A soli 4 anni si trasferisce in Australia con i genitori. Lì trascorre l’infanzia e il cricket è il suo primo sport. A 14 anni torna in Italia, a Prato, dove lo aspettava il nonno Giorgio: “Non conoscevo niente del calcio italiano – ha ricordato Vieri – ma sapevo che volevo giocare in Serie A e nella nazionale italiana. Il nonno è stato il primo a credere in me tanto da promettermi 5mila lire per ogni gol segnato. Nella prima partita ho segnato 4 reti, nella seconda tre e il nonno ha ridotto il premio a sole mille lire”.
Il destino in seguito lo porta a Madrid: “Un’esperienza incredibile.
Mi chiamavano “El muto” perché nelle prime tre partite ho sbagliato molti gol, i giornalisti mi massacravano e io stavo zitto”. La sua carriera è quindi proseguita alla Lazio (“la squadra più divertente in cui ho giocato, con un allenatore delizioso come Eriksson”) dove ha conteso lo scudetto al Milan di Zaccheroni fino all’ultima giornata e nel 1999 ha vinto l’ultima edizione della Coppa delle Coppe e quindi all’Inter dove ha incontrato Ronaldo. “Ricordo che sentivo la pressione di dover segnare immediatamente già nella prima partita – ha rivelato – altrimenti mi sarebbero piovute addosso numerose critiche”. Ne segnerà addirittura tre, ma la sua esperienza è inevitabilmente legata all’infortunio di Ronaldo e alla ferita del campionato perso nel famoso 5 maggio.
Non manca un passaggio con la nazionale e la sfortunata esperienza ai Mondiali nonostante il prezioso contributo sottoporta. Segna 5 gol in Francia nel 1998, 4 in Corea del Sud nel 2002 e salta per infortunio il mondiale tedesco del 2006: “Tutti pensano subito a Byron Moreno – ha concluso Vieri – ma non voglio parlare. Riguardando le immagini, posso dire che c’è stato un cattivo arbitraggio, ma noi eravamo una grande squadra, abbiamo avuto diverse occasioni da gol, una delle quali l’ho fallita io. Avremmo dovuto fare molto di più”.




