una partnership per non soccombere nel mercato.

(kd)


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