Bruno Vespa sollecitato dalle domande di Fabio Tamburini ha ripercorso molta storia della politica italiana, passando da toni amarcord, alle gag degli aneddoti, alle considerazioni sagge ricavate dagli incontri di politici che hanno segnato la storia del Paese a partire dal 1962, anno in cui Vespa approdò in, RAI.
Purtroppo ho perso Degasperi, esordisce Vespa, ma si sono rifatto subito dopo con Gonella e Spataro. Persone miti che avevano una bella storia dietro le spalle. Ricordo l'intelligenza acuta e tagliente come una lama di Fanfani. Era un grande progressista, da ministro del lavoro si impossessò del Piano casa. Era l'unico democristiano favorevole alla trattativa per liberare Aldo Moro. Un aneddoto: Fanfani fu costretto a fare il referendum sul divorzio da Paolo VI. E poi proprio nel 1976 come non ricordare l'amicizia nata con Giorgio Forattini che disegnò la famosa bottiglia di champagne con tappo la sagoma di Fanfani, per la riforma della RAI. Di Moro ricordo la personalità di grande fascino ma era inafferrabile, quasi immateriale, sembrava una persona irreale quasi spirituale. Quando lo rapirono partirono i drammatici 55 giorni vissuti 24 ore al giorno, perchè come giornalista ero sempre reperibile. Mai la moglie di Moro accettò di andare in televisione perché avrebbe creato il panico. L'annuncio della morte di Moro è stata la più grossa sconfitta dello Stato. I terroristi sono nati tra Reggio Emilia e Trento. Curcio e Sofri, due cattivi maestri, si sono conosciuti a Porta a Porta. L'incontro era un pezzo di storia del terrorismo italiano.
Ricordo anche l'amicizia con Giulio Andreotti, grande nemico di Fanfani, ma di tutti in fondo. Lui era diverso da tutti: aveva una capacità comunicativa singolare. Il libro "Da Mussolini a Berlusconi" l'ho scritto con lui. Dopo la strage di Capaci Andreotti dovette dimettersi quando invece poteva esser Presidente della Repubblica. De Mita lo ricordo per la sua intelligenza forte, ma incomprensibile per al mondo economico.
Ricordo anche la vecchia generazione del PCI: ero affascinato da Berlinguer. Lui aveva un controllo assoluto della lingua italiana, tuttavia mi disse una volta: "Non vado in diretta perchè non mi gioco la carriera per una battuta sbagliata". Oggi nessuno riesce a parlare di politica in Tv come loro. Berlinguer teneva un libro di Lenin sulla scrivania ma aprì all'eurocomunismo, fu il primo a d avere un'idea dell'Europa e per questo lo ritengo il padre di Napolitano. Tutta la classe politica di allora era molto preparata: c'erano le scuole di politica, non era gente che si improvvisava.
Ugo La Malfa impedì la nascita della televisione a colori. Per lui non ce la potevamo permettere. Con Spadolini ci davamo del tu o del lei a seconda del suo umore. Mangiava da solo giganteschi piatti di spaghetti davanti alla televisione. Poi con Craxi all'inizio ebbi un pessimo rapporto. Ero direttore del TG1 e lui aveva il controllo sul TG2 e mi attaccava. Da direttore diedi per primo la notizia del suo avviso di garanzia per la storia di Mario Chiesa. Lo chiamai prima per dirglielo, mi disse "l'Ansa non la darà" ma io la diedi lo stesso. Poi nacque una stima reciproca. Quando la Camera negò l'autorizzazione a procedere lo intervistai nei sotterranei del Hotel Rafael e per la prima volta parlò di soldi. Fu la prima di una serie di interviste da latitante. Alcuni dei suoi fiduciari sapevano che aveva un patrimonio nascosto, ma i fondi non si sono visti. Probabilmente alcuni di loro li hanno usati, e si è saputo dopo la sua morte.
Le più grandi sconfitte: nel 1974 Fanfani perde il referendum sul divorzio, poi Prodi nel 2013 perde il Quirinale per un tradimento feroce, e infine Meloni con il referendum sulla giustizia.
Le vittorie: Berlusconi nel 1984, la scelta coraggiosa di Occhetto alla Bolognina di sciogliere il PCI.
Tuttavia nessuno ha preso bene la sconfitta, ma chi ha gestito la sconfitta con maggior stile è stato Berlusconi: dal 2001 ha attraversato il deserto fino al 2006 e ci riuscì, ma nel 2008 perse la testa. Da Fanfani in poi i politici italiani sono caduti per un eccesso di sicurezza. Il potere acceca i potenti. Di Prodi si diceva "Gronda bontà da tutti gli artigli". Craxi aveva sottovalutato i soldi, Berlusconi le donne, Andreotti l'amicizia con Lima. Oggi farei un corso di laurea su Renzi. Chi è, chi è stato, chi sarà. Sarebbe in assoluto il numero uno, ma non sai dove va a parare. Come ci si può fidare?
Resistere, fortificare e vincere: Borrelli ne è un esempio. La massima di Enrico Cuccia: "Chi ha il denaro ha vinto" rimane valida anche oggi. Lui era un uomo geniale. Medio Banca ha governato pur non avendo i titoli per governare era un luogo di potere che sfuggiva a tutti gli altri luoghi di potere.
Un consiglio ai vincenti: tenete i piedi per terra coma ha fatto Giorgia Meloni.




