Sabato, 01 Giugno 2019 - 12:08 Comunicato 1275

Un populismo che cambia da paese a paese, i casi di Stati Uniti, Regno Unito e Germania

Una riflessione basata sulla comparazione dei fattori economici, culturali e politici che contribuiscono a spiegare le radici e il successo dei populisti nei vari paesi è stata presentata da Thomas Ferguson, Thiemo Fetzer e Robert Gold rispettivamente negli Stati Uniti, Regno Unito e Germania.
Secondo Thomas Ferguson c’è una forte relazione tra quanti fondi si incassano e i voti che si ricevono. E’ noto che negli Stati Uniti le campagne elettorali si incardinino su temi come l’identità e la razza, ma è innegabile che siano fondamentali anche gli aspetti economici. Il professor Thiemo Fetzer ha spiegato come l’austerità, interagendo con i trend economici che sono stati alla base di questo processo, abbia influito sulla Brexit. Molto probabilmente, senza austerità avrebbero vinto coloro che volevano rimanere.
Robert Gold ha presentato il caso della Germania, illustrando come le radici del populismo siano da ricercare in ambito economico con un rapporto di causa effetto tra il voto populista e crisi economica e quindi come la globalizzazione abbia portato effetti alle urne da zona a zona del paese.

Moderati da Antonella Stirati, Thomas Ferguson, Thiemo Fetzer, Robert Gold si sono confrontati sulla natura del populismo rispettivamente negli Stati Uniti, Regno Unito e Germania. La riflessione si è basata sulla comparazione dei fattori economici, culturali e politici che contribuiscono a spiegare le radici e il successo dei populisti nei vari paesi. 
Il nocciolo della relazione del professor Thomas Ferguson potrebbe essere in questa affermazione: c’è una forte relazione tra quanti fondi si incassano e i voti che si ricevono. Ferguson ha presentato la situazione degli Stati Uniti facendo riferimento alla presenza di diverse tipologie di populismo che sono proprie di zona in zona del paese, un populismo di destra e di sinistra e un populismo dall’alto e uno dal basso. Populismo che viene ispirato sostanzialmente dai seguenti quesiti rispetto a chi governa o viene chiamato a governare: chi paga, da dove vengono questi soldi e perché i cittadini hanno interesse a dare un contributo? Negli Stati Uniti prevale un populismo dall’alto mentre in Europa è diffuso il populismo dal basso. E’ noto che negli Stati Uniti le campagne elettorali si incardinino su temi come l’identità e la razza, ma è innegabile che siano fondamentali anche gli aspetti economici. Ferguson non si è detto troppo ottimista rispetto ad una avanzata continua e duratura del populismo: le persone non subiscono, reagiscono e vogliono cambiare le prospettive.

Il professor Thiemo Fetzer ha portato il suo contributo per quanto riguarda il Regno Unito e nello specifico, come l’austerità, interagendo con i trend economici che sono stati alla base di questo processo, abbia influito sulla Brexit. "Nel 2017 - ha spiegato Fetzer -  si è cercato di analizzare quegli elementi che potevano spiegare la Brexit. Sicuramente fattori come l’immigrazione, l’integrazione o il tasso di istruzione hanno contribuito a tale analisi, ma è stato davvero difficile dare spiegazioni certe a questo processo. Analizzando invece la pressione pre-referendum, è emerso il trend di una ondata di populismo che si è concentrata su una campagna anti immigrazione e anti integrazione. Inoltre, andando a studiare l’evoluzione della spesa governativa dal 2000, su voci di spesa come istruzione e welfare, si è notata una diminuzione notevole a causa dell’inflazione e della crescita della popolazione, mentre è aumentata in modo continuo la spesa per le pensioni. Questo prova quanto l’austerità abbia avuto un ruolo determinante nella Brexit e molto probabilmente, senza austerità - ha affermato il professore - avrebbero vinto chi voleva rimanere. Il populismo - ha concluso Thiemo Fetzer - è un processo con alti e bassi, ma è una sfida. Dobbiamo essere pronti a dare delle risposte concrete e in tempo".

Robert Gold ha presentato il caso della Germania, illustrando come le radici del populismo siano da ricercare in ambito economico con un rapporto di causa effetto tra il voto populista e crisi economica e quindi come la globalizzazione abbia portato effetti alle urne da zona a zona del paese. Il professore si è concentrato sul populismo di destra, ritenuto più interessante dal punto di vista di un'analisi, rispetto a quello di sinistra, che comunque esiste. Inoltre il populismo di destra in Germania presenta più attinenze con quello di altri paesi. "Sicuramente il caso Germania - ha spiegato Gold - è un caso particolare, dove il populismo di destra ha tardato ad affermarsi rispetto ad altri paesi. Nel 2013, Alternativa per la Germania ha preso piede nel panorama partitico tedesco e dal 2017 sono presenti nelle sedi politiche. In ritardo rispetto a processi di populismo iniziati ben prima. Questo ha due ragioni - ha spiegato Robert Gold - una di tipo storico, secondo cui in Germania dopo il Nazismo, prevaleva una sorta di soglia psicologica, per cui si riteneva che non ci fosse un partito più a destra del centro destra e quindi risultava inaccettabile a livello sociale, impensabile, votare "più a destra". C’è poi una ragione ragione economica. Differentemente da altri paesi del mondo, l’economia tedesca non è stata così colpita dalla crisi, anzi, ha continuato a beneficiare del commercio internazionale, vista la sua natura economica incentrata sulle esportazioni. La conseguenza di questo è stata che il populismo si è affacciato più tardi in Germania che negli altri paesi. Se poi si analizzano le singole regioni del paese tedesco, si può notare come percentuali maggiori di sostegno del populismo di estrema destra siano connesse a fattori economici. I partiti di estrema destra infatti, hanno preso piede in regioni impattate più di altre dalla crisi, mentre le regioni che beneficiano di esportazioni commerciali o che hanno beneficiato della globalizzazione sono quelle che non sono intaccate dal populismo". 

(ds)


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