E se a Treviso Bargnani si trovò bene, l’impatto con Toronto non fu da meno. “Fu fantastico e facilissimo, lì c’è una grande comunità di italiani. Assieme a Roma, Toronto la chiamo casa, un pezzo di cuore.” In Canada arrivò dopo essere stato nominato miglior giovane dell’Eurolega. Poi il passaggio ai New York Knicks e quindi ai Brooklyn Nets, prima di tornare in Europa nel 2016. In totale, i numeri parlano di 550 partite in regular season giocate in NBA, oltre a 11 nei playoff.
Un altro basket, quello del Nordamerica. Atleti dal fisico statuario, più libertà per i giocatori e una gestione economica del settore molto più attenta alla sostenibilità. “Dal modello NBA in Europa possiamo imparare molte cose – ha spiegato Bargnani – ma qui abbiamo nei palazzetti più passione ed energia. Quindi teniamoci i nostri valori, ma proviamo a importare la sostenibilità economica.”
Tanti i momenti ripercorsi al Festival di una grande carriera in parte penalizzata dagli infortuni: dallo scudetto con la Benetton Treviso ai 41 punti siglati al Madison Square Garden. Rimpianti? “Ho fatto molto più di quanto potessi sognare. Avrei voluto, però, fare l’All-Star Game.”
Dopo il basket, l’attività di imprenditore e l’impegno con la Lega Basket Serie A. “Ci sono tante potenzialità”, ha detto Bargnani. “Il basket non ha il risalto che merita considerando i tanti appassionati di questo sport. I media oggi sono stakeholder fondamentali.”
In chiusura di incontro, la sorpresa di Danilo Gallinari, salito sul palco del Festival per salutare l’amico Bargnani e ricordare i momenti vissuti insieme. “Abbiamo trascorso molte serate con equilibrio”, ha detto Gallinari. “Le serate in cui abbiamo esagerato invece non le ricordiamo.”




