Venerdì, 18 Novembre 2016 Comunicato 2459

Inaugurato l'anno accademico dell'Ateneo trentino
Università e biblioteche trasformano le città in luoghi di civiltà

Due ospiti d’eccezione questo pomeriggio a Trento per l’inaugurazione dell’anno accademico 2016/17 dell’Università di Trento, il 55° dalla nascita dell’Ateneo. Oltre alla presenza annunciata dell’architetto e senatore Renzo Piano, che ha tenuto la prolusione, alla cerimonia è intervenuto anche il presidente della Corte costituzionale Paolo Grossi, già in Ateneo per un convegno scientifico. "Sono un professore universitario prestato per nove anni alla Corte costituzionale – ha esordito il presidente Grossi nel suo breve indirizzo di saluto. Sono onorato della carica che ricopro ma gli anni da professore mi hanno profondamente segnato. Sono orgoglioso di essere un professore universitario, perché i professori sanno viaggiare su un doppio binario: quello della ricerca e quello della formazione dei giovani. Con grande zelo, attenzione, passione, svolgono il loro lavoro. Un’università che voglia essere autentica deve occuparsi della formazione degli studenti, per dotarli di un’autonomia critica. Ma deve anche fare ricerca. Trento è un’università giovane ma ha saputo conquistarsi un grande e meritato prestigio Trento si colloca senz’altro in questi binari".

Dopo l’ingresso del corteo accademico sulle note del "Gaudeamus igitur", l’inno degli universitari eseguito dalla nuova corale dell’Università, ha preso la parola il rettore dell’Università di Trento, Paolo Collini: «Siamo consapevoli di quale strada dovremmo percorrere; siamo preoccupati per le difficoltà determinate dalle condizioni esterne e interne; sentiamo la responsabilità verso un territorio che ci ha dato molto, un Paese che ha un grande bisogno di un salto di qualità e una comunità di giovani che ha scommesso sulla nostra università. Sono altresì convinto che sapremo trovare la forza per fare fino in fondo la nostra parte». Nel suo intervento ha ricordato come oggi, in una situazione di generale contrazione delle risorse, la sfida sia «non quella di definire obiettivi, ma quella di trovare in queste condizioni la capacità di realizzarli, guidati da quattro principi: la disponibilità al cambiamento per aprirsi verso ciò che è nuovo; la selettività per mettere a confronto la validità di ciò che facciamo con quello che potremmo fare; la flessibilità come capacità di adattarsi all’evoluzione delle situazioni; l’attenzione al tempo, come risorsa più preziosa che abbiamo».
«Infine il mio pensiero – ha concluso Collini – va ai nostri studenti e ai giovani che iniziano un percorso di ricerca nella nostra università, perché sento una grande responsabilità nei loro confronti. Loro hanno scelto la nostra università come luogo dove investire anni importantissimi della loro vita e noi dobbiamo sentire l’obbligo di far sì che questo investimento li ripaghi nel modo migliore».
«Come architetto – ha detto Renzo Piano nella sua prolusione – ho sempre amato costruire i luoghi per le genti. Le università sono luoghi di eccellenza per l’incontro delle persone. Università e biblioteche trasformano le città in luoghi di civiltà. Quella di Trento sarà una piccola biblioteca, ma anche grande, perché le tecnologie permettono di connetterla con il mondo. Un luogo straordinario di connessione con gli altri, per stare assieme e condividere valori. Non in una scatola, ma in un luogo ricco di magia, di bellezza. Non solo quella estetica, ma la bellezza della cultura, della conoscenza, dell’antichità dei libri, dello spirito. Perché capire – come qualcuno ha detto – è un godimento straordinario». E poi, in riferimento alla bottega da lui creata per accogliere e formare i giovani architetti: «C’è un età in cui in cui ci si forma, in cui si costruisce e in cui si insegna a costruire. Insegnare è un gesto di generosità: si dà ma si riceve anche tanto. Perché negli studenti risiede quella verità, quell’innocenza che tanti non sanno dare più. Insegnare è prendere da loro e dare loro, in un processo. Oggi sono qui per celebrare il fatto che assieme abbiamo costruito una Biblioteca».
«L'Università è la fabbrica del futuro – ha affermato il presidente del Consiglio di amministrazione dell’Ateneo Innocenzo Cipolletta – perché prepara la classe dirigente di domani con la formazione degli studenti e la tecnologia che verrà grazie alle ricerche avviate. Per questo l'Università deve essere aperta alla comunità per saper raccontare il futuro anche al fine di ridurre le troppe paure che in questi tempi stanno paralizzando il mondo e terrorizzando la gente che reagisce facendo emergere egoismi e protezionismi che nella storia mondiale hanno portato sempre a eventi drammatici».
Il direttore generale dell’Università, Alex Pellacani, ha auspicato una cultura organizzativa, improntata alla fiducia reciproca, alla responsabilizzazione e alla valorizzazione dell’impegno e delle competenze, al senso di appartenenza alla comunità, al supporto solidale a colleghi che devono affrontare situazioni di difficoltà. Ha fatto il punto sulle infrastrutture: «Pressoché chiusa la stagione dell’edificazione, passiamo ora a quella del “mantenimento”, della “cura e manutenzione”». Quindi si è soffermato sulla dimensione sportiva: «Lo sport può diventare un vantaggio competitivo e di grande attrattività anche per il nostro ateneo sfruttando la cornice della recente legge provinciale sullo sport». Infine Pellacani ha portato l'attenzione sulla qualità e sui criteri di valutazione ricordando una prossima visita degli esperti dell'Agenzia nazionale di valutazione (Anvur) che coinvolgerà l'Università a inizio 2018. «Prepariamoci a questo percorso, noi tutti, nelle diverse componenti dell’Ateneo facendone un’occasione di riflessione, per testimoniare l’impegno di ognuno e per dare spazio alla creatività».
Quindi la parola è passata al presidente del Consiglio degli studenti, Lorenzo Varponi: «Il nostro Paese e la Provincia autonoma di Trento investano sull’Università come unico vero fattore di mobilità sociale e di sviluppo: misure di diritto allo studio consistenti e alti livelli di qualità della didattica e della ricerca devono essere alla pari nella scala delle priorità». Varponi ha poi ricordato: «In questi anni abbiamo saputo dimostrare che la rappresentanza studentesca sa essere un interlocutore tenace e preparato, cui deve essere sempre riconosciuto un ruolo attivo nel determinare le scelte delle istituzioni e degli organi accademici».

(fm)


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