Fin dagli anni Cinquanta le ricerche in campo clinico hanno confermato che l'assenza dei genitori genera sofferenza profonda e il silenzio di un bambino sotto stress non equivale a serenità, quanto piuttosto alla rinuncia a chiedere aiuto. "Quando gli adulti di riferimento vanno in corto circuito emotivo, il minore entra in una reazione di 'congelamento', una fase di arresto di fronte al pericolo" ha evidenziato.
L'assenza di ricordi affioranti nei primi anni di vita non cancella l'esperienza. "Esiste una memoria implicita che funziona come un imprinting permanente. Chi esce da un incendio porta con sé una somma di stimoli sensoriali che devono trovare un contrappeso immediato nell'abbraccio e nella presenza di una persona affidabile, creando la base per un ricordo sicuro spendibile nell'età adulta" ha rimarcato la psicoterapeuta. La capacità di accudire nasce dall'essere stati protetti a propria volta, una dinamica che appartiene anche a chi opera nei soccorsi e che sollecita, dopo interventi complessi, specifici momenti di debriefing per gli operatori della Protezione civile.
"La gestione del lutto richiede tempi adeguati. Un bambino tende a dissociarsi dall'evento doloroso, mettendolo da parte per rielaborarlo quando avrà costruito le difese necessarie. La perdita non deve diventare un tabù e l'eventuale riaffiorare di crisi di aggressività va letto come un segnale di elaborazione in corso" ha proseguito Colucci, richiamando l'impegno svolto nelle scuole per supportare i docenti nell'accompagnamento degli alunni.
"Fare come nulla fosse rivela una mancanza di coraggio che i più giovani non sopportano. Le parole vanno scelte con cura, preferendo formule misurate come 'senza vita' a termini troppo crudi, senza mai alterare la verità dei fatti, che spesso i bambini già conoscono e riescono a esprimere con sorprendente candore" ha spiegato Colucci, concludendo che "il vissuto deve diventare un ricordo narrabile e quindi superabile, offrendo una disponibilità costante nel rispetto dei tempi individuali, dove il gioco e il disegno restano i canali privilegiati per far emergere la loro dimensione interiore".
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Ecco i prossimi appuntamenti promossi dagli Psicologi per i popoli del Trentino.
Mercoledì 14 ottobre, ore 15 – con MariaPia Amistadi e Teresa Dal Rì
Trento, presso Sala Belli del palazzo della Provincia in piazza Dante 15
“La comunicazione in emergenza” - Nei contesti emergenziali la comunicazione deve essere il più possibile chiara e veloce, a tutti i livelli di intervento. Comunicare efficacemente significa conoscere e riconoscere i diversi “registri” comunicativi. Questo vale sia nel coordinamento tra enti centrali, sia per gli interventi operativi sul campo. A tal proposito, è fondamentale ricordare che la comunicazione non è solo verbale, ma anche paraverbale e non verbale, e in emergenza questi canali incidono fortemente su fiducia, sicurezza e comprensione.
Giovedì 15 ottobre, ore 16 – con Elisabeth Weger
Trento, presso Sala Belli del palazzo della Provincia in piazza Dante 15
“Comprendere per fare insieme, prima e durante l’emergenza” - Preparare la comunità e supportare i soccorritori di Protezione civile alla gestione delle situazioni emergenziali in presenza di soggetti fragili e vulnerabili – persone con disabilità motorie, sensoriali, cognitive, ecc. – significa conciliare la necessaria rapidità richiesta in contesti critici con approcci mirati e compatibili, anche di tipo comunicativo, che facilitino e permettano la comprensione da parte delle persone fragili di quanto sta accadendo e la necessaria collaborazione. Il tutto alla luce delle indicazioni normative che sollecitano anche in emergenza un approccio inclusivo per coloro che sono portatori di specifiche necessità.
Venerdì 16 ottobre, ore 18 – con Diego Coelli
Trento, presso Sala Belli del palazzo della Provincia in piazza Dante 15
“Come reagisce l’essere umano alle situazioni di emergenza” - La mente umana quando si trova in una situazione di emergenza, ossia nella quale accade qualcosa a cui l’individuo non riesce a far fronte con le sue risorse psicofisiche, reagisce secondo modalità di vario tipo che verranno descritte nel corso del seminario. Il nostro cervello davanti al pericolo attiva meccanismi di difesa/protezione specifici, che è bene conoscere perché sono reazioni normali in condizioni anormali.
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