Venerdì, 02 Ottobre 2026 - 22:28 Comunicato 2898

Cecchinato, la scalata continua: “Voglio rientrare nei primi 100 del ranking”

Il glorioso arrivo in semifinale al Roland Garros del 2018, gli anni difficili, il rifiuto di appendere la racchetta da tennis al chiodo e la voglia di rimettersi in gioco: Marco Cecchinato si è raccontato a cuore aperto al Festival dello Sport di Trento, in dialogo con G.B. Olivero. Il tennista palermitano ha ripercorso la scalata che lo ha portato fino al numero 16 del mondo, sottolineando il ruolo decisivo, sul piano tecnico e umano, degli allenatori e dei preparatori che lo hanno accompagnato. Al centro del racconto anche la famiglia, punto di riferimento nei momenti più difficili. Oggi, tornato intorno alla 160ª posizione, ha un obiettivo preciso: ritrovare se stesso in campo e provare a rientrare nei primi 100.
Pazzo di tennis Nella foto: Marco Cecchinato [ Daniele Paternoster PATERNOSTER Daniele]

C’è un’immagine che ancora oggi racconta la carriera del tennista italiano Marco Cecchinato: quel passante nel tie-break del terzo set contro Novak Djokovic, sul Philippe-Chatrier di Parigi, davanti a un pubblico tutto dalla parte del serbo. 
Era il 2018 e Marco Cecchinato, allora 25enne, stava vivendo al Roland Garros una settimana memorabile. Dopo aver battuto Djokovic nei quarti di finale, il palermitano si sarebbe guadagnato per la prima volta una semifinale Slam. “Uno dei momenti più importanti della mia carriera”, ha ricordato al pubblico del Palazzo della Regione, nella cornice del Festival dello Sport di Trento.
In dialogo con G.B. Olivero, Cecchinato ha ripercorso una cavalcata che, secondo lui, ha dato fiducia anche a tanti giovani italiani, mostrando che arrivare così in alto era possibile.

Per arrivare fin lì, però, sono serviti anni di sacrifici.
Da bambino, a Palermo, aveva imparato dai genitori una parola fondamentale: “divertimento”. Poi, ancora giovanissimo, aveva lasciato la famiglia per allenarsi a Caldaro con Massimo Sartori, rinunciando ad amici, calcetto e serate. 
La crescita è passata anche da Umberto Ferrara, oggi preparatore atletico di Jannik Sinner. “Ferrara? Un papà. Sette anni insieme, una delle persone più importanti della mia vita”, ha raccontato Cecchinato, ricordando anche il peso decisivo del suo lavoro sulla preparazione fisica. E poi Simone Vagnozzi, oggi allenatore di Sinner, con cui Marco ha condiviso tre titoli ATP e la cavalcata del Roland Garros, fondamentale anche per la sua crescita tecnica e tattica.

A raccontare il legame con Cecchinato sono stati questi stessi protagonisti della sua carriera, attraverso una carrellata di video-messaggi che hanno commosso l’atleta e la platea. A sorpresa, poi, la moglie Gaia, stretta nell’inquadratura insieme ai tre figli della coppia, ha portato il lato più personale della storia del campione.
Cecchinato si è descritto più calmo e dolce, in famiglia, lontano dal campo. In partita? “Ho rotto molte racchette. Sono un po’ pazzerello, un po’ fumantino”, ha spiegato, candido, prima di dedicare qualche minuto della conversazione a quello che secondo lui è “il punto più bello”: la palla corta, il colpo per cui è ricordato. Uno dei tanti simboli di un tennis più tecnico e tattico: oggi è più potente e fisico.
Ed è anche in questo tennis così diverso che Cecchinato sta cercando di ritrovare il suo spazio, dopo anni difficili.

Infatti, dopo essere stato il numero 16 del mondo, è arrivata la discesa. Tra sconfitte e perdita di fiducia, Cecchinato è precipitato fino al numero 430 e nel 2024 aveva pensato seriamente di smettere: “Non volevo più giocare a tennis”. Poi è scattato qualcosa e la voglia di rimettersi in gioco ha prevalso.
Oggi è intorno al numero 160 e può tornare a giocarsi le qualificazioni degli Slam. “Magari non riuscirò nel mio obiettivo di rientrare nei primi 100, è difficile con il livello che c’è oggi, ma in realtà la cosa più importante è ritrovare me stesso, come ragazzo e come tennista”. 

(ss)


Immagini